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La scomparsa di Renzo Maganetti
di Alberto Frizziero

 
                                     Grande partecipazione alle esequie

Ci deve essere qualcosa che bolle in pentola al Pirellone, mi diceva un giorno un amico. Lo aveva dedotto dal fatto che sul treno per Milano c’erano lui, Lorenzo Maganetti, detto Renzo, “vestito dalla festa” e con il suo solito cappello, - non proprio il massimo in fatto di eleganza e quindi non proprio quello che avrebbe potuto permettersi senza problemi – e l’on. Della Briotta, in quel periodo non in Parlamento, naturalmente senza cravatta ma “in divisa” da Regione.

Sindaci entrambi con le antenne ritte, non appena si profilava l’apertura a Milano di qualche canale di finanziamento, eccoli paracadutarsi a Milano e quasi sempre con risultati positivi per gli amministrati.

Dal 1970 al 1990 primo cittadino di Tirano, incarico svolto con lo stesso rigore con cui mandava avanti la sua azienda, aiutato da una grande moglie, la signora Nuccia. Non era certo un fautore delle 35 ore settimanali, visto che gli bastavano tre giorni per arrivare a quel monte-ore, e se ne avvertivano gli echi anche in Comune dove, se la memoria non tradisce, il numero di dipendenti non arrivava a cinquanta. Era Presidente della Sezione Autonoma di Bonifica Montana del BIM un soggetto a torto trascurato dato che sul finire degli anni ’60 e nei primi anni ’70 realizzò importantissimi interventi, e che interventi, di SIF, sistemazione idraulico-forestale in tutta la provincia. Fu Presidente della Camera di Commercio, della Comunità Montana unica, di quella di Tirano ed ebbe una serie di altri incarichi, pubblici e privati; ancora oggi, a 81 anni, lo avevano voluto nel Comitato per i Mondiali d i sci vista la sua preziosa esperienza maturata nei precedenti Mondiali del 1985. Sempre con il suo modo di fare, tutto d’un pezzo, anche nelle non infrequenti polemiche politiche.

Aveva lasciato però stupiti un po’ tutti che lui, titolare di un’agenzia di spedizioniere doganale ma soprattutto di un Gruppo di autotrasporti, si fosse dato da fare, riuscendo nell’intento, per trasferire sui treni il trasporto a lunga distanza dell’acqua Levissima. Stupito anch’io, gliene avevo chiesta la ragione e lui tranquillamente mi aveva risposto che ad ogni vagone caricato d’acqua corrispondeva un veicolo pesante in meno sulle nostre strade. Non l’avrebbero pensato in molti…

Tirano deve molto a lui e non dovrebbe dimenticarsene.
E’ vero che a tutt’oggi Sondrio – con responsabilità di tutti, scivente incluso - non ha ancora trovato il modo di ricordare personaggi come Schena, Venosta, Massera, Della Briotta, Balatti, che il mondo d’oggi sembra aver ripudiato le cose buone del tempo andato, che la memoria storica sembra aver perso d’importanza lasciando solo l’importanza letteraria al detto “Histaria magistra vitae”. Sarebbe però una buona occasione per non imitare i cattivi esempi.

A Renzo Maganetti l’ultimo saluto.
Alberto Frizzieroi

Gds - 30 XI 04 - www.gazzettadisondrio.it
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