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NOVITA' PER VINCOLI URBANISTICI E ACQUA
Le novità - Acqua: società pubblica provinciale - Vincoli urbanistici: che novità? - Già detto - Indennizzo per il vincolo scaduto . Come e quando il vincolo é riproponibile - Piani Regolatori da innovare - Posti auto: basta copiare Sondrio 1970

LE NOVITA'
Novità sul fronte dell'acqua, questione sostanzialmente da "addetti ai lavori" e per i vincoli urbanistici, questione sì da "addetti ai lavori" ma di largo interesse dei cittadini, in particolare di quelli proprietari di aree vincolate dai Piani Regolatori.

ACQUA: SOCIETA' PUBBLICA PROVINCIALE
Cominciamo dalle novità per l'acqua.
Dopo anni sembrava che la legge Galli per il ciclo integrato delle acque stesse per avviarsi sul piano operativo. Era prevista per il 25 gennaio, sia pure con ritardo rispetto alle altre Province lombarde, la riunione dei Sindaci per la costituzione del direttivo dell'ATO (Ambito Ottimale coincidente con la nostra provincia), primo passo di una strada che porterà al conferimento e alla gestione di tutte le acque, dalle sorgenti alla depurazione, ad un soggetto unico.
La Finanziaria ha cambiato le regole. Tutti gli impianti esistenti dovranno essere conferiti ad una società interamente pubblica. Per la gestione dovrà poi esserci una gara di appalto.
Cambiano le cose e di parecchio. Qualcuno ha pensato subito alla S.EC.AM., dato che é interamente pubblica. La cosa sembra abbastanza logica ma i problemi non mancano. Trattandosi di società le azioni possedute da un socio dovrebbero essere in proporzione al capitale sottoscritto mediante conferimento. Questo presuppone che vi siano 78 perizie, tante quanti i Comuni valtellinesi e valchiavennaschi, per stabilire il valore in relazione a consistenza, stato e vetustà degli impianti. Questione tutt'altro che semplice, da vedere nelle prossime settimane con i chiarimenti che il Ministero dovrà fornire, ma da vedere anche localmente in ordine alla volontà di procedere alla definizione dei problemi.

VINCOLI URBANISTICI: CHE NOVITA'?
Non sarebbe proprio una novità, visto che si tratta della ovvia conseguenza di quanto la Corte Costituzionale aveva stabilito quasi una ventina di anni fa. Allora tutti ritenevano che la legge 10 del 1977, la cosiddetta "Bucalossi", avesse innovato la legislazione, in particolare per quanto riguarda i vincoli urbanistici definiti dai Piani Regolatori. La Corte, con la sua sentenza n. 5, smentì questa interpretazione con il risultato che restava, come resta, in vigore la norma della legge 1187 che fissa in cinque anni la durata dei vincoli.

GIA' DETTO...
Allora chi scrive, non solo come Sindaco di Sondrio, ma come responsabile nazionale del settore in seno all'ANCI, l'Associazione degli allora 8086 Comuni italiani, si pronunciò, in ogni sede, anche quelle ufficiali e in Convegni in Italia, che conseguentemente i vincoli non potevano essere reiterati. Lo si fosse fatto - sostenevo - si sarebbe surrettiziamente aggirato il disposto di legge. Pressoché l'intera cultura urbanistica del Paese si schierò su una interpretazione diversa. Secondo tale opinione il Comune poteva reiterare il vincolo con una variante al piano. I più prudenti suggerivano di cambiare il vincolo, ad esempio un terreno destinato a verde pubblico trasformarlo in parcheggio o altro standard.
Quando i problemi diventano "ideologici" sono guai. E' vero che gli amministratori più avvertiti si comportarono con la intelligente prudenza del saggio governare i problemi, ma per la maggior parte dei casi non fu così, con le conseguenze non solo per i cittadini ma anche di non oculate scelte urbanistiche.

INDENNIZZO PER IL VINCOLO SCADUTO
Ci volle la
sentenza n. 179/1999 della Corte Costituzionale per far capire l'illegittimità di reiterare vincoli urbanistici scaduti "preordinati all'espropriazione o che comportino l'inedificabilità", senza che venga del pari disposta un'indennità, finalizzata al "ristoro del pregiudizio subito".
Dopo questa sentenza 411 la questione dovrebbe essere quasi definitivamente chiarita. Diciamo quasi per una sottile distinzione.
Sembra sussistere ancora un piccolo varco, sulla base delle sentenze citate, e di altre relative all'inderogabile principio che un vincolo urbanistico deve avere una scadenza. Se cioé va riconosciuto un indennizzo in caso di reiterazione ciò significherebbe che la reiterazione sia possibile,ed allora come la mettiamo con il disposto di legge?

COME E QUANDO IL VINCOLO E' RIPROPONIBILE
La soluzione ci pare semplice.
In linea di principio i vincoli non possono e non debbono essere reiterati. Ci sono casi però nei quali esiste un forte e motivatissimo interesse pubblico a che il vincolo non decada per evitare grave pregiudizio ad opere di pubblico interesse. Pensiamo alla pianificazione comunale che sia definita in una certa zona in funzione di una costruenda strada statale o provinciale, che però - si veda il caso della SS. 38! - richieda anni. O si pensi ad un'area scolastica destinata ad ospitare una serie di edifici da realizzarsi nel tempo, anche in termine di acquisizione di aree. Evidentemente in questi casi, scaduto il quinquennio di validità dei vincoli, le aree interessate diventerebbero "zone bianche" con anche, in certi casi, la possibilità di utilizzo edificatorio. Una variante al Piano dovrebbe riproporre quel vincolo, con le motivazioni, la scadenza, e, amministrativamente, fissando l'indennizzo conseguente che potrebbe, con visione moderna, configurarsi come "patto di futura vendita".
Ovviamente, in questa sede, si possono dare solo cenni indicativi, ma la linea appare comunque chiara.

PIANI REGOLATORI DA INNOVARE
C'é un secondo aspetto che riguarda il modo di fare, o di rivedere, i Piani Regolatori (ma, per certi versi, il modo di fare le stesse leggi regionali in materia...). Nessun Comune può essere in grado di acquisire in un quinquennio tutte le aree che deve assoggettare a vincolo. Questo almeno secondo il modo tradizionale di concepire e predisporre i Piani Regolatori.
Torna prepotentemente alla ribalta il modo di intenderli, e resta come unica soluzione quella del Piano-processo.
Quella seguita, tanto per intenderci, dal Comune di Sondrio nel decennio 1975/1985, quindi non un discorso teorico ma un esempio pratico, collegato in particolare, per grossi ma anche per piccoli interventi, alla collaborazione pubblico-privato.

POSTI-AUTO: BASTA COPIARE SONDRIO 1970
Infine una nota a margine. Il Ministro dell'Ambiente Matteoli ha annunciato un'iniziativa provocatoria: quella di negare l'uso dell'auto a chi non dimostra di avere uno spazio privato per ricoverarla. Sommessamente si rappresenta che dall'inizio del 1970 - dicesi millenovecentosettanta - in Comune di Sondrio chiunque abbia costruito ha dovuto predisporre posti-auto privati e addirittura destinare a parcheggio di uso pubblico 8,4 mq. per ogni 100 mc di residenza - praticamente un posto-auto per appartamento di 100 mq. - e molti di più per attività commerciali e direzionali.
Si rappresenta anche che il Comune di Sondrio ha realizzato parcheggi, in sotterraneo e in superficie, senza spendere una lira ma nell'ambito di interventi di carattere urbanistico.
Avessi fatto così tutta l'Italia...§
Alberto Frizziero

GdS 20 I 02

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