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IL PIANO TERRITORIALE INTERESSA TUTTI I VALTELLINESI MA NON NE PARLA NESSUNO
di Alberto Frizziero
Non é la bacchetta magica ma... - E' strumento operativo - Ineffabile - Temi a iosa - Le opere lineari - Il sistema antropico - Una serie di altri temi - Che ci sia almeno per le amministrative del 2004!


NON E' LA BACCHETTA MAGICA MA...
Il Piano Territoriale-Paesistico della Provincia di Sondrio interessa tutti i valtellinesi (e valchiavennaschi).
Non é il toccasana, la bacchetta magica.
E' uno strumento di respiro strategico, cosa che spiega il fatto che potevamo essere la prima provincia italiana ad averlo (escluse le Regioni a Statuto Speciale che si fanno le leggi su misura per cui é altra cosa) e invece siamo ancora per strada, anzi all'inizio della strada, quando da molte altre parti é già operante. Per mandarlo avanti occorre infatti la coesistenza di due fattori: da un lato respiro strategico, abbinato ovviamente alla attenta sensibilità per i problemi contingenti, e dall'altro possedere le leve intellettuali che sole possono consentire di pilotare l'elaborazione del Piano.
Non vogliamo dire che questi due fattori manchino, rileviamo che é come se mancassero, dato il ritardo massiccio non solo accumulato ma che continua ad accumularsi.
E' uno strumento regolatore dello sviluppo, razionalizzatore e anticipatore.

E' STRUMENTO OPERATIVO
E' anche uno strumento operativo destinato a semplificare problemi a iosa.
Oltre tre quarti del territorio della provincia é soggetto alla cosiddetta legge Galasso. La Regione ha semplificato le procedure per cui da non molto tempo sono i Comuni a rilasciare in sub-delega l'autorizzazione ambientale. Non basta però sol che si pensi sopra una certa quota, variabile da Comune a Comune (ma per l'Aprica, per fare un esempio, é interessato tutto il territorio comunale, salvo il centro) scatta l'articolo 1-ter, vale a dire non si può far nulla tranne modestissimi interventi di manutenzione. In queste zone occorre una procedura complessa e costosa, il cosiddetto stralcio, che complica la vita per interventi anche modesti. Ebbene una volta approvato il Piano Territoriale-Paesistico, con legge regionale, questo vincolo assoluto, che in teoria doveva durare fino al 31.12.1986 - ottantasei, é scritto giusto! - viene a cadere, e per gli interventi basta rivolgersi ai Comuni.
In altro articolo che compare su questo numero, stralcio di una memoria presentata al Convegno informatico della Societùà Economica Valtellinese il 24.11.1995, ricordiamo quanto allora messo a confronto, e cioè la Logica del Tempo Reale e la Logica dell'ineffabile.

INEFFABILE
Siamo all'ineffabile.
Lo siamo anche ora, quando cioè finalmente l'incarico di preparare il Piano é stato dato. Il Piano della Comunità Montana Unica di Valtellina, che fu giudicato quanto di meglio fatto sin allora in Italia - anche se poi un diligente funzionario del Pirellone trovò il modo di tenerselo nel cassetto senza inoltrarlo al Consiglio Regionale per la dovuta approvazione -, era stato elaborato con grande apporto di idee e di dibattito, interno ed esterno. All'interno operava una Consulta fortemente rappresentativa, anche politicamente, ma con grande professionalità e con persone di elevata statura culturale. Si noti che in quel periodo la DC disponeva della maggioranza assoluta, per cui in teoria avrebbe potuto fare la scelta autarchica. Era in ballo lo sviluppo della Valle e la scelta fu di portare attorno ad un tavolo il maggior contributo possibile.
Non ci fu neppure "l'appalto ai tecnici", visto e considerato che le scelte di fondo sono diritto-dovere degli amministratori.
Ebbene per questo Piano Territoriale, che é anche Paesistico, tutto dorme. Non ci riferiamo solo alle Istituzioni (neppure in Provincia se ne é discusso, a parte gli indirizzi che sono solo propedeutici, e quando diciamo Provincia non ci riferiamo solo alla Giunta ma al Consiglio, maggioranza e minoranze). Del Piano non si é interessato nessuno, non le Associazioni di categoria, non i sindacati, non la cultura che pare sparita. Fa specie il silenzio degli ambientalisti tranne qualche periodica voce solitaria.
Eppure ci sarebbero temi a iosa.

TEMI A IOSA
Pensiamo ad un tema complesso quale il rapporto tra il Piano e quelli dei Parchi, anche se censurabilissima al riguardo é l'inerzia del Parco dello Stelvio il cui Piano va avanti con tale lentezza da far pensare che sia considerato un ingombro destinato a legare le mani agli amministratori del Parco stesso che invece oggi hanno campo libero nelle scelte. Certo, questo é tema da specialisti, ma é un nodo che gli amministratori debbono sciogliere, preventivamente, con qualche supporto tecnico ma soprattutto avendo chiare le idee in proposito per evitare che i nodi al pettine vengano poi durante la gestione complicando la vita ai cittadini, tanto per cambiare.
Pensiamo alle opere lineari, uno dei pilastri di un Piano. C'é sì "la strada", che vuol dire SS38 di qua e SS36 in Valchiavenna, ma non si esaurisce qui il tema della viabilità. Questione di sistema e di sottosistemi.


LE OPERE LINEARI
Il sistema della viabilità va ben oltre la SS38, dovendosi considerare le maglie, e i nodi, di interconnessione con la viabilità provinciale e minore di raccordo. Ci sono i sottosistemi. Lo spazio non consente molte esemplificazioni per cui diamo un solo riferimento: la Valmalenco, con la sua importanza, anche turistica, é collegata e collegabile con una sola strada. Un'interruzione prolungata isola l'intera valle. Un Piano non puù ignorare problemi di questo tipo. E considerare anche la viabilità minore, con la sua gerarchia sia in fatto di tipologie consentite che, parallelamente, alle modalità di gestione.
Il sistema ferroviario sembra non presentare scenari futuribili. Se un Piano non può ricomprendere una infrastruttura tipo la ipotizzata Brescia-Stoccarda, per la sua valenza nazionale ed anzi internazionale, deve porsi però il problema di eventuali possibilità tipo il collegamento ferroviario di Livigno con la Retica e lo stesso prolungamento della Retica sino ad Edolo di cui ha riparlato il Ministro Lunardi, e di cui esiste già il progetto: Anche qui da analizzare sottosistemi, come le interconnessioni per le persone e le eventualità per le merci.
Il sistema del trasporto di energia, tema ampiamente trattato dal nostro giornale in numerosissimi articoli, di grande importanza irbanistica, paesistica, economica.
Potremmo andare avanti, ma passiamo a qualche aspetto antrpico.

IL SISTEMA ANTROPICO
Il sistema antropico e i sottosistemi. La pianificazione territoriale oggi é a livello comunale. Lo sviluppo non sta nelle rigide maglie di una legislazione da tempo non più al passo. Il fondovalle si é caratterizzato per una serie di conurbazioni, per cui, ad esempio, Montagna Piano si confonde con Sondrio, Villa con Tirano, Cosio e Talamona con Morbegno, Prata e Piuro con Chiavenna e via dicendo.
Nella legge 1140 del 1942, grande legge urbanistica ma di 60 anni fa, era previsto uno strumento apposito per queste situazioni: il Piano Regolatore Intercomunale. Forse avrebbe avuto vita migliore in quell'assetto istituzionale, quando a decidere erano i Podestà, affiancati sì da una "Consulta" però senza potere decisionale. In realtà non vi é stato sviluppo di questi strumenti.
Nei casi citati però appare necessario individuare scenari tali da coordinare lo sviluppo di un Comune con quelli contermini, una sorta di "area metropolitana" intorno ai capoluoghi di mandamento e non solo. Pensiamo a Sondrio con l'integrazione - ferme restando le autonomie comunali - di Montagna, Poggiridenti, Tresivio, Piateda, Faedo, Albosaggia, Caiolo, Castione, vale a dire un territorio nel quale si sono insediate attività complementari o infrastrutture di vario tipo (basta pensare ad aereoporto e golf) che caratterizzano un'area omogenea anche se istituzionalmente non lo é e amministrativamente non possiede alcun strumento di coordinamento.
Il coordinamento appare essenziale anche per abitati contermini di fondovalle appartenenti a Comuni diversi, o per Comuni di aree omogenee come quelli della Valle dei Giusti, della Bregaglia, delle Valli del Bitto, della Valmalenco.

UNA SERIE DI ALTRI TEMI
Non abbiamo accennato a tanti altri aspetti, pure assai rilevanti. Basti pensare alla connessione Paesaggio-situazione idrogeologica, basti pensare al sistema fluvio-lacuale, con 1300 Km di corsi d'acqua solo in Valtellina,ed una serie di bacini dalla capienza complessiva di oltre 700 milioni di mc, in aggiunta alla miriade di laghi alpini oltre a quello di Novate.
Non abbiamo accennato, - parla da sé data l'importanza in e per la provincia -, al sistema turistico per il quale il Piano diventa strumento fondamentale in quanto é in esso che vanno definiti, una volta per tutti, i domini sciabili e il tipo di attività, anche edilizia, ivi da consentire o da vietare. Sul versante terrazzato abbiamo avuto occasione di pubblicare un articolo apposito, mentre ci sarebbe da accennare anche al sistema produttivo e al sistema commerciale. Basti pensare per l'agricoltura ai circa 100.000 ettari di bosco, ai pascoli, alla frutticoltura e alla viticoltura, anche extra versante terrazzato. Le aree industriali, le aree artigianali con la limitazione della diffusione a macchia d'olio dei vari capannoni. Per quanto attiene al commercio esiste inoltre l'apparentemente marginale problema dei piccoli esercizi di paese destinati, senza una politica ad hoc, a chiudere con rischio di incentivare lo spopolamento di antichi nuclei, frazioni, contrade in quota. E ancora il sistema culturale, quello del tempo libero, con attenzione per lo sport ecc.

CHE CI SIA ALMENO PER LE AMMINISTRATIVE DEL 2004!
E non finisce qui. In fin dei conti non tocca a noi né fare il piano, né pilotare il Piano. Ci si può però rendere conto da questi che sono solo accenni, della obiettiva complessità, almeno per chi non mastica la materia, nell'affrontare il tema, nel guidare i tecnici, nel proporre soluzioni, nel verificarle, nello stendere infine le regole, vale a dire le "Norme di attuazione", avendo ovviamente presente caratteristiche e modalità organizzative della gestione futura.
Dipende che strada si sceglie.
Abbiamo ripetuto più volte questi anni che scegliendo la via dell'innovazione, con la metodologia del Piano-processo, in sei mesi il Piano potrebbe essere fatto. Ha concordato con questa sottolineatura anche chi - sono molto pochi - in provincia mastica la materia.
Saremmo comunque lieti se il Piano andasse in porto prima delle amministrative del 2004.
A
.F.

GdS 18 V 02

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