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Maltempo, territorio
di
Alberto Frizziero

 Si correva con le campane a martello... - autoorganizzazione locale - La nuova frontiera - Tutto sommato é andata ancora bene - Il caso del versante terrazzato


si correva con le campane a martello...
La Protezione Civile di un tempo scattava al suono delle campane a martello.
Ai rintocchi gli uomini correvano perché un pericolo incombeva sulla comunità o su qualcuno della comunità.
Ricordiamo ancora come alla domenica mattina i pompieri volontari di Ponte facessero la loro esercitazione in piazza Bernardino Luini con un'autopompa che oggi verrebbe definita rudimentale e con le manichette che al termine venivano stese ad asciugare pendendo lungo la facciata dell'edificio antistante la chiesa, quello su cui ancora oggi fa bella mostra di sé una targa in marmo con riportate la lunghezza del "braccio" e altre principali unità di misura un tempo in uso.
Le emergenze scattavano sostanzialmente in due casi: o per incendi o per situazioni di pericolo di carattere idrogeologico.
Nelle situazioni più gravi, oltre ai "pompieri" con le scarse attrezzature di cui disponevano allora, arrivava gente dai paesi vicini a dare una mano.
Le comunità dovevano cioé autoorganizzarsi per forza di cose.

autoorganizzazione locale
Non é una cosa sorpassata. Certo, per eventi importanti diventa essenziale l'aiuto esterno, ma anche in questi casi va tenuto presente che l'aiuto esterno non può arrivare dappertutto con tempestività. Ci sono inevitabilmente priorità da rispettare oltre a tutto pensando che nei primi momenti di qualsiasi evento P impossibile avere un quadro sufficientemente esauriente della situazione e per qualsiasi organizzazione, anche la più efficiente, occorre un certo tempo per la messa a regime.
Inoltre a livello comunale la gente conosce a menadito il territorio e c'é chi ha esperienza sufficiente per una prima valutazione congrua delle situazioni. Ve ne sono di quelle che, intervenendo con immediatezza, si riesce a eliminare o quantomeno ridurre il rischio che altrimenti potrebbe diventare serio e richiedere interventi di grande portata.
Siccome poi in emergenza le vie di comunicazione diventano importantissime se in sede locale ci si avvede di pericoli incombenti, o addirittura di intervenute interruzioni, la immediata comunicazione evita ritardi nell'intervento dei soccorritori esterni.
Gruppi locali di Protezione Civile, opportunamente addestrati e dotati di attrezzature e strumenti (comprese le radio, anche se ci sono i cellulari, dal momento che l'operatività e il raccordo con il centro devono essere assicurati anche nel caso di interruzione delle comunicazioni telefoniche). Così come fondamentale risulta l'informazione, anzi l'informazione rapida. Non solo fra gli operatori ma anche bei confronti della popolazione. L'uso di Internet, ovviamente in tempo reale, dovrebbe essere pacifico, ma in una provincia come la nostra, con una sola YV locale e poche radio, potrebbe essere importante, una volta entrati in situazione di emergenza, utilizzare questi canali sulla base di intese e anche soltanto con l'utilizzo delle scritte che scorrono sul monitor oltre, ad orari fissati, veri e propri bollettini di dettaglio.
Così come per quanto riguarda i fiumi, Adda soprattutto, dovrebbe essere relativamente semplice con gli strumenti di rilevamento delle portate disponibili, annunciare per tempo a valle l'arrivo delle ondate di piena.
Tornando alla Protezione Civile é chiaro che ci sono dei limiti.
Non si può pensare che possano esserci Gruppi di Protezione Civile a Pedesina, Menarola e via dicendo, a Comuni cioè demograficamente ridotti all'osso. In questi casi va pensato a Gruppi intercomunali, nei quali vi sia però la presenza possibilmente almeno di un residente di ogni Comune, proprio per questioni di conoscenza dettagliata del territorio.

LA NUOVA FRONTIERA
La nuova frontiera per la gestione del territorio va definita in funzione di uno scenario nuovo cui il territorio non era avvezzo e che lo trova impreparato. Equilibri storici rischiano di rompersi di fronte a eventi una volta eccezionali e oggi frequenti.
Pensiamo a cosa é capitato nelle Valli del Bitto. In pochi giorni oltre 1000 mm di pioggia. Si usa poco il modo migliore per far comprendere alla gente i dati statistici; ebbene tradurremo questo dato in modo che chiunque abbia la percezione di cosa questo abbia voluto dire: tanta acqua per oltre una tonnellata di peso su ogni metro quadrato di territorio (una casa di civile abitazione vien calcolata in genere per resistere a un quarto di questo carico!). E' come se sul pavimento del nostro soggiorno, di 20/25 metri quadrati ci posassimo sopra 200/250 quintali di materiale. o ci mettessimo circa 300 persone!
Interessa anche rilevare la localizzazione della forte piovosità, visto che le perturbazioni sembrano prediligere la zona orobica. Anni fa, e non tantissimi, gli esperti indicavano in fine-novembre e fine-gennaio i periodi più propizi per le nevicate in provincia per via dell'incontro fra le masse umide provenienti da sud e quelle fredde provenienti da nord. Non é più così. Ad rsrmpio lo scorso anno nel primo periodo abbiamo avuto il persistere delle masse fredde con temperature rigidissime ma senza uno straccio di nube umida da sud. Quest'anno abbiamo avuto grandi masse umide in arrivo da sud ma neanche l'ombra di masse fredde.

TUTTO SOMMATO E' ANDATA ANCORA BENE
Tutto sommato é andata ancora bene. Certo, la stramaledetta coincidenza della discesa della colata di fango vicino al ponte per Sazzo con l'arrivo della signora Negrini con la figlia Alice, ha voluto dire altre due croci. Certo, ci sono Albaredo e Bema, ci sono stati Tresenda e Ardenno nonché Pedemonte e tante altre località con danni, per cui ci sentiamo tutti vicini a quanti questi danni hanno subito e a quanti hanno dovuto vivere l'ansia degli evacuati, ma rispetto a quel che é venuto dal cielo, e come é venuto, poteva andare molto peggio. Il numero degli evacuati non é indicativo di un aggravamento, bensì di un'opportuna e intelligente prevenzione. Perdippiù si é visto che le opere realizzate servono, come dimostrano gli esempi di Tresenda e Ardenno dove, senza tali opere, sarebbe stato un disastro.
E' pure pacifico comunque che non si possono fare opere dappertutto. Il rischio zero in montagna non esiste. Occorre invece fare quello che é umanamente possibile per ridurre le conseguenze negative di eventi eccezionali. Vediamo ad esempio il caso del versante terrazzato.

IL CASO DEL VERSANTE TERRAZZATO
E' stato precisato che sono stati 600 gli interventi compiuti da privati sul versante terrazzato utilizzando le provvidenze messe a disposizione dalla Legge Valtellina. Sta bene, ma se sopra vi sono vigne nelle quale non c'é stato intervento e muretti fatiscenti, magari per l'abbandono o per l'abbandono parziale e quindi in assenza di quella manutenzione costante che era la pratica abituale dei viticoltori, in genere durante la stagione invernale, tutto il versante sottostante, anche se vi sono stati gli interventi, e quello che sta sotto, a fondovalle, é a rischio.
Su "La Gazzetta" dell'8 maggio scorso abbiamo pubblicato un articolo dal titolo "Grandi vini di Valtellina: una Fondazione ma anche...", leggibile andando nella sezione "Italia e Mondo", rubrica "Territorio". Fra l'altro scrivevamo: "Oggi le competenze sono frammentate e per giunta non coordinate. Regione, Provincia, Comunità Montana, Comuni, ex Genio Civile, Uffici o funzionari preposti agli aspetti ambientali, eventualmente la Sovrintendenza, per certi aspetti Camera di Commercio, per altri Impianto pluvirriguo ex-BIM, Consorzio di Tutela e qualche altro soggetto minore locale. Discorso analogo per i canali di finanziamento. Occorre in realtà portare a sintesi il problema. La via c'é, per molti versi innovativa e di non difficile realizzazione: l'istituzione di area protetta con un organo di governo, una Authority di gestione che ha il suo riferimento nel Piano Territoriale-Paesistico e il controllo da parte della Provincia.
Probabilmente la forma migliore é quella consortile, magari per distretti, con emissione di ruoli e potere di intervento, anche con la legge sulle aree incolte, per acquisire, in proprietà o in affitto o, ai limiti con esproprio, le vigne abbandonate oltre alla manutenzione generalizzata delle parti comuni. Tutto questo tenendo conto che i problemi del versante terrazzato vanno affrontati tenendo conto della triplice valenza: economica, paesistica, ifdrogeologica, toccando quindi ai privati per il primo aspetto, al pubblico per gli altri due. La Fondazione proposta dal Consorzio di tutela é sì strumento utile, ma per una soluzione radicale, se la si vuole, occorre l'Authority di cui s'é detto o strumento analogo.
Questo un caso e ce ne sarebbero altri. Uno per tutti le vie di comunicazione, come l'isolamento di Bema insegna. Madesimo ha sopperito con una alternativa. La Valmasino non ne ha e non si vede come sopperire. Ma per la Valmalenco piuttosto che la Valfurva, condannate all'isolamento sr succedesse qualcosa, le alternative possibili ci sarebbero. Non vale la pena pensarci?
Per gli altri casi ci sarà tempo e modo per approfondire.
Alberto Frizziero

GdS 8 XII 02 - www.gazzettadisondrio.it

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