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MA QUESTO PRESIDENTE DEL CONSIGLIO!
Testo di XY - Commento di Alberto Frizziero
(AGGIUNTA DEL 19.3: S.GIUSEPPE DI SANGUE)

 
               Premessa - Il testo - Il commento, obiettivo ed imparziale


PREMESSA
Una e-mail di Valerio Delle Grave ha portato alla nostra attenzione un testo a lui pervenuto da altra persona (ne pubblicheremo il nome se debitamente autorizzati). Un testo suggestivo, leggibile da taluni come sottolineatura arguta del problema del conflitto di interessi ma trattato indubbiamente con garbata ironia, da altri con connotazione politica, da altri ancora in termini sociologici e di costume. Noi lo prendiamo a spunto di alcune considerazioni di carattere generale, "neutre", obiettive, di ampia portata. Prima però la lettura del testo:
IL TESTO
Salve, mi chiamo Mario Rossi e vivo a Milano, in un palazzo costruito dall'attuale Presidente del Consiglio. Lavoro in un'azienda dove l'azionista principale è... il Presidente del Consiglio. Anche l'assicurazione dell'auto con cui mi reco al lavoro, è del Presidente del Consiglio. Mi fermo tutte le mattine a comprare il giornale, di cui è proprietario il Presidente del Consiglio. Al pomeriggio, esco dal lavoro e vado a far spesa in un supermercato del Presidente del Consiglio, dove compro prodotti realizzati da aziende del Presidente del Consiglio. Alla sera, quasi sempre guardo le TV del Presidente del Consiglio, dove i film (spesso prodotti dal Presidente del Consiglio) sono continuamente interrotti da spot realizzati dall'agenzia pubblicitaria del Presidente del Consiglio. Allora mi stufo e vado a navigare un po' in Internet con il provider del Presidente del Consiglio. Soprattutto, guardo i risultati delle partite, perché faccio il tifo per la squadra del Presidente del Consiglio. Una volta a settimana più o meno vado al cinema, nella catena del Presidente del Consiglio, anche lì vedo un film prodotto dal Presidente del Consiglio, e gli spot iniziali sono realizzati dall'agenzia del Presidente del  Consiglio. La domenica rimango a casa, leggendo un libro, la cui casa editrice è di proprietà del Presidente del Consiglio.  Naturalmente, giustamente, come in tutti i Paesi democratici anche in Italia è il Presidente del Consiglio che fa le leggi, che vengono approvate da un Parlamento dove la maggioranza è saldamente in mano al Presidente del Consiglio. Che ovviamente  governa nel MIO esclusivo interesse.
 X Y

IL COMMENTO, OBIETTIVO ED IMPARZIALE
Hanno osservato alcuni commentatori politici che il nodo non é tanto rappresentato dalle molteplici attività economiche del Presidente Berlusconi bensì dal fatto che nella flotta imponente di imprese di vario tipo c'é una supercorazzata rappresentata da Mediaset, colosso economico ma di importanza ben maggiore rispetto alle pur imponenti poste di bilancio.
Il giornale ha già scritto su questo argomento, in particolare citando due aspetti. In primis il misterioso stop alla legge sul conflitto di interessi, problema che non é nato ieri ma quasi otto anni fa, ad opera dell'Ulivo dopo la quasi plebiscitaria approvazione alla Camera. In secondo luogo la constatazione che pur in presenza di questo problema gli italiani hanno dato all'on. Berlusconi il consenso popolare.
Il problema va visto ab-initio, va visto considerando cioè come é avvenuta la discesa in campo dell'on. Berlusconi e il suo travolgente successo, unico esempio nelle democrazie occidentali.
La storia dimostrerà come dalla Liberazione a tutti gli anni '80 il Governo del Paese sia stato prerogativa della politica, con un esercizio largamente positivo, un certo qual degrado - e non generalizzato come si vorrebbe far credere -, essendosi manifestato solo negli ultimissimi anni quando venne meno l'egemonia politica della DC.
E' un dato che nei Paesi ove vien meno l'egemonia politica, non importa quale ne sia il colore, l'instabilità conseguente é terreno fertile per gruppi di pressione, lobbyes, gruppi di potere. La verità é che nell'esercizio del Governo i conti con i cosiddetti "poteri forti" non possono essere elusi. Riteniamo che Giulio Andreotti meglio di ogni altro abbia compreso e risolto questo problema. Con lui, a nostro avviso, vi é stato il punto più alto per i poteri di rappresentanza popolare nel, per così dire, condominio fra quelli e i poteri forti.
Il successo di Berlusconi é un regalo della classe politica che per una serie di ragioni, che sarebbe troppo lungo analizzare in questa sede, é riuscita a realizzare non un autogol ma molte autoreti. Per la verità nel Festival delle autoreti era entrata, dopo la prima vittoria elettorale, anche la maggioranza del Polo, aprendo la via a un rientro nei ranghi certo dell'Ulivo ma soprattutto della Politica.
Dopo un andare a tentoni, con alcune positive "zampate" di Governi tecnici che, appunto perché "tecnici", hanno avuto lo spazio per pesanti misure di riassetto economico-finanziario del Paese, l'Ulivo aveva avuto la sua occasione con il binomio Prodi-Veltroni. L'ha sprecata. Al di là dei vari fatti contingenti che conosciamo la vera ragione sta nel deficit di Politica, quella con la P maiuscola.
Freddezza di analisi politica vuole che si dica quello che in troppi si ostinano a non riconoscere: che cioè la Casa delle Libertà, pur con qualche contraddizione su cui il giornale si é già intrattenuto, facendo tesoro degli errori passati, ha saputo trovare la via di un ritorno alla Politica. Basti pensare alla coesistenza Fini-Bossi sulla quale solo pochi mesi prima nessuno avrebbe scommesso mille lire contro centomila.
Per contro neppure la sconfitta elettorale ha dato lo sprone all'Ulivo, che pure ha un bagaglio di tradizione politica, ed invece si dibatte tuttora in preda a incertezze - eufemismo - ed anche qualche convulsione, come le vicende di questi giorni nell'UDEUR, e le diverse altre dei mesi scorsi, dimostrano.
L'apologo di XY resta suggestivo, ma trascura le considerazioni che abbiamo fatto. Ed un'altra.
L'on. Berlusconi ha avuto tutto dal mondo economico-finanziario. Il suo obiettivo, che lo realizzi o meno, ora é di gran lunga più ambizioso: un posto nella storia. Venderebbe anche tutte le sue proprietà pur di arrivare a questo risultato; la stessa assunzione in prima persona del Dicastero degli Esteri, e un attivismo su più fronti internazionali, rientra in questa logica.
Sappiamo, obiettivi e imparziali come cerchiamo di essere, che queste nostre valutazioni non troveranno molti consensi.
Ora.
Ne riparleremo più avanti, con la verifica alla prova dei fatti. In fin dei conti in questi ultimi trent'anni sono state tantissime le occasioni di scarsità di consensi nel momento delle valutazioni e di abbondanza di riconoscimenti a posteriori sulla loro effettiva validità...
Alberto Frizziero

GdS 15 III 02

S.GIUSEPPE DI SANGUE (Nota aggiuntiva del 19. marzo)
Un'aggiunta tragica.
Edizioni straordinarie dei telegiornali hanno dato notizia del barbaro assassinio dell'economista Biagi, consulente del Ministro del Lavoro.
Una riflessione ispirata alla pietas latina, e un pensiero d'affetto per la famiglia.
Come commento, fra le tante dichiarazioni a caldo, ci ha colpito quella del Ministro della Funzione Pubblica Frattini. "Il Governo dell'Ulivo si accingeva alle Riforme ed é stato assassinato D'Antona, consulente del Ministro del Lavoro. Questo Governo si accinge alle Riforme ed é stato ucciso Biagi.
Un po' quello che, per altri versi, succede in Israeele: appena si profilano iniziative di pace le lobbyes dell'estremismo, dell'una o dell'altra parte, fanno a gara per ferocia. Qui appena si vuol cambiare - senza entrare nel merito dei cambiamenti ipotizzati - ecco la fanatica barbarie.
Di fronte a questa croce non si commetta l'errore di invischiarsi in spirali polemiche: gli infami al tragico loro successo, con il vigliacco assassinio di un inerme studioso, ne aggiungerebbero un altro.
a.f.

GdS 19 III 02
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