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IRAK: PERCHE' ERO CONTRARIO ALLA GUERRA
di Mario Segni

           

Alcuni mi hanno rimproverato per l’atteggiamento che ho tenuto allo scoppio della guerra in Iraq. Espressi perplessità sulla decisione di Bush, sottolineai il valore politico oltre che morale della posizione del Papa, sostenni la necessità dell’intervento internazionale, con l’avallo dell’ONU e dell’Europa, ed il pericolo di un’avventura esclusivamente americana.

A tutti gli amici che mi hanno rimproverato voglio sottolineare che i fatti mi danno ragione.

Lo dico con amarezza perché avrei voluto sbagliare. Ma, ogni giorno, i fatti ci dicono che gli Stati Uniti si sono messi in un’avventura terribile, in un tunnel sempre più buio.

Ma proprio ora che la situazione è più pesante voglio dire a chiare lettere che una sconfitta americana sarebbe un dramma per tutti noi, che la vittoria del terrorismo sarebbe una sconfitta per tutto il mondo civile con ripercussioni drammatiche. E questo va detto con forza a chi nella sinistra si rallegra dei guai americani. Chi fa ciò è cieco come altrettanto cieco è stato chi si è limitato ad applaudire Bush nelle sue frettolose decisioni.

Abbiamo un solo modo per uscirne: che tutto il mondo occidentale, coinvolgendo l’ONU e l’Europa, affronti il problema medio orientale.

Gli americani cominciano a capire che da soli non ce la fanno, abbiamo fatto male a non dirglielo prima, ma faremo altrettanto male, oggi che lo stanno capendo, a lasciarli soli.
Mario Segni

GdS 28 VIII 03  www.gazzettadisondrio.it
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