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Lettera aperta all'on. Bossi. Prima rifletterci su, poi casomai fucilare
di Alberto Frizziero

Fucilazioni - Il debito calcolato per ogni famiglia - Lei allora c’era. - Il diluvio sul Ministro del Tesoro - E la stampa - L'esempio della Valtellina - Anche i prepensionamenti - Cassintegrati Fiat e invalidi del Sud - Questione-pensioni docet. - Riflettere prima di fucilare - Diversa la nostra strada

FUCILAZIONI
Secondo Lei, on. Bossi, si dovrebbero fucilare tutti i democristiani, i socialisti e i sindacati perché è colpa loro il debito pubblico che oggi è la palla al piede dell’Italia.

IL DEBITO CALCOLATO PER OGNI FAMIGLIA
Egregio onorevole, chi scrive ha ripetutamente scritto, anni fa più o meno così “noi stiamo assumendo un grave debito con le future generazioni”, proprio in relazione al fatto che si spendeva in Italia più di quanto non si produceva, caricando la differenza sul bilancio dello Stato. E per far capire alla gente non davamo la cifra globale del debito. Dire un milione di miliardi di lire, o 100.000 o 10.000, é più o meno lo stesso in quanto si tratta di cifre al di fuori della comprensione comune.
Per far capire noi usavamo un sistema semplice: siccome lo Stato siamo noi dividevamo il debito pubblico per il numero di italiani, ricavando così il nostro debito individuale medio. E per far capire ancora meglio usavamo il criterio famigliare. Mancava la percezione di quelle cifre immense ma la gente capiva benissimo quando scrivevevamo che ciascuna famiglia, di quattro persone, aveva un debito di 100 milioni, poi di 115 e così via sino ai quasi 200 di oggi.
Eravamo però molto in pochi a pensarla così, e, soprattutto, a prendere questa posizione pubblica, rischiando il linciaggio, se non quello fisico certamente quello morale.

Lei allora c’era
Lei allora c’era.
L’obbligo scolastico lo aveva assolto già da parecchi anni per cui era perfettamente in grado di intendere e volere. Già, anzi, si interessava di politica, quindi queste cose non dovrebbero esserle una novità.

IL DILUVIO SUL MINISTRO DEL TESORO
Lei non dovrebbe avere dimenticato che il Ministro del Tesoro di turno, quasi sempre un democristiano, facendo il suo dovere di responsabile della spesa, regolarmente resisteva alla pioggia, meglio al diluvio, di richieste di soldi da ogni parte, e diventava regolarmente il cattivo, l’orco della situazione, finendo ad andare sotto per una sorta di generale convergenza. Si trovavano tutti nell’assalto alle diligenza, dai “padroni” ai “proletari”. E non può ad aver dimenticato che in prima linea si trovavano anche quelli che poi sono diventati i suoi primi, e secondi e terzi, elettori…

E LA STAMPA
E c’era, massicciamente, anche la stampa che andava a nozze con i titoloni.. L’inflazione correva, aumentava tutto e quindi anche le spese. Ma, guarda caso, chi faceva andare i treni, i tram, i telefoni, l’acqua, il gas, i rifiuti e ogni altro pubblico servizio, doveva fare gli acquisti a prezzi maggiori, doveva pagare di più i dipendenti ma non avrebbe dovuto aumentare le tariffe. L’inflazione era cresciuta del 10%? Chi aumentava le tariffe, spesso neppure del 10% al di sotto dell'inflazione, si trovava alla gogna e il titolo di prammatica, a caratteri cubitali, era “stangata” (che però non compariva quando aumentava il prezzo del giornale o quello dei prodotti di questo o quell'editore di giornale, quasi tutti in mano a imprenditori, pochissimi essendo gli editori "puri"...).

L'ESEMPIO DELLA VALTELLINA
Vede onorevole, é bene fare l’esempio della Valtellina.
Se Lei andasse a riprendere la stampa locale degli anni settanta troverebbe molti spunti di riflessione. Facciamo il caso dei trasporti pubblici.
Allora fu varato il Consorzio tra i Comuni e la Provincia. E poi fu varata la STPS, una società mista, uno dei primissimi casi in Italia. Dove, per Statuto, il Presidente veniva nominato dal pubblico e l’Amministratore Delegato, l’operativo dunque, dai privati.
Qualche tempo dopo ci fu un confronto e la STPS, nonostante l’aggravio per il territorio fortemente montagnoso e la ridotta densità demografica, esibì il suo costo chilometrico medio: circa 700 lire, il più basso di tutti in Lombardia con l’APAM, azienda provincializzata di Mantova, a quota 2700 nonostante che le sue linee fossero tutte in pianura e in zone ad alta densità di utenti.
Non fu affatto semplice. Nella stampa locale troverà cosa si pensava e si sentiva. Troverà ad esempio che un autorevole sindacalista, largamente stimato, sosteneva che il trasporto era un servizio sociale e quindi doveva essere gratuito. A carico della collettività dunque, che poi però non avrebbe avuto – gli si obiettava – i mezzi per interventi prioritari sempre nel sociale.
La classe dirigente resistette, le tariffe, senza diventare esose, furono congrue, la conduzione aziendale mirabile, i risultati sono ancor oggi lì da vedere. C’era però un piccolo particolare: la DC aveva la maggioranza assoluta e quindi per le decisioni non c’era lo stillicidio delle mediazioni, la palla al piede delle pressioni, l’aggressione dei mass-media . Non solo, ma c’era una classe dirigente nel suo complesso, opposizione dunque compresa, responsabile e attenta al bene comune come da lunga tradizione valtellinese di serietà amministrativa. Lei pensi, per fare un altro esempio, che proprio alla vigilia delle elezioni del 1980 il Consiglio Comunale non di Vattelapesca ma del capoluogo della provincia, approvò un ventaglio di aumenti che riguardava tutte le tariffe comunali. Lo fece all’unanimità.
Chi a Roma avrebbe potuto resistere all’assedio proveniente da ogni parte e con ogni parte munita di fior di argomenti?

ANCHE I PREPENSIONAMENTI
Quando l’ing. De Benedetti presentò il primo piano di salvataggio dell’Olivetti, in una con altre determinazioni previde il prepensionamento di circa un migliaio di dipendenti, onere naturalmente a carico del pubblico. L’allora Ministro dell’Industria Donat Cattin, nonostante fosse piemontese come l’azienda di Ivrea, nonostante la sua provenienza sindacale, si oppose strenuamente per il contenuto e per questo strano metodo di decidere facendo pagare un prezzo ad altri – lo Statio e quindi tutti noi – senza neppure interpellarlo. Apriti cielo! Si trovò contro l’universo mondo e alla fine fu messo sotto.

CASSINTEGRATI FIAT E INVALIDI DEL SUD
E prendiamo l’esempio della FIAT. Quando ci furono le massiccie messe in Cassa Integrazione, l’allora Sindaco di Torino, Guido Novelli, un galantuomo cattolico militante nel PCI, avanzò la proposta, con eco larghissimo in Italia, di utilizzare i cassintegrati negli Enti Locali con il pagamento della differenza sino a stipendio pieno. Coro unanime di elogi ma non se ne fece niente. E perché? Perché non lo si diceva ma andava bene così. Il cassintegrato che aveva voglia di lavorare faceva gola a molte imprese. In nero guadagnava bene lui e l’impresa risparmiava i contributi. L’altro si accontentava della Cassa, non molto meno dello stipendio, e aveva tutto il tempo libero…
Vede, on. Bossi, si tuonava, Lei compreso, contro le false, in tutto o in parte, pensioni di invalidità soprattutto del Sud dimenticando però il costo dei cassintegrati e dei prepensionamenti, soprattutto al Nord…
In una democrazia le decisioni dall’alto difficilmente si riescono ad imporle, quand’anche giustificate. Mi pare che anche Lei, on. Bossi, qualche volta – migliaia almeno – questo concetto abbia ripetuto.

questione-pensioni docet
D’altronde la questione-pensioni docet.
Sappiamo tutti che così non si può andare avanti, indipendentemente da qualsiasi considerazione. La vita media è aumentata straordinariamente. Gli anziani sono quasi raddoppiati. Il periodo della pensione tra la fine del lavoro e la fine della vita si è allungato. Le pensioni di reversibilità scontano la eccezionale longevità femminile. Il sistema non può reggere a lungo. Ma intorno a questo problema si gira e rigira, in tutta Europa, senza riuscire a venirne a capo, Lei per primo a tuonare contro il mettere mano a questo problema.

RIFLETTERE PRIMA DI FUCILARE
E allora, on. Bossi, prima di condannare alla fucilazione qualcuno è bene riflettere un momentino. Magari qualcuno da fucilare, metaforicamente, lo si può anche trovare, ma con regolare processo, tenendo conto non dei cavilli ma del contesto e delle situazioni.
Ella, alla sua maniera, ha tuonato per questa fucilazione. Il Premier, certamente attento ai Suoi voti in Parlamento per le prossime scadenze, se l’è cavata dicendo che in definitiva “Bossi parla ai suoi elettori”. Per la verità dopo quella europea e l’altra dei magistrati tutti matti questa è la terza clamorosa gaffe, anche se la stampa nazionale non se ne è accorta. Dire così vuol dire infatti prendere in un certo per scemi i suoi elettori. Ce ne sarà qualcuno di scemo, come del resto negli altri Partiti o nei senza-Partito, ma non ci pare che tutti meritino questo peregrino, implicito, giudizio.
Il suo, come leader politico, come Ministro della Repubblica, è stato un giudizio “storico” con le conseguenze che la storia,da Catilina in poi, ci insegna, dato che si sa che la scrive è quello che vince. Un giudizio che ha suscitato un pandemonio di reazioni molto accese, talune taglienti come tagliente era stato il Suo dire.

DIVERSA LA NOSTRA STRADA
Noi abbiamo seguito una strada diversa. Sarebbe stato facile anche per noi, visto che in qualche misura siamo stati compartecipi di quel periodo, replicare magari anche in modo colorito.
Abbiamo preferito replicare collegando prima la bocca al cervello, con doppio circuito per ragioni di sicurezza, per evitare antipatici black-out.
E dunque, in tutta umiltà, il semplice invito alla riflessione.
Se non altro per evitare una grossa spesa allo Stato italiano. Per le ragioni che dicevamo prima se c’è da fucilare qualcuno in questo caso, calcolando che il plotone di esecuzione debba essere formato da almeno una decina di fucilieri e tenuto conto che i responsabili da Lei additati, quelli ancora in vita, si aggirano almeno sui trenta milioni di persone, occorrerebbe acquistare alcune centinaia di milioni di pallottole.
A meno che non sia questa la ricetta per diminuire drasticamente il costo delle pensioni…
Alberto Frizziero

GdS 28 IX 03  www.gazzettadisondrio.it
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