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Fra un mese le elezioni in Irak. Dovrebbero risolvere i problemi. Dovrebbero...
di Luca Alessandrini

Nulla di nuovo - Almeno così si dice - Non si risolvono i problemi degli Irakeni -Non si risolvono i problemi degli USA (e nostri) - Il problema vero é che la guerra continua - Risultato: conti fatti senza l'oste - Risultato del risultato

NULLA DI NUOVO
Nello scorso numero avevamo scritto:
Con i problemi che ci sono in Asia per il maremoto, abbiamo ritenuto doveroso rinviare la pubblicazione del presente articolo togliendo quindi il relativo testo. Pubblicheremo sul n. 1 del 10 gennaio 2005.
E pubblichiamo, tal quale visto che in questi giorni, a parte purtroppo l'ormai quotidiano allungarsi della lista delle vittime, di novità sostanziali non se ne sono registrate.
Sembra il romanzo di Remarque: "Nulla di nuovo..."

ALMENO COSI' SI DICE
Fra un mese le elezioni in Irak. Da lungo tempo si continua a fare riferimento a questa scadenza, ritenuta da tutti i quasi essenziale con il passaggio ad una democrazia in qualche misura rappresentativa. Almeno così si dice.
Dovrebbere, queste elezioni, risolvere i problemi. Almeno così si dice.
Dovrebbero...

NON SI RISOLVONO I PROBLEMI DEGLI IRAKENI
Dovrebbero...
Il condizionale non é soltanto d'obbligo, ma molto di più. Quali, infatti, i problemi che queste elezioni dovrebbero risolvere?
I problemi degli irakeni no di sicuro. C'é addirittura chi ritiene che aumenteranno. Noi, Occidente, imponiamo il nostro sistema a chi non é nelle nostre stesse condizioni. Là gli Sciti voteranno in un modo, i Sunniti - se voteranno - in un altro, e poi ci sono anche i Curdi. Si sa chi vincerà queste elezioni che potrebbero essere fatte a tavolino. Le vinceranno gli Sciti dato che sono di più e il voto avverrà per etnia. Gli Sciti raggiungeranno così finalmente quel potere che prima era dei minoritari Sunniti.
Le condizioni non sono le stesse. Allora c'era, sostanzialmente, una sorta di cemento nazionale rappresentato dal partito Baath. E Saddam.
Adesso chi garantirà i Sunniti? E' evidente che gli USA non sono sprovveduti al punto di non porsi questo problema. Il guaio é che di soluzione ce n'é una sola, debolissima: la futura presenza nel Governo post-elettorale anche di una rappresentanza Sunnita che, bisticcio di parole, sarà rappresentanza ma non potrà, quale sia, essere rappresentativa.
E' possibile pertanto che il clima bellico prosegua, anzi, in certe zone si intensifichi.

NON SI RISOLVONO I PROBLEMI DEGLI USA (E NOSTRI)
Ma allora quali problemi dovrebbero essere risolti dal voto?
Quelli, almeno spera Bush, degli americani. E quelli, sperano in tanti nei vari Paesi, degli Occidentali. Si insedia il nuovo Governo, ovviamente filo-USA e loro alleati, che prende le redini del Paese, sicurezza compresa, produzione e distribuzione del petrolio comprese.
Non sarà, purtroppo, così perché il Governo non avrà la forza per subentrare ad americani e alleati. Si continuano a leggere i fatti irakeni come l'azione di terroristi o di guerriglia. Non é così, come si vedrà nel prossimo paragrafo. L'unica variante potrebbe essere quella che ad una richiesta da parte del nuovo Governo di mantenere la presenza militare Bush risposta affermativamente, ma non gratis come ore bensì a pagamento (in petrolio)

IL PROBLEMA VERO E' CHE LA GUERRA CONTINUA
Il problema vero, di cui nessuno parla, é che la guerra non é mai finita. Prima si é sottovalutata la resistenza dopo la famosa dichiarazione di Bush ("la guerra é finita"), ritenendo l'azione di pochi sfegatati che non volevano rassegnarsi alla fine del regime. Ci si é accorti dopo che non era proprio così, ma si continua oggi a parlare, appunto, di terroristi e guerriglieri.
Il nostro giornale é stato l'unico a prendere sul serio una dichiarazione, prima del conflitto, di Terek Aziz che sosteneva che l'Irak era in grado di resistere nove anni. Come? Non certo sul campo per l'enorme sproporzione di armamenti, nulla la copertura aerea, e nelle comunicazioni e nella intercettazione delle comunicazioni.. La guerra era stata pianificata a tavolino, come dimostra la frequenza, la distribuzione nel territorio, la preparazione di certe azioni, arrivate persino a violare una munitissima base americana. Non sarà un Governo Scita, o a maggioranza Scita, ad avere ragione dei "belligeranti".

RISULTATO: CONTI FATTI SENZA L'OSTE
Che i conti siano stati fatti, alla Rumsfeld (quello che liquidava le cautele europee con uno sprezzante "cose da vecchia Europa", cui risposte il Presidente della Commissione europea Prodi dicendo che in realtà erano "cose della saggia Europa"), e cioè senza l'oste lo hanno dimostrato mille cose. In primis il grande tributo di sangue - 1352 soldati alla data di uscita del giornale - pagato dagli USA, ed anche da altri Paesi, con uno stillicidio quotidiano che dà la misura dell'efficacia bellica della via scelta per contrastare USA e alleati. Poi una serie di altre cose cui adesso va ad aggiungersi clamorosamente una vera e propria "perla" sul terreno economico.
Si ricorderanno le polemiche in ordine agli appalti per la ricostruzione cper i quali gli USA avevano chiaramente detto che sarebbero toccati a quei Paesi che avevano sostenuto il peso della guerra contro Saddam. Niente, cioè, a imprese francesi e tedesche. Imprese e USA e inglesi dunque in prima fila con assegnazioni anche abbastanza discusse. Ma c'é chi ha fatto le valigie e chi é molto tentato di farle. Una delle imprese assegnatarie, l'americana Contrack International, ha addirittura rinunciato ad un appalto avuto tempo fa per qualcosa come 325 milioni di dollari, non noccioline, e con una struttura già organizzata di 2.000 persone, motivando con l'impossibilità di fare fronte ai costi per la sicurezza. Non é un bel segnale, che del resto si aggiunge ai conti profondamente sbagliati sui vantaggi che avrebbero dovuto venire, e non sono venuti, dai pozzi di petrolio, un tempo al lavoro per rifornire solo Russia, Francia, Italia, Giappone e qualcun altro ma non gli Stati Uniti.

RISULTATO DEL RISULTATO
Il risultato del risultato di cui sopra é che si resterà impantanati fino a che non verrà definito il mosaico complessivo la cui impostazione potrebbe avviarsi con le elezioni palestinesi e la svolta di Sharon. Dopo la Guerra del Golfo, sventato il rischio di una turbativa di forze ove a Saddam fosse stato lasciato il Kuweit, l'equilibrio nello scacchiere era assicurato. Oggi, a bocce ferme Israele, Siria ed Iran si accompagna un Irak militarmente ed economicamente debole. Non costituisce, di fatto e purtroppo, un  problema il popolo curdo, da sempre bastonato da tutti.
E Bin Laden?
Se si parla di Irak viene evocato a sproposito: Lui e il suo movimento continuano a puntare a Riad, Era il vero obiettivo che però la non programmata distruzione delle Torri Gemelle (che pensavano avrebbero retto all'impatto degli aerei) ha reso di quasi impossibile perseguimento per la reazione che si é determinata.
Posto che lui ci sia ancora.
Luca Alessandrini

GdS 10 I 2005 - www.gazzettadisondrio.it
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