Homepage
Italia e mondo
Provincia di Sondrio
Nostra Provincia
Fatti dello Spirito
CCCVA
Prodotti
Nostri personaggi
Galleria
Siti segnalati
Contatti
 
sito realizzato da
nereal.com . 2006
 
 


Tutti i contenuti di questo sito, salvo ove diversamente specificato, sono pubblicati secondo la licenza d'uso Creative Commons.
 

NAZIONE O PROVINCIA?
 di Aventino Frau

    11 settembre_ la Pearl Harbour di una anomala terza guerra mondiale

La mozione unitaria del centrosinistra sul ritiro immediato del contingente italiano dall’Iraq ci induce ad alcune riflessioni sulla nostra situazione nazionale.
Subito dopo il crollo delle torri, mi permisi di definire l’11 settembre come la Pearl Harbour di una anomala terza guerra mondiale, esplosa fragorosamente e proditoriamente e, anche questa, rivolta contro gli Stati Uniti, gigante dai piedi di argilla, incapace – nonostante i suoi celebrati servizi segreti – di prevedere, di sapere, di impedire.

A quella data fummo tutti americani. Anche gli avversari di Bush videro in lui il capo di una nazione forte, unita, solidale, ferita.
Si proclamò la guerra al terrorismo, alle centrali di tale potere, agli Stati canaglia, ai finanziatori. Si stanò Bin Laden in Afganistan pur senza catturarlo, si rovesciò il regime dei talebani, si aprì a maggior margini di libertà, almeno giuridica, un Paese condizionato da un regime religioso, opprimente e retrogrado.
Poi venne l’Iraq, il terribile Saddam che andava colpito perché pericoloso detentore di armi micidiali, dittatore oppressivo di un popolo e delle sue minoranze etniche e maggioranze religiose.
La guerra lampo ebbe successo militare, anche se contestata da più parti; la “difesa preventiva” motivò – con forte discutibile innovazione politico-giuridica – una operazione che la dirigenza statunitense fece senza una adeguata valutazione delle conseguenze non militari ma politiche.
Non si è vinta la pace, ma si è abbattuto un dittatore e si è data al popolo iracheno una libertà teorica che non sa gestire.
Le truppe angloamericane, da liberatrici sono divenute occupanti, ma hanno impedito, per il momento, il sogno sciita di una Repubblica islamica e teocratica (un altro Iran) e quello dei seguaci di Osama Bin Laden di fare dell’Iraq, dopo la fine dell’Afganistan talebano, una rinnovata centrale del terrorismo islamico mondiale. Una valutazione su tutto questo, sulla strategia mondiale di lungo periodo da ciò nascente, sui pericoli che il terrorismo rappresenta per tutto il mondo, la politica italiana l’ha fatta assai poco. Ha rincorso legittime emozioni, i sentimenti ahimè sempre mutabili ed influenzabili della gente, ha generalizzato episodi vergognosi ma certo isolati, ha preferito cercare colpe e colpevoli piuttosto che cercare ragionevoli soluzioni.
La cosa più triste è che si è trasformato un grande problema del mondo in un fatto di politica interna, di competizione elettorale, di polemica di basso profilo.
Non siamo teneri con molte posizioni del governo ma il vedere tutta l’opposizione – dai cattolici post democristiani ai post comunisti ed ai neocomunisti – unita su una mozione che copre profonde divisioni interne è ben triste. Come può il nostro Paese considerarsi grande, partecipare al G8, se al proprio interno anche i problemi più gravi vengono ridotti a speculazione elettorale e la possibilità – con il ritiro immediato delle truppe – di assistere ad una terribile guerra civile e religiosa, viene considerata solo al fine di cercare responsabilità politiche, da imputare elettoralmente? Forse vale la pena di ripensarci a fondo, di ricercare le ragioni del nostro essere Stato perché Paese, di rappresentare meglio lo spirito della gente dalla quale ci si distacca sempre di più.
Aventino Frau

GdS 20 V 2004 - www.gazzettadisondrio.it
_______________________________________
 

Torna a Italia e Mondo
                                                 Torna all'indice generale

  Torna alla prima pagina