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Commento sul Giurì per il poster osé
di Gianni Toffali

                  E' cambiato qualcosa da quando l'uomo era un primate?

La pronuncia dell'Istituto di autodisciplina che ha proibito l'esposizione in tutta Italia dei poster osé, ha spaccato in due l'opinione pubblica: chi ha gridato alla sessuofobia, e chi ha plaudito.
In Italia tre quarti degli spot pubblicitari vengono girati in chiave sexy, quasi a voler insinuare che gli italiani non acquistano nulla, se non presi per i sensi. Ovviamente, quelli dalla cintola in giù.
Le agenzie pubblicitarie, probabilmente ispirandosi alla concezione darwinista della conservazione e dell’evoluzione della specie umana fondata sugli istinti primordiali sessuali, vogliono inculcare nelle masse la convinzione che l'essere umano non sia molto dissimile dall’animale. Forti di questa "certezza", i pubblicitari hanno pensato di ricreare artificiosamente attraverso l'uso di spot e immagini a forte richiamo sessuale, uno stato di "fregola" permanente, che dovrebbe indurre, secondo le loro analisi di mercato, ad acquisti veloci ed istintivi di qualsiasi prodotto.
Nulla da eccepire: davvero una bella trovata! Talmente ingegnosa, che a giudicare dall’efficacia dell’erotica esca pubblicitaria (gli allocchi sbavanti che abboccando comperano tutto, non mancano mai), sembra funzionare veramente. E per fortuna che è arrivata l'illuministica dea ragione a cancellare ancestrali e primitivi retaggi del passato... quando l’uomo era si, un primate simile agli animali.
Ma oggi, se è vero che la pubblicità osé tira molto, è cambiato qualcosa?
Gianni Toffali

Gianni.Toffali@inwind.it

GdS 30 XI 2004 - www.gazzettadisondrio.it
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