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DESTRUTTURAZIONE IN CORSO
di Valerio Delle Grave

Riceviamo e pubblichiamo:

Il Presidente del Comitato provinciale dell’INAIL ha sollevato il problema relativo alla ventilata vendita degli immobili di proprietà degli Istituti di Previdenza.
E’ vero e l’iniziativa riguarda tutti gli Istituti Previdenziali, in modo particolare l’INPS.
Quella contenuta nei decreti allegati alla finanziaria è una autentica ulteriore carognata messa a punto dal governo per recuperare denaro fresco per far quadrare i propri conti.
In concreto cosa sta succedendo? Sta succedendo che il Governo obbliga gli Istituti di Previdenza a vendere le proprie sedi/residenze disseminate su tutto il territorio italiano, riservando a se stesso l’incasso (circa quattro miliardi di euro) e scaricando sugli Istituti medesimi il costo degli affitti che, in seguito a questa dissennata operazione, essi dovranno pagare per continuare ad abitare le proprie ex sedi. Una vera e propria rapina a danno dei lavoratori e degli imprenditori.
Si, perché le sedi residenziali degli Istituti sono state pagate dai contributi [solo dai contributi] versati dai lavoratori e dagli imprenditori. Bisogna ricordare che il patrimonio residenziale è frutto di sperimentata capacità manageriale e gestionale di chi si è occupato con competenza politica e amministrativa nel corso degli anni del dopoguerra. E bisogna anche sottolineare che coloro, lavoratori e imprenditori, che hanno regolarmente pagato i contributi previdenziali e assicurativi, sono stati e sono la parte migliore del popolo italiano: quella che produce e che onora i propri impegni fiscali e di solidarietà.
Va infatti ricordato che già in passato l’INPS subì una vera e propria spoliazione finanziaria causata dalla crisi monetaria provocata dalla guerra voluta dal governo fascista, al quale va comunque dato merito di avere salvaguardato, bontà sua, il patrimonio immobiliare.
L’Istituto, vittima del sistema a capitalizzazione che fu sostituito solo con la legge n. 153 del 1969, fu tuttavia fortemente condizionato nell’esercizio delle sue prerogative e, a soffrirne le conseguenze, furono i lavoratori aventi diritto alla pensione.
Ora, al di la di ogni considerazione politica, si pone un problema di ingerenza coatta negli interessi di Enti che, pur appartenendo al patrimonio pubblico non sono di proprietà della Stato; in specie è il caso dell’INPS.
E’ per questa ragione che i CIV (Comitati di controllo e Vigilanza degli Istituti) hanno deciso di impugnare il provvedimento di fronte al Tar.
E’ come se il sindaco di un comune, per far quadrare il suo bilancio, decidesse di mettere in vendita la propria sede per poi pagarne in seguito l’affitto attraverso l’aumento della addizionale IRPEF. Ma c’è di più. L’operazione messa in atto dal governo è come se il sindaco mettesse in vendita la chiesa parrocchiale per incassarne il ricavato costringendo il parroco e i fedeli ad accollarsi il pagamento dell’affitto.
Insomma, di fronte a questo ennesimo atto di avventurosa politica economica e finanziaria del governo si sono mossi i Comitati di controllo ricorrendo alla magistratura.
Nel contempo il ministro del Welfare Roberto Maroni, interpellato da alcuni giornalisti, mostra il pollice verso rispondendo che: “il governo è assolutamente in grado di valutare se le preoccupazioni degli Enti previdenziali siano fondate o no”. Come dire: il governo sa quello che fa, e quello che fa è giusto!.
Questa è una ulteriore inquietante occasione per chiederci a quale senso democratico rispondono simili atteggiamenti.
C’è una fonte alla quale il governo attinge certi messaggi ed è la politica di Bush il quale, secondo gli esperti, ha deciso di destrutturate la pubblica amministrazione attraverso l’azzeramento fiscale. Una volta raggiunto l’obiettivo il risultato sarà: ognuno per se e Dio per tutti. Chi può comprerà i servizi di cui necessita e chi non può si affiderà alla pubblica carità.
Sappiano comunque i pensionati e gli utenti degli Istituti Previdenziali (all’incirca 50 milioni di cittadini) che, lungi dall’aspettarsi adeguamenti e miglioramenti delle prestazioni, se va in porto quella iniziativa dovranno attendersi solo ed unicamente restrizioni, a favore delle grandi lobby finanziarie e assicurative private.
Valerio Delle Grave

valeriodallegrave@virgilio.it

GdS 20 I 2005 - www.gazzettadisondrio.it
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