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I ""Tiket"" (e le beffe)
di Valerio Delle Grave

 Riceviamo e pubblichiamo:

Il caso che desidero sollevare non tratta di malasanità ma di mala-legislazione e mala-burocrazia.
Centra la stramaledetta burocrazia, spesso provocata da scelte politiche o da formulazione di leggi farraginose, comunque approvate da chi dovrebbe, prima di esprimere il proprio voto, verificare che il testo oggetto di approvazione non contenga elementi persecutori nei confronti dei cittadini tenuti a rispettarle.
Il caso in questione riguarda una signora di 62 anni, separata legalmente, sprovvista di qualsiasi reddito, con affitto di casa da pagare, “che non rientra tra coloro che hanno diritto all’esenzione da Tiket perchè non é pensionata”.
La signora é cagionevole anche di salute e stante le sue condizioni é in difficoltà a rivolgersi al servizio sanitario a causa degli alti costi.
La procedura che gli é stata suggerita dal patronato sindacale al quale si é rivolta per avere aiuto é la seguente: per avere diritto alla esenzione dai tiket deve recarsi al Centro per l’impiego, iscriversi negli elenchi anagrafici dei disoccupati, dichiararsi disponibile per essere avviata al lavoro, compilare una serie di moduli cartacei; essere successivamente chiamata a colloquio, poi, finalmente, una volta fatti i debiti accertamenti da parte degli uffici competenti, potrà ottenere il diritto alla esenzione.
Ovviamente il patronato conosce le leggi e la procedura da seguire, e così ha consigliato e aiutato l’interessata. Ma questo non é il punto.
Il punto sta nella farraginosità della legge, che crea difficoltà al comune cittadino e complicazioni al personale addetto alla macchina burocratica, tanto da vanificare nei risultati pratici i buoni propositi che sono stati, e dovrebbero ancora essere, alla base dell’accordo tra Assessorato alla Sanità della Regione Lombardia e i sindacati, sottoscritto nel novembre 2003.
Desidero denunciare pubblicamente questo fatto perché mi ha colpito la veemenza con cui il Consigliere Regionale G.M. Bordoni si é rivolto al Consigliere Marco Tam e al sindaco di Morbegno Giacomo Ciapponi, apostrofando il primo da “talebano” e il secondo da “sfascista”. Certo non é stato fatto spreco di Bon-Ton.
Ora, io non voglio entrare nel merito della incipiente propaganda elettorale e degli scontri tra fazioni politico – partitiche; mi limito solo a rammentare agli uni e agli altri (di maggioranza e di opposizione) che nel solenne momento in cui si votano le leggi in Consiglio Regionale si abbia presente e imperante, prima di ogni altra considerazione di merito, la dignità dell’utente di quelle leggi, il quale é una persona umana, spesso tra le più bisognose, che di tutto ha bisogno tranne che di beffe.
E’ un invito che rivolgo agli eventuali candidati e un buon proposito che suggerisco a tutti coloro che intendono cimentarsi con cariche elettive nelle istituzioni pubbliche.
Valerio Delle Grave

Vdalleg@tin.it

GdS 2 III 03  www.gazzettadisondrio.it
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