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Cesare Cantù e la musica
di Oscar Tajetti

                     Duecento anni fa (il 5 dicembre) nasceva Cesare Cantù

Il 5 dicembre 1804 nasceva a Brivio Cesare Cantù. Dopo aver studiato a Milano presso il Collegio S. Alessandro, si trasferì a Sondrio per dedicarsi all’insegnamento e successivamente, nell’anno scolastico 1827/28, a Como, per tenere le lezioni al “Cesareo Regio Ginnasio”.
Soprattutto storico (oltre alla sua Storia della Città e Diocesi di Como fu il primo a pubblicare una Storia Universale) ma anche pedagogista, novelliere, romanziere. Convinto esponente del romanticismo italiano in opposizione al razionalismo illuministico, ammiratore e imitatore del Manzoni, contrario al Monti. Compromesso dalle sue amicizie con liberali e con cospiratori quali ad esempio il Romagnosi, venne incarcerato dal governo austriaco dal novembre 1833 all’ottobre 1834. Lo stesso anno, in seguito ad un articolo apparso sull’Europa Centrale che ne annunciava la morte, Giuseppe Mazzini scriveva da Losanna a Gaspare Rosales: “Perdio! Sarebbe vero di Cantù?”.
Prosciolto dall’accusa di alto tradimento, venne liberato ma comunque esonerato dall’insegnamento. Nel 1847 gli venne pure sospesa la pensione a causa di un discorso da lui tenuto a Venezia al Congresso degli scienziati. Nel 1848 dovette fuggire a Torino, ma fece ritorno non appena gli giunse la notizia del sollevamento della popolazione milanese e partecipò al moto della Val d’Intelvi.
Fu la personificazione di quel cattolicesimo liberale che, con la massima coerenza, seguì come ideale anche quando svanì il sogno di un’Italia neoguelfa, federata sotto la guida del papato. Benedetto Croce disse che nessuno, fra i cattolici liberali, “era più professionalmente storico del Cantù”.
La sua posizione neoguelfa, sostenuta spesso con acredine, gli valse l’accusa di clericalismo da parte dei liberali. Deputato alla camera dal 1861 al 1867, fu contrario alla riforma anticlericale. Grazie al suo passato patriottico, unito alla sua riconosciuta competenza, venne nominato soprintendente dell’Archivio di stato di Milano, cosa che gli permise di continuare con maggiori possibilità la sua attività di storico. La sua bibliografia, redatta da A.Vismara, conta ben 514 opere e non ha carattere di completezza. Moriva a Milano l’11 marzo 1895.
Meno noti i suoi rapporti con la musica. A parte il sermone Giuditta Pasta a Como, famoso per gli sviluppi cui portò nonché per le censure governative, scrisse un libretto (Cantate Sacre per Venerdì di marzo aggiuntovi l’Inno alla Croce, Como, Ostinelli, 1851), posto in musica dal maestro di cappella del SS. Crocefisso, Angelo Pellegrini; purtroppo la partitura di tali cantate è andata persa.
Giovanni Cesare Pascucci (Roma, 1841-1919), maestro di cappella a Subiaco, direttore d'orchestra e pianista, mise in musica un altro libretto del Cantù: La Passione di Cristo pubblicata a Roma nel 1875 dai fratelli Monaldi.
Su testo di Cesare Cantù Dario Fabiani, autore poco noto, ma che diede alle stampe circa duecento sue partiture, compose Il Delatore per voce e pianoforte (Torino, Giudici e Strada, s.d.); Luigi Mapelli (Bellinzago 1855 - Milano 1913), insegnante del conservatorio di Milano, la romanza per mezzosoprano Sono sola (Milano, Sonzogno, 1882) il cui testo venne pure messo in musica da Vincenzo Lacchini, (Bologna, F.lli Cocchi & Trebbi, 1888). Quest’ultimo pubblicò, oltre a varie sue composizioni, anche metodi e studi per tromba.
Il romanzo Margherita Pusterla, scritto da Cesare Cantù nel 1834, mentre era in carcere, e pubblicato nel 1838, ispirò poi Salvatore Taglioni, che compose un Ballo in prologo e otto quadri, con musica di Nicola Fornesini, da rappresentarsi il 4 ottobre 1846 presso il Real Teatro S. Carlo di Napoli, in occasione dell’onomastico del duca di Calabria. Fu inoltre ispirata al medesimo romanzo un’azione coreografica, divisa in un prologo e cinque atti, realizzata da Federico Sales e rappresentata al Regio Teatro alla Canobbiana nel 1859, su musiche di Luigi Brambilla.
Anche Domenico Maestrini, su libretto di Cassiano Zaccagnini, mise in musica una Margherita Pusterla, Tragedia Lirica (Pistoia, 1844). Così pure il più noto Giovanni Pacini (1796-1867), spesso ospite a Moltrasio della Contessa Samoyloff, scrisse, su libretto di Domenico Bolognesi, Margherita Pusterla, Melodramma tragico in 4 atti, rappresentato al S. Carlo di Napoli nel 1856.
Un altro versante di interessi musicali del Cantù è la musica popolare: a lui si deve la pubblicazione del testo di una lezione dell’Uccellin del bosco, pubblicato in “Rivista Europea” nel 1839 in uno studio dal titolo: Della Poesia Popolare e specialmente delle romanze spagnole. Anche nell’opera Della letteratura: discorsi ed esempi in appoggio alla Storia Universale (Torino, 1841) il Cantù segnala vari canti popolari lombardi.
Per concludere, ci piace riportare due similitudini tratte dalle opere narrative del Cantù, le quali confermano i suoi interessi e la sua discreta cultura in campo musicale: “… i ragazzi che, come canne d’organo, gli crescon d’intorno…” e “… somigliante all’organista che tasteggia sottovoce nel tono in cui ha sonato dianzi e deve sonare ancora fra poco, tale seguiva egli con tronchi motti, sinchè tornava su…”
Oscar Tajetti

GdS 30 XI 2004 - www.gazzettadisondrio.it
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