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“IL MISTERO DEL CASTEL MASEGRA”:
UNA FICTION “VERA” AMBIENTATA
NELLA VALTELLINA DEL XVII SECOLO

di Nello Colombo

"Il mistero del Castel Masegra" é un film di 80 minuti in cui realtà e fantasia, terzo millennio e 17° secolo, si fondono, si intrecciano, si riconcorrono, si sbeffeggiano, si spaventano, si addolorano sino al finale che riapre la ricerca per venire a capo del mistero.
Il 7 luglio, durante le manifestazioni estive del Comune di Sondrio, é in programma una proiezione pubblica alla Garberia.

Il viaggio è da poco finito, ma tutto sembra iniziare soltanto adesso.
Esausto, ma veramente felice e orgoglioso di aver sfidato mari infidi con i miei ragazzi che, con un pizzico d’incoscienza, mi hanno eletto loro nocchiero seguendomi in un’avventura meravigliosa nel passato, veleggiando oltre l’immaginario per dar vita a personaggi illustri che hanno reso glorioso il passato della nostra valle.
Un viaggio diretro al sol del mondo sanza gente di cui ho annotato pazientemente alcune tappe sul mio diario di bordo.

Oggi, 3 ottobre dell’ anno…

Abbiamo dovuto superare la stanca della bonaccia infida che a lungo ci ha impedito di salpare.
Abbiamo dovuto affrontare aspre procelle, il gelido soffio dell’austro e i tormentosi giorni di un’arsura senza fine.
Abbiamo dovuto difenderci, inermi, dall’attacco all’arma bianca di spietati bucanieri che più volte ci hanno negato un facile approdo. Soli sul gorgo dell’abisso, abbandonati alla furia dei flutti, con un fragile vascello dalle vele tormentate dal vento, voltate e rivoltate come una coperta troppo corta, la cambusa troppo vuota, il cuore troppo gonfio di emozioni contrastanti, troppe volte siano stati tentati di volgerci indietro, di ricusare il passo, o di gettare l’ancora.
Eppure nessuno ha lasciato il suo posto: i mozzi nella stiva a ramazzare, la ciurma a governare randa, trinchetto e velaccini, l’esperto timoniere sul ponte di comando che beccheggiava a prua, la vedetta in cima all’albero maestro.
Giorni e notti, senza mai riposo, abbiamo navigato fendendo le nebbie nella rada. Mai però siamo andati alla deriva, perché una stella in fondo al nero pece della notte ci ha mostrato il cammino, anche quando tutto sembrava perduto, anche quando le ultime, stremate energie non ci sorreggevano più.

Oggi, 5 Giugno dell’anno…

Qualcuno finalmente dal pennone più alto ha gridato l’emozione selvaggia di aver visto terra! Terra! Il nostro viaggio era finito! Ed è allora che tutti abbiamo capito quasi con dolore che l’impresa era sì compiuta, ma che, compagni di viaggio e di vita per oltre sette lune, ci saremmo persi per lidi diversi, forse senza più vederci.
L’ultimo viaggio per la mia “Ligari”, con il mio fedele equipaggio, finisce qui. Né ce ne saranno altri. Non avrò più re o regine a cui inchinarmi, e l’unica mia patria sarà il mondo, l’unico tetto sul mio capo sarà il cielo.
Libero, maledettamente libero di riparare nel mio porticciolo segreto in cui vivere di ricordi, mai dimentico di tutti i miei prodi marinai.
Addio, miei fidi lupacchiotti di mare che mi avete affidato fiduciosi il segreto della vostra anima e delle vostre menti, e addio anche a voi vecchi filibustieri, veterani di mille battaglie, avvezzi più ai sogni che alle armi, voi che avete varcato acque infide e limacciose senza la paga di un doblone.
Il nuovo mondo è appena scoperto, tanti forse ci seguiranno nell’impresa, ma nessuno mai cancellerà l’emozione del nostro viaggio oltre l’ignoto.
Nello Colombo

GdS 25 VI 2005 - www.gazzettadisondrio.it
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