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CINEMA: FORMULA PER UN DELITTO
di Mirko Spelta


Esiste il delitto perfetto? Si può commettere un omicidio senza lasciare traccia? La domanda non è nuova, e meriterebbe approfondimenti di medicina legale e di scienze forensi cui in questa sede riteniamo di dover soprassedere.

Ad ogni modo Sandra Bullock si confronta con una parte non facile, inizialmente dura e decisamente impopolare, per poi dipingersi di umana debolezza. Un ruolo impegnativo a dispetto del viso angelico di un’attrice che passa con disinvoltura dalla commedia brillante di “Miss detective”, all’action Movie rumoroso (“Demolition man”), all’opera introspettiva (“28 giorni”) fino a giungere a questa nuova detective struccata, decisa ma pronta per l’analista.

Per il resto il film è discretamente tecnico, a tratti emotivamente coinvolgente (sopratutto quando pone l’accento sulla solitudine adolescenziale ed i suoi risvolti psico-patologici, che sono traversali rispetto alla differenza sociale), anche se ripropone un motivo, quello tra i teen-ager americani e la morte, non nuovo ma ben suonato dai due giovani di talento Ryan Gosling e Michael Pitt.

Le definizioni medico legali e l’ambiente giuridico americano sono ben descritti e senza nessuna poetica aggiunta, dunque tutto sommato un film migliore di molti suoi predecessori.

Dunque non è “con Air”, ma non merita di essere troppo bistrattato dagli amanti del genere.
Mirko Spelta

               
Per comunicazioni all'autore della recensione:
                ginodilegno@inwind.it

GdS 8 X 2002  www.gazzettadisondrio.it 

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