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GRANDI VINI DI VALTELLINA: UNA FONDAZIONE. MA ANCHE ....
di Alberto Frizziero
L'assemblea del Consorzio Tutela Vini - Problema composito - L'Authority - La via c'é - Piano, Authority e Zona protetta - Proposte non convenzionali - Possibili in dodici mesi - Fra dodici mesi o fra dodici anni?


L'ASSEMBLEA DEL CONSORZIO TUTELA VINI
Domenica 16 giugno il Consorzio Tutela Vini ha tenuto la sua assemblea con foltissima partecipazione di soci e Autorità convintamente sostenitrici del programma indicato dal Presidente Maule e dal direttore Panont.
Punto centrale nei commenti é stata l'ipotesi di una Fondazione per la tutela del versante terrazzato , un mix, com'é stato detto, di pubblico e di privato.
L'argomento era stato già da noi trattato su questo giornale - ed é tuttora leggibile - l'otto maggio scorso con ampiezza di valutazioni ed anche di proposte. Merita di essere ripreso ora, dopo la citata assemblea.

PROBLEMA COMPOSITO
Come abbiamo già scritto nel precedente articolo il problema non é solo economico. Ci sono gli aspetti idrogeologici e quelli paesistici o paesaggistici che dir si voglia, senza sottovalutare in diverse parti l'attenzione di protezione civile per l'esistenza, ai piedi del versante terrazzato, di molti abitati e di molte case sparse che una cattiva manutenzione dei muretti sovrastanti o un'alterazione dei deflussi idrici possono mettere a rischio.
Ricordato nel precedente articolo il triplo interesse per la tutela e la valorizzazione dei terrazzamenti, quello privato ma anche quello pubblico, doppiamente pubblico, consegue che la soluzione coordinata dei problemi vuole che ciascuno faccia la sua parte.

L'AUTHORITY
Già dicevamo allora che la Fondazione ipotizzata dal Presidente Maule può essere utile, ma non risolutiva, perché in realtà occorre qualcosa di più, una sorta di Autorithy che disponga non soltanto delle necessarie risorse, ma di qualcosa - per quanto strano possa sembrare - di ancor più importante. Ci riferivamo, e ribadiamo, alla possibilità giuridica di intervento.
Oggi le competenze sono frammentate e per giunta non coordinate. Regione, Provincia, Comunità Montana, Comuni, ex Genio Civile, Uffici o funzionari preposti agli aspetti ambientali, eventualmente la Sovrintendenza, per certi aspetti Camera di Commercio, per altri Impianto pluvirriguo ex-BIM, Consorzio di Tutela e qualche altro soggetto minore locale. Discorso analogo per i canali di finanziamento.
Occorre in realtà portare a sintesi il problema.

LA VIA C'E'
La via c'é, per molti versi innovativa e di non difficile realizzazione.
L'intero versante terrazzato da identificare come "area protetta", evitando però le controindicazioni abituali che generano comprensibili resistenze da parte delle popolazioni e degli Enti Locali. Normalmente infatti quando si attiva un'area protetta il risultato é che arrivano i vincoli. La parte propositiva, sempre esposta a sostegno, in genere tarda ad arrivare e spesso non arriva mai. In questo caso la logica dei due tempi é un nemico, é una ipotesi da non prendere per nulla in considerazione.
La simultaneità é condicio sine qua non.

PIANO, AUTHORITY E ZONA PROTETTA
La legge regionale approva simultaneamente il Piano Territoriale Paesistico - per il versante terrazzato, visti i tempi che si profilano per il Piano che rischia di scivolare alla prossima Amministrazione Provinciale, eventualmente anche un Piano-stralcio apposito, piano di notevole rilevanza comunque riguardando uno sviluppo di versante superiore ai 30 Km -, l'istituzione di area protetta e l'organo di governo, una Authority di gestione che ha il suo riferimento nel Piano e il controllo da parte della Provincia. A latere i Consorzi di cui s'é detto nel precedente articolo e, come elemento propositivo la proposta Fondazione cui, fra l'altro, potrebbe essere demandato di essere strumento agile per il delicato problema delle vigne abbandonate. In questo però con l'efficace supporto dell'Authority che potrebbe avere - la Fondazione no - la possibilità di utilizzo della legge sulle terre incolte, non tanto per essere usata - anche questo nei casi-limite però -  quanto per incentivare le soluzioni transattive.

PROPOSTE NON CONVENZIONALI
Ci si rende conto che si tratta di proposte non convenzionali, certamente innovative e dunque, come tutte le proposte innovative, tali da essere comprese con difficoltà e perseguite con ancora maggiore difficoltà.
Occorre una classe dirigente, politica, istituzionale, economica che sappia misurarsi con il futuro, anticipandolo e preparandolo.
Ci sono esempi illuminanti in proposito. Basti pensare, per fare un esempio, a vistosi casi di collaborazione privato-pubblico "inventati" a fine anni '70 nel Comune di Sondrio, soluzioni poi "esportate" addirittura a Milano e negli anni successivi diffusesi in Italia, e non ancora abbastanza. Non solo questo, ma addirittura nuovi strumenti di gestione non previsti dalla legislazione vigente, ma non in contrasto, che permisero lo sviluppo altrimenti impossibile con l'applicazione letterale della normativa vigente.

POSSIBILI IN DODICI MESI
Sulla base di quella esperienza possiamo dire con assoluta certezza che la proposta avanzata é realistica e fattibile nel giro di dodici mesi, sol che la si riesca a comprendere e lo si voglia.
Non ci é passata inosservata la citazione del consigliere regionale Bordoni, che di territorio se ne intende anche professionalmente oltre che istituzionalmente quando ha rilevato con soddisfazione che finalmente si capisce che il problema del versante terrazzato non é solo un problema territoriale. Visto il suo ruolo in Regione, - e sicuramente sarebbe su questa linea anche l'altro consigliere valtellinese, Tam -, il cammino in Regione di questa proposta potrebbe essere abbastanza agevole. Anzi, sotto certi profili privilegiato, trattandosi di una assoluta innovazione nel contesto nazionale, e utilizzando a tutto campo tutte le competenze oggi regionali dopo la parziale devolution approvata nello scorcio finale della precdente legislatura.

FRA DODICI MESI O FRA DODICI ANNI?
Ci si arriverà? Per arrivarci ci si arriverà. Si tratta solo di vedere se fra dodici mesi, come sarebbe possibile, o fra dodici anni come si può temere.
La via da scegliere sta in tutte le Autorità che convintamente hanno dato la loro adesione in sede di assemblea del Consorzio di tutela. Se alle parole dette in quella occasione seguiranno i fatti i dodici mesi potrebbero anche starci.
Alberto Frizziero

GdS 8 V 02

 

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