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ICI E CHIESA. SOLITO TORMENTONE 11 12 10 18
Glauco Santi

Eicomincia come ogni anno, in corrispondenza della approvazione della legge finanziaria, il "tormentone" dei soliti ambienti, radicali e laicisti, sulla presunta ICI non pagata da parte della Chiesa Cattolica.
Ancora una volta bisogna ribadire che un conto sono le attività con fini di lucro, che devono giustamente essere tassate, e un conto sono quelle, non a fini di lucro, che è giusto che non siano tassate in alcun modo.
Le attività commerciali svolte da enti della Chiesa sono tenute a pagare l'ICI. Eccome.
Così come gli immobili di proprietà di enti religiosi, dati in affitto, ne sono soggetti, e tali tasse, come è giusto, vengono puntualmente pagate.
Altra cosa invece sono le esenzioni previste per le attività solidali caritative culturali e assistenziali, senza fini di lucro, le quali sono previste non solo per la Chiesa Cattolica ma anche per ogni altra religione che abbia stipulato intese con lo Stato Italiano e così per ogni altra attività associativa non profit, laica o religiosa.
Che significato potrebbe avere tassare realtà le quali svolgono un servizio di interesse e beneficio pubblico? Vogliamo tassare anche la Caritas o tutte le realtà di solidarietà e assistenza ai poveri?
Sarebbe miope.
Proprio in un periodo in cui, finalmente, si sta riscoprendo il valore della sussidiarietà e il valore del cosiddetto "privato sociale"?
Lo Stato, purtroppo, non ha più risorse per il mantenimento di tanti servizi di welfare e se non ci fossero quelle realtà, laiche o religiose che siano, che suppliscono con la loro meritoria opera educativa caritativa e assistenziale di volontariato, non si saprebbe veramente come fare.
E' bene perciò continuare a sostenere, con forme di detassazione, chi, senza fini di lucro, fa un'opera generosa di servizio alla collettività tutta, proprio perche', in una società laica, la prima responsabilità nella assistenza sociale ricade sullo Stato, il quale non può scaricare totalmente le sue responsabilità su altri. Quindi è bene che anche le finanze pubbliche diano il loro contributo, anzi è bene che facciano molto di più.
Glauco Santi

www.gazzettadisondrio.it - 10.XII.2011 - n. 34/2011, anno XIV

 
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