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A vent’anni dalla scomparsa
del sen. Athos Valsecchi
di Alberto Frizziero

 

Vent’anni dopo - Lui - Al Governo - La lezione - Ricordi ministeriali - Niente albergo - Ma si ricorda così il sen. Valsecchi nel ventesimo della scomparsa?

Articolo pubblicato su "Il Corriere della Valtellina":

Vent’anni dopo
Ringrazio la direttrice Alfonsina Pizzatti per avermi chiesto di ricordare il compianto sen. Athos Valsecchi nel ventesimo anniversario della sua prematura scomparsa, a vent’anni di distanza da quando lo accompagnammo al camposanto di Chiavenna. In quell’assolato e caldissimo pomeriggio, quando, giunti alla sua estrema dimora, ci aveva accolto il “sorel”, quel soffio insistente, freschissimo, quasi un ultimo messaggio.
La ringrazio perché il periodo non è propizio a quel dovuto, significativo, ricordo che è stato fatto poche settimane fa per il compianto on. Libero Della Briotta, pure prematuramente scomparso poco prima del sen. Valsecchi. Iimmagino in autunno sarà Chiavenna a muoversi in tal senso (non fosse così si provvederà a Sondrio).
Quale ricordo? Facile ripercorrere le tappe “pubbliche” della sua vita. Va pure fatto, perché in quattro lustri si sono succedute le generazioni che è giusto debbano essere informate sui tratti salienti della storia patria che comprende e gli eventi e le persone. Lo faremo in sintesi per lasciare poi spazio alla memoria, di singoli episodi, scarsamente o per nulla noti, quello che serve per avere un caldo ricordo e non un arido epitaffio.
Lui
Valchiavennasco DOC, anzi DOCG, era però nato a Gravedona dove il padre, ci pare, faceva il cuoco, un signor cuoco. Laurea in lettere. Ufficiale degli Alpini. Internato in Svizzera ove si trovò con Fanfani. Accolse con sorpresa l’invito che gli veniva fatto di dare una mano, non solo in termini di collaborazione ma candidandosi. Una campagna elettorale con una posta grandissima, quella del 18 aprile del 1948. Si dette da fare, andando spesso in giro in bicicletta per la sua campagna elettorale. C’era fra gli avversari qualche testa calda, fortunatamente qui da noi pochi, e così una notte, complice il buio, gli spararono persino. Lui diceva però che la mira non l’avevano presa, era solo un mezzo per spaventarlo. Non si spaventò.
La DC aveva mandato a Roma una compagine di elevato spessore culturale. Il compito era immane: c’era da ricostruire tutto. Le generazioni di oggi non hanno neppur lontanamente idea di come fossimo ridotti. La tessera annonaria, per poter avere i prodotti alimentari (quando c’erano) durò parecchio dopo la guerra. Per anni i due-tre treni al giorno per e da Milano erano formati da una vettura e da tanti carri-bestiame, con i portelloni aperti e con panche fissate al pavimento. Ma non c’erano da ricostruire solo strade, ponti, fabbriche, case, ferrovie e quant’altro; c’era soprattutto da ricostruire moralmente il Paese e da reinventare una classe dirigente all’altezza dei problemi interni ma anche capace di reggere il confronto sul piano internazionale, già difficile per la scelta bellica.
Catapultato dalle Alpi, più Lepontine che Retiche, a Montecitorio Valsecchi, che aveva al Senato e qui un eccezionale riferimento, Ezio Vanoni, si trovò subito a suo agio applicandosi con una ricetta di valore universale: studio, studio e ancora studio e poi, per avere risultati, olio di gomito, olio di gomito, olio di gomito.. Chi volesse scavare a fondo per una cronologia completa lo troverebbe oltre che nelle Commissioni parlamentari tradizionali (fu anche prima Vice e poi Presidente dell’importante Commissione Finanze e Tesoro) in una serie di organismi che si occupavano di CNEL, di danni di guerra, di commercio, di dogane, di Mezzogiorno e aree depresse del centro-nord. Anche in Europa (Assemblea unica delle Comunità Europee) e, ante-litteram, commissario per la vigilanza sull’Amministrazione del debito pubblico. Allora le cose, nonostante gli enormi problemi, funzionavano, ed anche il controllo. Basti pensare che fu solo al termine degli anni ’60 che cominciò una brutta piega, per giunta allora ancora relativa visto che il debito pubblico superò i 10.000 miliardi (286 volte meno di oggi, in valore reale quasi un ventesimo rispetto ad oggi) intorno al 1970.
Al Governo
Al Governo nel 1958 come sottosegretario al Bilancio, Ministro Medici, Presidente Fanfani, Poi nel 1959 alle Finanze, Ministro Taviani e Presidente Segni.
Intanto Sindaco di Chiavenna, Presidente della Coldiretti provinciale, nel direttivo, di fatto Comitato promotore, dell’UNCEM, nel direttivo del Gruppo DC della Camera, poi sarà Presidente del BIM e, dal 1957, della Federbim e anche Presidente della Carlo Erba.
Continua la presenza al Governo. Oltre le due precedenti citazioni altre quattro presenze: 1963 Moro I alle Finanze con Ministro Tremelloni, 1964 Moro II idem, 1966 Moro III alle Finanze con Preti, 1068 Leone II S. alla Presidenza del Consiglio.
Poi i quattro Dicasteri. Agricoltura e Foreste (Governo Rumor dal 12.12.1968 al 8.8.1969), Poste e Telecomunicazioni (Governo Rumor dal 5.8.1969 al 27.3.1970), Sanità (Governo Andreotti dal 17.2.1972 al 26.6.1972), Finanze Governo Andreotti dal 26.7.1972 al 7.7.1973),
Premessa mancata?
Premessa mancata? No. Qianto sopra è infatti solo una sintesi. Un ricercatore puntiglioso e preciso per ricostruire il curriculum completo avrebbe bisogno di ben altro spazio…
Forse ci vorrebbe qualcuno con la voglia di aggiungere alla pubblicistica provinciale un volume su di lui e sulla sua presenza in Valle (sui 30 anni 1970/2000 di storia valtellinese e valchiavennasca sto provvedendo io, ma chissà quando completerò i 29 capitoli…, ma questo è più facile).
Ora alcuni episodi. Significativi.
La lezione
Saccheggio la mia memoria e il primo flash, anche visivamente rimasto impresso, è quello di una grande tenerezza. Nella sua casa di Chiavenna, con nell’atrio la splendida copia del Poseidon - avevo fotografato l’originale nel Museo dell’Agorà in Atene -, mentre stiamo parlando di alcuni problemi – ero segretario provinciale della DC ed ero nella Valle della Mera per una serie di incontri – arriva un fanciullo, vispo e garrulo. La mamma, la signora Marisa, fa un’apparizione ma il sen. Valsecchi vuol pensarci lui. In fin dei conti era professore di lettere e poteva cavarsela anche per cose da Scuole Elementari… E così si mette a fare i compiti insieme, con un fare insieme dolce e persuasivo, in modo tale che mi è rimasto bene impresso. Per inciso quel bimbo, mi pare allora con i capelli ricci ma non ci giurerei, vispo e garrulo – questo me lo ricordo bene - è l’avv. Francesco, oggi consigliere di amministrazione dell’ENEL. Passiamo a ricordi ministeriali.

Ricordi ministeriali
- L’IVA? Martedì
Siamo nel 1972. Devono uscire i decreti dell’IVA, la nuova imposta che sta per essere introdotta in Italia in sostituzione della vecchia I.G.E.. Il sen. Valsecchi ha già avuto modo di urtarsi con la grande stampa che vorrebbe la pubblicizzazione della nuova imposta con pagine sui principali quotidiani. La risposta è stata negativa, testimonianza diretta personale “Perché devo spendere 5 o 6 miliardi di denaro pubblico quando ho la TV gratis?”
Il Ministro delle Finanze sta procedendo perché il lavoro è impegnativo, e darà i suoi frutti compreso l’innovativo reclutamento del personale su base regionale. Ogni cittadino da allora può andare a fare il concorso nella regione che vuole ma, se assunto, non può essere trasferito. Ciò per evitare la rotazione continua e lo svuotamento di certi uffici con altri che invece vengono sovraccaricati. Venerdì 22 dicembre lo scambio degli auguri natalizi con il Direttore generale. Valsecchi gli dà un arrivederci a martedì. Il Direttore fa anche gli auguri di buon anno. Valsecchi gli dice che tanto si vedono martedì. Il Direttore ribatte che martedì è, appunto, il due gennaio. Valsecchi lo corregge precisando che l’arrivederci è a martedì 26. Risposta: ma è S. Stefano. Lo so. Ma sono a Cortina. Anch’io a Medesimo. Il 26 prendiamo l’aereo, facciamo i decreti che il Paese aspetta e il 31 andiamo a passare l’ultimo dell’anno con le nostre famiglie… L’IGE in pensione, dal 1 gennaio l’IVA.
Andò così. La sera in famiglia ad attendere la mezzanotte. Ma il primo giorno dell’anno Valsecchi fu in bassa Valle, in tre riunioni, mattino, pomeriggio e sera, due di CCDD e una DC.. Era sempre con la gente. Stava bene insieme con la sua gente.
- Il Sindacalista
Siamo nel 1969. Ministro delle Poste. C’è il problema del contratto. Valsecchi chiama CGIL, CISL e UIL facendo presente che ha avuto 300 miliardi dal Governo. Inutile il rito degli incontri, delle pause, della mobilitazione e così via. I soldi sono quelli,vediamo di utilizzarli al meglio. Per la prima volta le cose vanno lisce, e in pochi giorni il contratto è chiuso aggiungendo in tutto solo 10 o 20 miliardi. Apriti cielo! Si scatena la bagarre degli autonomi. Valsecchi scopre che nelle Poste ci sono 700 sindacati, qualcuno con tre o quattro aderenti. C’è persino un Sindacato dei postini di Ostia. Non si spaventa neanche quando gli scioperano contro perché ha trasferito a Ostia, sempre in Comune di Roma, un usciere che non sapeva fare il suo mestiere.
Fine marzo del 1970. Il Ministero Valsecchi passa le consegne a Giacinto Bosco, suo successore. Subito dopo il Direttore generale gli fa presente che fuori c’è il tale che gli vuol parlare. Il tale è il peggiore di tutti i sindacalisti autonomi. Valsecchi incuriosito è sorpresissimo quando quel tale, il peggiore di tutti, lo ringrazia. Anzi è venuto apposta per ringraziarlo. Qualcosa non quadra con i comportamenti precedenti e Valsecchi glielo dice. La risposta è illuminante: “Signor Ministro, io ho una base che porta avanti alcune cose. Certe volte cose campate per aria, ma il mio dovere è quello di portarle alla sua attenzione. Il suo dovere era quello di fare il Ministro e quindi di dire di no alle richieste non adeguate. Purtroppo con qualche predecessore che non voleva grane a domande incredibili la risposta era positiva…”. Quanti Ministri, Sindaci, assessori hanno adempiuto al loro dovere, a costo anche di impopolarità?
- Le promesse di Mansholt e il No di Valsecchi
Terme di Caracalla 1969. Oltre 100.000 coltivatori diretti tengono la loro assemblea annuale, presente ovviamente il Ministro che è anche Presidente provinciale della organizzazione.
C’è Sicco Mansholt già ministro dell'Agricoltura olandese e dal 1958 Commissario della CEE responsabile della politica agricola. Padre fondatore della PAC (Politica Agricola Comune), nel 1972 è stato Presidente della Commissione europea per 7 mesi. Prende la parola e disegna un futuro roseo per gli agricoltori con un mare di promesse. Valsecchi potrebbe far finta di niente, fare il suo discorso e via. Non è da Valsecchi. Niente turbate. A chiare elettere chiarisce che il Ministro non può avallare promesse che il Governo italiano non è poi in grado di mantenere. 100.000 persone fischiano. Continuerà a ripetere e noi d’accordo con lui, che serietà ed etica politica vogliono che si dicano le cose come stanno, senza, di fatto, ingannare nessuno.
Caporale d’onore
1972. EUR, ufficio del Ministro delle Finanze. Cartella della firma. Valsecchi si ferma, guarda il Direttore Generale e gli chiede cos’è quel conto corrente. “Quello delle lotterie”. Il Ministro scopre che una parte degli utili delle lotterie nazionali vanno su un conto speciale del Ministero. Da anni vi affluiscono ma nessuno ne ha mai usato, e non sono pochi soldi.
Al mattino c’è stato in visita il Generale Comandante la Guardia di Finanza che ha disegnato una situazione a tinte fosche: auto vecchie, mezzi navali obsoleti, un solo cantiere in tutta Italia (per cui una parte di questi mezzi per le riparazioni deve girare attorno alla penisola), niente mezzi aerei. Valsecchi tiene lì il conto corrente, chiama il Generale, si mettono al tavolo i tecnici. Compra 200 Alfa Romeo, mezzi navali nuovi, gli elicotteri Nardi, alcuni dei quali ancora in servizio, e sistema tre cantieri, alto Adriatico, Mar Ligure e Sud.
Passa qualche tempo e lo invitano per ringraziarlo al Comando generale. Pompa magna, un battaglione intero schierato, invitati ad alto livello e la consegna delle insegne di “Caporale d’onore”. Valsecchi scoprirà dopo che questo riconoscimento – che lo parifica in grado al Generale di livello più elevato – non è affatto inflazionato: in tutto ne sono stati concessi quattro, di cui uno a D’Annunzio e uno a Mascagni che ha musicato l’Inno della GdF.
La sua bara nel funerale è stata portata a spalle da un gruppo di finanzieri. Che onoravano il loro “Caporale d’onore”.
Niente albergo
Al BIM, sede modesta che aveva colpito, così come l’altezza del Segretario dr.Gavazzi, Indro Montanelli che dedicò favorevolmente quasi tutta la terza pagina del Corriere della Sera all’Ente e ai suoi personaggi, c’era un imponente divano, passato dai locali a Palazzo Muzio a quelli in Via sauro. Quando c’era qualche riunione che finiva la sera tardi, oppure c’era da tornare la mattina successiva a Sondrio, Valsecchi non se la sentiva di fare i 65 km con il suo Maggiolino. Dormiva a Sondrio. “Vai in albergo, vai al Posta”. No, dormo al BIM. Sotto il divano c’erano lenzuola e coperta. Perché far spendere soldi al BIM quando possono essere risparmiati?

Ma si ricorda così il sen. Valsecchi
nel ventesimo della scomparsa?

Ma si ricorda così il sen. Valsecchi nel ventesimo della scomparsa?
Chi mette davanti a tutto gli aspetti umani sarà d’accordo. Gli altri no.
Siccome in autunno lo si dovrà ricordare in modo adeguato il mio impegno è di scrivere ancora. In tale occasione anche per chi oggi non è c’accordo, ma in tal caso per evidente necessità, e comunque sempre avendo alle spalle questa nota.
Alberto Frizziero

GdS - 30 VII 05 - www.gazzettadisondrio.it
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