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Convegno “Cooperazione e/è impresa”
di Vittoria Castagna – Floriana Caracciolo

In Lombardia 11.380 Cooperative in 17.774 unita locali

Le Cooperative rivendicano il loro essere impresa
Le cooperative lombarde punto nodale per la difesa e lo sviluppo del territorio, per il rilancio economico, occupazionale e l’integrazione sociale.
Con l’ausilio e l’impulso dell’Unione Europea.
Questi i risultati di “Cooperazione e/è impresa”, convegno organizzato da Unioncamere Lombardia in collaborazione con: Confcooperative Lombardia, Legacoop Lombardia, AGCI Federazione Regionale della Lombardia, UNCI Federazione Regionale della Lombardia

Una forma di impresa che ormai da decenni e malgrado la crisi economica cresce più rapidamente della media delle aziende sia in termini di numero che di fatturato e di addetti. Aziende che competono sul mercato globale senza perdere il loro forte legame con il territorio, creano valore per i soci e per le comunità dove sono radicate. Uno strumento economico competitivo che favorisce l’integrazione delle fasce più deboli del mondo produttivo, giovani, donne e immigrati, che qui ‘pesano’ molto più che in altri comparti economici e trovano maggiori occasioni di crescita personale ed economica. Una formula giuridica di impresa, infine, che l’Unione Europea intende promuovere e sostenere con una legislazione che consenta alle cooperative di competere in maniera sempre più completa e alla pari con altre forme d’impresa, senza rinunciare a quelle caratteristiche di mutualità e di democrazia interna che ne hanno decretato il successo.

Questo il ritratto del mondo della cooperazione lombardo e nazionale emerso dal convegno Cooperazione e/è impresa promosso da Unioncamere Lombardia in collaborazione con Confcooperative Lombardia, Legacoop Lombardia, Agci Lombardia e Unci Lombardia nell’ambito del rapporto sempre più stretto ed organico instaurato fra il sistema camerale regionale e il movimento cooperativo.

Di questo ha parlato Francesco Bettoni, Presidente di Unioncamere Lombardia che ha ricordato come l’attenzione delle Camere di Commercio al mondo cooperativo ha fatto registrare un salto di qualità grazie alla presenza di suoi rappresentanti nei Consigli camerali ed ai rapporti con le Associazioni cooperative culminati nell’Assise nazionale. “Il sistema camerale lombardo”, ha dichiarato Bettoni, “ha voluto inserirsi in questo percorso per costruire un dialogo costante con il mondo della cooperazione. La sede di riferimento proposta è il Tavolo della Cooperazione dove i rappresentanti nei Consigli Camerali possono confrontarsi ed elaborare strategie comuni. Obiettivo prioritario è valorizzare la cooperazione come componente dinamica del sistema economico e imprenditoriale lombardo. Le Camere di commercio possono mettere a disposizione del mondo della cooperazione l’esperienza e la professionalità maturata in anni di attività in favore delle imprese in materia di credito, innovazione, monitoraggio dell’andamento economico, sostegno alle imprese di nuova costituzione, internazionalizzazione. Al tempo stesso il sistema camerale può arricchirsi di principi che stanno a fondamento del mondo cooperativo quali la funzione sociale della cooperazione a carattere di mutualità e lo scopo di fornire beni, servizi e occasioni di impiego alle migliori condizioni possibili”.
Ha anche sottolineato come quella cooperativa sia “una formula che può consentire a molti piccoli imprenditori e lavoratori autonomi di conservare la propria autonomia, il proprio spirito imprenditoriale, aggregandosi ad altri soci per raggiungere dimensioni di rete adeguate a garantirsi risorse, conoscenze, servizi e strategie in grado accrescere la competitività sul mercato”.

Giulio Sapelli, ordinario di Storia economica dell’Università di Milano ha sottolineato come, nella trasformazione del sistema politico ed economico avvenuta da vent’anni a questa parte sulla spinta dell’affermazione di mercati “sempre meno imperfetti” e sempre meno condizionati dalla politica, anche le società cooperative abbiano subito una forte spinta verso una migliore organizzazione e gestione che le ha poste sul piano funzionale in piena sintonia con le imprese capitalistiche. Ma se le cooperative operano sui mercati come altri tipi di società, rimangono fortemente differenziate nella forma costitutiva: società di persone anziché di capitali con una forte spinta morale come base dello scopo associativo. La cooperazione rimane “una forma di difesa dal mercato che opera nel mercato”, che negli ultimi venticinque anni ha saputo raggiungere una piena dignità di impresa ed è alla soglia di un ulteriore mutamento, perchè ha le qualità per assumere sempre più il ruolo di “impresa morale del post industriale e dei servizi avanzati”. Tuttavia perché ciò possa avvenire è essenziale che vengano affrontati in modo congiunto i problemi dell’organizzazione e delle performance e quello della proprietà cooperativa. Per raggiungere questo scopo “la cooperazione ha bisogno di un contesto legislativo che favorisca l’autoregolamentazione della governance dell’impresa, favorendo la crescita di organizzazioni economiche trasparenti moralmente responsabili” e di sottrarsi all’opera di chi sostiene che l’impresa cooperativa deve scomparire o essere omologata all’impresa capitalistica che, ideologicamente, per alcuni dovrebbe essere l’unica forma presente sul mercato.

Maurizio Ottolini, Presidente Confcooperative della Lombardia nel suo intervento ha sottolineato come “le regole partecipative democratiche della cooperativa chiamano i soci in prima persona a prendere parte al conseguimento degli obiettivi che partono sempre da loro bisogni. E’ da qui che nasce il radicamento nel territorio, il legame stretto che le cooperative instaurano con le comunità in cui operano. Non è dunque un caso se le cooperative, a differenza di altre tipologie di impresa, non inseguono diverse condizioni produttive su altri mercati ma rimangono ancorate alle comunità locali contribuendo al loro sviluppo. La crescita porta le cooperative a fare sistema, a svilupparsi in rete e contemporaneamente a conquistarsi un ruolo di rilievo nel sistema economico e nel tessuto sociale senza venir meno a quella capacità di dialogo con la base sociale che è il loro elemento distintivo e di successo”.

Mario Mazzoleni, professore di Economia aziendale e di gestione delle aziende cooperative dell’Università di Brescia ha presentato nel corso del convegno i risultati della prima ricerca effettuata dal sistema camerale lombardo sul sistema cooperativo regionale al fine di suscitare una ‘rilettura’ della capacità imprenditoriale del movimento cooperativo. Il modello cooperativo, secondo la ricerca, ha dimostrato di saper funzionare bene, con un eccellente saldo fra natalità e mortalità delle imprese (per ogni cooperativa che cessa l’attività in Lombardia, ne nascono 13 nuove), un costante incremento degli addetti, una presenza in più settori (con particolare rilevanza in quello dei servizi) e in tutte le province lombarde. Le cooperative (non solo quelle sociali) presidiano l’area del welfare creando ricchezza sociale e con un ampio ventaglio di offerta di servizi per la comunità, offrendo anche a giovani, donne e immigrati opportunità di inserimento nel mondo del lavoro e rappresentando sia uno strumento di integrazione sociale sia di imprenditorialità. Al tempo stesso la ricerca ha messo in luce alcune criticità da superare per lo sviluppo e l’affermazione del modello cooperativo quali la mancanza di dati omogenei e aggiornati sulle attività economiche svolte, la scarsa conoscenza e diffusione di best practice, la necessità di centri di raccordo e coordinamento per tutti gli attori che ruotano intorno alle cooperative, un confronto spesso carente fra mondo cooperativo e non cooperativo.

In collegamento video da Bruxelles Apostolos Ioakimidis, della Direzione Generale Imprese dell’Unione Europea ha invece sottolineato come alcune caratteristiche delle cooperative rappresentano, a livello UE, caratteristiche distintive rispetto alle società di capitale, prima di tutte lo spirito di mutua solidarietà fra soci, l’interesse nel benessere globale delle comunità in cui operano, il fatto di non dover restituire un utile agli investitori. La politica della Commissione è improntata a promuovere il settore migliorando la consapevolezza della natura e del ruolo delle cooperative, finanziando studi europei sull’impatto positivo del grado di solvenza delle piccole imprese se operano come membri di una cooperativa (con un’incidenza del fallimento inferiore a quella registrata fra le società commerciali) e incoraggiando presso gli stati membri la creazione di cooperative di lavoratori per acquisire le quote di maggioranza di aziende in difficoltà. Orientamento della Commissione è anche quello di promuovere una riforma delle legislazioni nazionali per eliminare le restrizioni imposte alle cooperative rispetto alle società di capitale, quali la proibizione di emettere obbligazioni, i vincoli contrattuali rispetto a soggetti non soci, i limiti alla distribuzione dei profitti, alla possibilità di superare la norma una persona-un voto. In sostanza Ioakimidis ha sottolineato come la Commissione voglia stimolare una maggiore parità di condizioni operative per le cooperative in Europa. Per questo ha emanato lo Statuto per la società cooperativa europea che consente agli stati membri di accedere ad un modello di legislazione armonizzato che, ove recepito, permetterà alle cooperative di agire su base continentale. E’ stato anche ricordato che le PMI cooperative possono già partecipare a progetti comunitari finanziati dal programma pluriennale per le PMI ed accedere ai fondi stanziati per il finanziamento dell’innovazione.

Massimo Corsaro, Assessore all’Industria, Piccola e Media Impresa e Cooperazione della Regione Lombardia ha rinnovato ai vertici della cooperazione lombarda la sua stima e l’attenzione con cui l’amministrazione regionale guarda alla realtà cooperativa, che ha riconosciuto “pienamente imprenditoriale e una parte importante e propulsiva dell’imprenditorialità regionale. Ma proprio per questa sua caratteristica mi chiedo e chiedo ai vertici della cooperazione lombarda come si possano migliorare i meccanismi di collaborazione fra l’ente pubblico e le imprese della categoria, che sono in concorrenza con tutte le altre categorie di imprese della regione per l’assegnazione di fondi per lo sviluppo che, dispersi in troppe iniziative, finiscono per perdere di efficacia. È proprio per questo che vi chiedo se la cooperazione preferisca oggi che vengano innescati meccanismi di verifica della legge regionale 21 del 2003, per farla funzionare meglio o se invece non sia più utile pensare ad un superamento di quella legge che preveda un equiparazione di fatto delle imprese cooperative alle altre forme di impresa, aprendo alle cooperative l’accesso a fondi che non siano destinati a una categoria specifica di imprese”.

A chiusura dei lavori Guido Galardi, Coordinatore del Tavolo della cooperazione e Presidente di Legacoop Lombardia, moderatore della giornata di studio ha ribattuto che “la proposta dell’assessore Corsaro merita un’attenta discussione e una risposta puntuale, che non potrà arrivare che dopo un confronto interno fra le diverse componenti della cooperazione lombarda, ma che certamente riguarda un punto nodale per il mondo della cooperazione. La legge regionale lombarda 21 del 2003 è stato infatti un punto di arrivo importante per la cooperazione e ha fatto da modello anche per le normazioni di regioni dove la cooperazione ha un peso superiore a quello lombardo rispetto all’insieme delle attività economiche del territorio: è dunque nostro interesse che venga attuata e aggiornata nella maniera migliore”

Galardi ha anche dichiarato: ”non vi è dubbio che la cooperativa è impresa di pari dignità rispetto alle società commerciali: i due mondi non sono divisi, anche perché la cooperazione non ha più praticamente nessun vantaggio normativo rispetto ad altre forme societarie se non la detassazione degli utili riportati a patrimonio indivisibile. Tuttavia non è possibile una totale omologazione, come è dimostrato dai dati di performance e di crescita che le cooperative hanno saputo realizzare in un periodo di bassa crescita per tutta l’economia del paese, raddoppiando fatturato, soci e addetti negli ultimi 10 anni. Le cooperative hanno dunque dimostrato di essere imprese capaci non soltanto di stare sul mercato e di ottenere risultati nel breve periodo, ma di essere capaci di durare nel tempo e di crescere per dimensioni e importanza sul mercato, assumendo la leadership nazionale in settori come la distribuzione, l’agroalimentare e le costruzioni. Dunque una realtà che rappresenta ogni giorno di più una risorsa per il sistema paese da valorizzare e diffondere”.

DATI DI SISTEMA: LA LOMBARDIA
In particolare si segnalano i dati sulla ricerca “Il sistema cooperativo lombardo tra efficienza e socialità”, di cui avanti alcuni estratti.

Regione motore dell’economia nazionale con un quinto della ricchezza (786mila aziende operative).
Concentra quote sul totale nazionali superiori a quella del proprio peso demografico che non raggiunge il 16%:

52% degli investimenti dall’estero
40% degli investimenti all’estero
circa il 30% dell’export
30% degli impieghi bancari
20,8% del valore aggiunto

2005 - Cooperazione in cifre
Dati salienti sulle Cooperative in Lombardia, Italia, Europa e mondo

Lombardia
-  Gli addetti delle cooperative sono 141.000, pari al 3,8% degli occupati dell’intera Regione;
-  Operano 11.380 Cooperative in 17.774 unita locali 1
-  Di queste cooperative
-  4.969 operano nel settore dei servizi
-  1.700 nella produzione
-  947 nell’abitazione
-  698 nell’agricoltura
-  379 nel consumo
-  155 nel tempo libero e turismo
-  96 sono banche1
-  Il ROI (ritorno sugli investimenti) nel 2002 era positivo nel 60,6% dei casi contro una media nazionale del 49,3%;
-  Dal 1990 ad oggi le coop cessate rappresentano solo il 7,8% del totale1
-  Per ogni cooperativa che cessa l’attività nascono circa 13 nuove cooperative1
-  Le donne occupate nelle cooperative lombarde rappresentano il 45% della forza lavoro contro il 38,5% delle occupate nelle imprese ordinarie1.
Italia
-  30 fra le prime 100 imprese nazionali per fatturato sono cooperative;
-  Gli addetti sono circa 800 mila;
-  La quota sul totale degli occupati in Italia è del 5%;
-  Il ROI (ritorno sugli investimenti) nel 2002 era positivo nel 49,3% dei casi;
-  Secondo dati Istat la crescita dell’occupazione media nazionale fra il 1971 ed il 1996 è stata del 30%, nelle cooperative del 300%;
-  Nel quinquennio 1997 -2002 la crescita nazionale dell’occupazione è stata del 5,28% contro il 30,5% nelle cooperative;
Europa
-  300 mila cooperative negli stati Europei;
-  110 milioni di soci di cui:
-  83,5 milioni negli stati UE;
-  23 milioni di soci nei paesi dell’allargamento.
-  4,8 milioni di occupati;
-  L’Italia pesa nella UE per circa il 30% come numero di cooperative e per circa il 10% in termini di addetti.
Mondo
-  Ci sono oltre 750 milioni di cooperatori in oltre 100 paesi del mondo1;
-  La cooperazione offre lavoro retribuito a oltre 100 milioni di persone “non socie” 1;
-  La cooperazione genera un’offerta di lavoro superiore del 25% a quella prodotta dalle multinazionali (circa 85 milioni di dipendenti) 1

Fonti:
1 Ricerca per Unioncamere Lombardia del Gruppo Mazzoleni – settembre 2005
Vittoria Castagna – Floriana Caracciolo
infopeliti@peliti.it

GdS 10 X  www.gazzettadisondrio.it
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