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Riforma elettorale: che cosa si può fare?
di Mario Segni

Un passo alla volta

L’appello contro la riforma elettorale ha avuto un grande successo.
In poche ore sono arrivate oltre mille adesioni. Molte di più sono arrivate sul blog di Beppe Grillo, che ha dedicato alcuni numeri all’argomento. Tanti hanno scritto o telefonato. Un grazie sincero, da italiano, a tutti quelli che hanno compreso l’importanza di questo tema e la volontà di impegnarsi.
Ma adesso sono io che vi devo delle spiegazioni. Perché in quasi tutte le risposte, a parte l’indignazione e l’angoscia, a parte l’invito a Ciampi a non firmare la legge, traspare un punto: ma che cosa si può fare? Siamo disposti a combattere, dicono tanti, ma diteci come. Sono qui per rispondere. Ma avverto che la risposta non è né semplice né breve, e vi chiedo un po’ di pazienza.
Questo pasticcio di legge elettorale ha due elementi orrendi. Il primo è che contraddice vergognosamente la volontà degli italiani manifestata nel referendum del 93, l’unico, ricordiamolo ancora, in cui i sì superarono di gran lunga la metà degli italiani, non solo dei votanti. In cinquant’anni nessun altro referendum ha avuto questa maggioranza. Cancellare tutto questo con un colpo di mano del Parlamento è uno schiaffo bello e buono ai cittadini, e per questo l’abbiamo chiamata legge canaglia. Il secondo è che rischia di distruggere quello schema di democrazia moderna che avevamo introdotto, quello in cui i governi sono scelti dai cittadini e restano in carica sino a che i cittadini stessi, con un nuovo voto, li cambiano. Questa legge ci fa tornare al vecchio sistema in cui i governi venivano fatti e disfatti dai partiti, secondo i loro giochi e i loro interessi, che spesso non coincidevano con quelli degli elettori. Le conseguenze erano i governi di nove mesi di media, la crisi e le verifiche a ripetizione, la instabilità eretta a sistema.
L’invito che mi fanno in tanti è rifacciamo il referendum. Se il Parlamento ha stracciato la volontà popolare (fatto che purtroppo è avvenuto altre volte, ricordiamo i referendum sul finanziamento ai partiti e il Ministero dell’Agricoltura) ricorriamo di nuovo ai cittadini, invitiamoli a far valere i propri diritti e a ribaltare una decisione scellerata. Non sarebbe una strategia facile, perché col progressivo abbassamento dell’affluenza sta diventando sempre più difficile raggiungere il quorum. Ma sarebbe comunque una strategia, e se non ci fosse nient’altro bisognerebbe tentarla comunque.
Ma….. c’è un ma grande come una casa. Contro questa legge il referendum non si può fare. Nei confronti delle leggi elettorali non è ammesso un referendum che cancelli la legge. Occorre che se me cancellino dei pezzi in modo che dalla vecchia legge, tagliata ma non soppressa, venga fuori il nuovo modo di votare. Chi ha fatto dieci anni fa i referendum ricorderà che i quesiti erano lunghi chilometri: bisognava fare un lavoro di cesello, in modo che togli un pezzo qua un pezzo là venisse fuori la nuova legge elettorale, con collegi uninominali e referendum.
Con questa legge il ritaglio non si può fare, e quindi il referendum è inammissibile. La conclusione è una bella vigliaccata. Il Parlamento ci scippa una legge votata da 28 milioni di italiani e non si può nemmeno rispondere con un nuovo voto. Cornuti e mazziati, insomma. Ecco perché abbiamo fatto una nuova proposta: inserire nella legge, al Senato, un emendamento che renda possibile il referendum. Giuridicamente è possibile: basta volerlo. L’emendamento è stato presentato.
Adesso la parola è al Senato. La nostra richiesta è lineare, e tanto di buon senso che sembrerebbe impossibile negarla. Non siamo d’accordo, noi diciamo, non dovreste permettervi di cancellare la volontà dei cittadini, ma se proprio lo fate date almeno la possibilità di votare di nuovo. Nonostante la logica e il buon senso prevedo un no, al primo momento.
Ma se Ciampi, come mi auguro, dovesse rinviarla alle camere, sarebbe più difficile dire un altro no.
Probabilmente ti ho annoiato, e ho dovuto fare discorsi tecnici. Ma era necessario, perché dovevo spigarti che non c’è una risposta chiara per tutti quelli che chiedono che cosa fare. Ci sono molte strade da battere. La prima è questa, e la stiamo percorrendo. Più avanti c’è la strada maestra della Costituente, un grande evento che chiama i cittadini a riscrivere direttamente le regole. Sai che è sempre stata una nostra battaglia. Sono convinto che prima o poi ci arriveremo, perché è l’unico modo di chiudere la transizione italiana. Ma facciamo un passo alla volta. La prima battaglia è al Senato, per poter fare il referendum
Mario Segni

GdS 20 XI 2005 - www.gazzettadisondrio.it
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