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IL TONNO IN ESTINZIONE A CAUSA DELLA PESCA PIRATA
Gabriele Salari

L’estinzione commerciale del tonno rosso è appena dietro l’angolo a causa della pesca pirata. Un nuovo rapporto di Greenpeace, “Where have all the tuna gone?”, sottolinea l’urgenza di misure per rafforzare le norme sulla pesca e proteggere in particolare i luoghi di riproduzione. L’Iccat (Commissione Internazionale per la Conservazione del Tonno Atlantico) ha stabilito che ogni anno non si possono pescare più di 32 mila tonnellate di tonni. Il rapporto di Greenpeace dimostra che in realtà le catture superano questa quota del
37 per cento, più di 12.000 tonnellate. A questo si deve aggiungere che la produzione da allevamento del tonno supera le 51.000 tonnellate/anno, quasi il 60 per cento oltre la quota annuale di cattura ammessa. Si tratta di tonni pescati e messi in gabbia ad ingrassare. Tutto ciò, grazie anche ai sussidi dell’Ue che negli ultimi 10 anni hanno superato i 28 milioni di euro.
“La popolazione del Mediterraneo di questa specie sta per essere distrutta per foraggiare un mercato insaziabile ed allevamenti di tonno ancor peggiori della stessa pesca. Tutto questo con i soldi dell’Ue e degli Stati Membri.” afferma Alessandro Giannì, responsabile della Campagna Mare di Greenpeace Italia. “Nei prossimi giorni Greenpeace si impegnerà nelle acque internazionali del Mediterraneo per denunciare e contrastare i pirati dei tonni. Abbiamo il diritto di sapere dove sono finiti i tonni”
Il rapporto “Where have all the tuna gone?”è stato presentato oggi a Barcellona a bordo dell’Esperanza, una delle navi di Greenpeace impegnate nella spedizione “Defending our Oceans”. L’altra nave di Greenpeace, “Rainbow Warrior “, sarà presto nel Mediterraneo e arriverà a Genova il 15 giugno, quando verrà presentato a bordo un altro rapporto, con la proposta di creazione di una rete di riserve marine d’altura nel Mediterraneo. “Occorre una rete di riserve marine per proteggere tra l’altro siti di riproduzione del tonno rosso e degli altri grandi pesci pelagici a rischio, come il pesce spada, minacciato anche dalle spadare illegali” conclude Giannì.
Gabriele Salari

www.gazzettadisondrio.it – 30.5.2006

 
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