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TERZO MANDATO AI SINDACI: D’ACCORDO SUL NO “PICCOLI COMUNI” E MINISTRO AMATO
Riceviamo e pubblichiamo non senza far presente che ogni medaglia ha due facce. Sarebbe opportuno che il Ministro dell’Interno operasse un monitoraggio per verificare quanti Sindaci, conclusi i due mandati, restino in Comune facendo vicesindaco o assessore, in pratica “Sindaco-ombra” annullando quindi l’argomento negativo, teorico, addotto dal Ministro.

Andrea Gisoldi

La risposta del Ministro Giuliano Amato all¹interrogazione dell¹on. Silvio Capolicchio sulla questione del terzo mandato ai Sindaci, ci soddisfa pienamente, perché rafforza le tesi del Coordinamento nazionale dei piccoli Comuni fortemente contrari al terzo mandato.
In merito alla questione specificatamente ai piccoli Comuni , il Ministro Amato ha commentato che ³nei piccoli Comuni è più difficile che vi sia un serbatoio di candidature numerose alla carica di Sindaco, ma, per questa ragione, è anche più facile di quanto non lo sia nelle grandi città determinare la continuità di medesime persone e di medesimi gruppi, con la conseguenza di una sclerosi democratica, che può avere i suoi lati negativi².
³Siamo felici per le considerazioni del Ministro Amato ¬ afferma il Portavoce del Coordinamento nazionale dei piccoli Comuni italiani Virgilio Caivano ¬ noi siamo da sempre contro il terzo mandato ai Sindaci nei piccoli Comuni perché cristallizza il gioco democratico ed accelera la desertificazione alla partecipazione alla vita politica ed istituzionale dei giovani. A tal proposito ¬ continua il Portavoce del Coordinamento dei Piccoli Comuni ¬ torniamo a sollecitare il Governo ed il Parlamento italiano al varo di una riforma legislativa che abbassi il limite di età, per votare i consigli comunali nei Comuni al disotto dei cinquemila abitanti, portandolo a sedici anni, per consentire in tal modo una più larga partecipazione giovanile. Ai piccoli Comuni - conclude il Portavoce Virgilio Caivano - servono riforme serie e non la garanzia per le solite lobbys o per i Partiti politici di alimentare la propria platea di addetti ai lavori pagati dai cittadini. Una più vasta partecipazione al gioco democratico per favorire anche la permanenza dei giovani che decidono di spendersi anche dal punto di vista politico ed istituzionale sul futuro delle piccole comunità locali².

Andrea Gisoldi

 
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