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PARLIAMO DI TASSE
 di Mario Segni

DIBATTITO

Nulla più della questione delle tasse dimostra quanto l’Italia avrebbe bisogno di un centro destra serio. Perché il problema è grosso. E in linea di principio Berlusconi ha ragione: la pressione fiscale è troppo alta, e ridurla non solo è una misura equa, ma può essere anche uno strumento di rilancio dell’economia. Nonostante tutto l’intera vicenda sta scivolando nella farsa o nel psicodramma, con molte probabilità che alla fine si risolva in una presa in giro.
Dopo avere detto che in linea di principio il Berlusconi ha ragione, proviamo a capire dove ha torto.
Primo. Il problema fiscale non può essere considerato a sé, e soprattutto non può essere visto come una specie di comandamento religioso. Esso va inquadrato in una più ampia politica di liberalizzazione e di diminuzione dello statalismo. In questa cornice un miglioramento della macchina burocratica è altrettanto importante, anzi secondo me è più importate della diminuzione delle tass e. Le complicazioni burocratiche frenano gli imprenditori più della pressione fiscale.
Secondo. La questione non può essere affrontata sotto il profilo dei consensi elettorali. Non si può cambiare idea perché un sondaggio ha fatto diminuire il consenso di cinque punti. Margaret Thatcher ha fatto delle grandi riforme perché ne era convinta, e credo che se ne infischiasse dei sondaggi.
Terzo. Il fenomeno più grave oggi è la crisi del ceto medio. E’ l’impiegato o il pensionato che non arriva alla fine del mese. La drammaticità di questa crisi è economica e sociale, perché la distruzione del ceto medio a volte significa distruzione della democrazia. L’Argentina insegna.
Se questo è il punto di crisi la riforma fiscale non è la cosa più urgente. I tagli ipotizzati dal Governo non toccano i ceti medi, ma solo le fasce alte. Gli effetti benefici sull’economia, se ci saranno, si vedranno fra un bel po’ d’anni. Nel frattempo una categoria sempre più alta di cittadini va in miseria.
Tanto è vero questo, che ad una parte dei lavoratori autonomi, commercianti, artigiani e piccoli imprenditori, questa riforma non interessa niente. Chi la pensa diversamente venga con me a Sassari o a Roma, dove ho fatto centinaia di chiacchierate, a parlare con queste categorie. Al Nord il discorso è diverso? Può darsi, ma non credo tanto.
Una riforma fiscale per aiutare queste categorie dovrebbe avere dimensioni enormi. Oggi purtroppo non è possibile. Allora è meglio dire con chiarezza agli italiani quello che si può e quello che non si può fare.
Ultima annotazione. Perché si sono persi tre anni? La risposta è amara. Perché la maggioranza si è concentrata sulle varie Cirami, Gasparri, etc., cioè sulle leggi ad personam e sulla occupazione dell’informazione.
Conclusione politica. Temo che si farà assai poco. Ma voglio essere molto chiaro. Se Berlusconi fallirà, come purtroppo è probabile, questo cose non le farà il centro sinistra. Perchè sar anno in tanti con la vecchia cultura statalista a impedirglielo. Una riforma seria dello Stato e una liberalizzazione del Paese è in grado di farle solo la destra. Ma se è seria. Ecco perché noi ci battiamo con ostinazione per il nostro progetto. Questa maggioranza non va, purtroppo, e non riesce a governare perché non è all’altezza, perché ha badato troppo ai suoi interessi e poco a quelli del Paese. Noi vogliamo costruire un’alternativa. Ma un’alternativa liberale, non un’alternativa di sinistra. In altre parole vogliamo costruire un centro destra migliore di quello che c’è. Questo è il nostro traguardo e per questo continueremo a lavorare.
Mario Segni

GdS 30 XI 04  www.gazzettadisondrio.it
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