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Questa volta: Telefonino, vero danno sociale
di Simonetta D’Ippoliti

 
Riceviamo e pubblichiamo:

Scrivo per confermare solennemente un mio grave difetto, anche se mi vergogno un po’ a dirlo: io, sabina trapiantata ad Ostia, moglie di uno statale e madre di due ragazzi, non amo il telefonino. Appartengo a quella esigua minoranza di cittadini che per fare una telefonata vorrebbe ancora usare il telefono pubblico. Alcune amiche mi dicono che il mio è un atteggiamento da snob.. Ma io non credo di essere così raffinata. La ragione per la quale non amo il cellulare è molto più semplice: non mi piace. Il telefonino squilla a scuola, al cinema, al supermercato, al bar, al teatro, in Chiesa (ne sa qualcosa Don Alberto!). Il telefonino squilla al ristorante e tutti i clienti, simultaneamente, sfoderano il proprio cellulare. E invece, è quello del cameriere. Il telefonino squilla in volo e l’aereo rischia la catastrofe. La gente, oramai, arriva anche a dormire con il telefonino vicino il cuscino, come fa, del resto, il mio primogenito Gabriele. Oltretutto induce al turpiloquio. Infatti, con il telefonino siamo sempre in contatto con tutti e tutto: marito, figli, cognati, ma anche scocciatori vari che riescono inevitabilmente a raggiungerci sempre nei posti più impensati. L’unico vizio che il telefonino non asseconda è l’avarizia. Perché ci fa spendere molto di più di quanto spendevamo prima, usando il vecchio telefono fisso o a gettone. Ma è dal punto di vista macro-economico che il telefonino diventa un vero danno sociale. Infatti da quando ci sono i telefonini, si studia poco, si lavora distrattamente e si produce sicuramente di meno. Perché siamo sempre al telefono per dire, molto spesso, parole inutili. Non dimentichiamoci poi, che, mentre conversiamo, veniamo ascoltati da poliziotti, carabinieri, giudici, agenti segreti, radioamatori e semplici impiccioni, che vivono con l’orecchio incollato ai loro apparecchi d’intercettazione. Ed è per questi motivi che io, invece, vorrei ritornare alle vecchie tradizioni, come facevano i miei genitori ed i miei nonni. E, senza la forza di 3 e l’aiuto di Tim, Wind, Tiscali, Infostrada, Tele 2 od Omnitel, in un mondo di schiavi della scheda telefonica, vorrei tornare ad essere una gettone-dipendente.
Simonetta D’Ippoliti

GdS - 20 II 05 - www.gazzettadisondrio.it
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