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Rifiuti (e loro costo per le famiglie) il giorno dopo
di Luca Alessandrini

 La gente - Facciamo i conti - Dove costruire l'impianto - Niente Brescia, niente minor costo - Dove trovare 100 miliardi - Il responso a fine anno - Nota della Direzione

Cosa se ne pensa il giorno dopo la scelta della Giunta Provinciale di smaltire i rifiuti con un impianto di incenerimento da costruirsi in provincia con una potenzialità di 200 tonnellate al giorno?

LA GENTE
Teleunica ha trasmesso le opinioni raccolte da una sua intervistatrice tra la gente. Le opinioni concordano, come nel suo articolo dello scorso numero aveva previsto il nostro Direttore. Interessa solo “la convenienza”. L’impianto va bene se si rivelerà conveniente, se farà ridurre gli attuali costi, abbastanza spropositati, che lo smaltimento nel Milanese comporta.

FACCIAMO I CONTI
Il quotidiano “La Provincia di Sondrio” si è posto e ha posto il problema delle quantità con il titolo “Facciamo i conti”. 200 tonnellate al giorno vogliono dire 73.000 tonnellate all’anno (1). Adesso la provincia ne deve smaltire circa 50.000 mila, con il resto destinato al riciclo (vetro, carta, plastica ecc.). Per funzionare in modo economico l’impianto deve lavorare vicino alla massima potenzialità per cui occorrerà procurarsi altrove il quantitativo che manca.
C’è un fatto nuovo. Da alcune settimane i giornali continuano a riportare le cronache dei Consigli Comunali, sempre con il solito motivo. Le minoranze protestano per il caro-rifiuti, la maggioranze, di un colore o di un altro, rispondono che non dipendono da loro ma dal costo del trasferimento a Milano. E tutti i Sindaci insistono sullo stesso tema: aumentare la raccolta differenziata. C’è chi è riuscito a non aumentare la bolletta per l’alto livello raggiunto dalla raccolta differenziata, c’è chi si è messo su quella strada, c’è chi si appella ai cittadini per un maggiore impegno, visto che se aumenta questa raccolta si riducono le quantità dei rifiuti da smaltire e dunque i costi.
E’ tale la progressione del fenomeno che non è difficile prevedere una rapida riduzione dei quantitativi provinciali da smaltire. Non saranno più 50.000 tonnellate ma molti meno e allora bisognerà importarne di più da fuori. Il requisito indispensabile perché qualcuno di fuori provincia decida di smaltirli a Sondrio è la convenienza, maggiori costi di trasporto compresi. Qualcuno osserva che i costi sono più bassi negli impianti più grossi. L’odierna situazione in Lombardia vede l’offerta superiore alla domanda con ulteriori realizzazioni. Brescia, che già dispone di un forno gigante sta per aggiungere una terza linea da 500 tonnellate al giorno. 250 in più sono previste a Bergamo. Poi gli altri compreso il maximpianto nel sud-ovest della Lombardia e appena sotto ci si mette anche Piacenza. Il nostro interlocutore se ne esce con una previsione paradossale. Per ottenere quello che ci manca bisognerà far pagare meno, e forse molto meno, i rifiuti di fuori rispetto a quelli provinciali. Sembra un paradosso ma questo sarebbe l’unico modo per abbassare i nostri costi! Difficile da digerire ma se non si fa così gli alti costi fissi si ripartiscono su quantitativi molto inferiori per cui la bolletta dei valtellinesi risulta più salata.

DOVE COSTRUIRE L’IMPIANTO?
Sulla stampa in questi giorni è stato posto anche il problema di dove costruire l’impianto, condizione indispensabile perché la SECAM, incaricata dalla Provincia, possa cominciare a progettarlo. Nella discussione sul Piano Provinciale Rifiuti sono stati indicati i criteri: posizione baricentrica possibilmente in zona industriale e in prossimità di un centro ad alta intensità abitativa per poter vendere il calore prodotto. Non era stato scritto dove ma sottinteso era Sondrio, dove però la locale Amministrazione Comunale aveva esplicitamente espresso il suo totale dissenso.
Le voci che abbiamo raccolto indicano tre scenari.. In primo luogo si spera in un cambio di maggioranza nelle elezioni di primavera e quindi di cambio di orientamento del Comune. Problema in questo caso risolto, salvo a decidere la zona. Sia pure con beneficio d’inventario quattro le indicazioni raccolte: in Agneda vicino alla zona artigianale, nei pressi della sede dell’ASM, vicino al depuratore, nella zona industriale a valle dello svincolo della tangenziale nei pressi della Sassella (2). Poi si conterebbe sul Piano Territoriale con l’incarico dato ai suoi estensori di indicare la localizzazione. Se il Piano indicasse Sondrio, una volta approvato, diventerebbe vincolante anche se il Comune non fosse d’accordo (3).
In terzo luogo, se proprio a Sondrio non si riesce a sfondare, resta la zona industriale di Morbegno, meno baricentrica ma con una popolazione cui vendere il calore più o meno equivalente a quella di Sondrio, considerando l’insieme di Talamona-Morbegno-Cosio.
Si è parlato anche del Tartano, ma ostano gli aspetti idrogeologici e le costose opere da realizzare, non fattibili in breve tempo.

NIENTE BRESCIA, NIENTE MINOR COSTO
La scelta dell’inceneritore viene considerata ineluttabile, visto che si è tornati a mani vuote dopo aver bussato ad altre porte. In particolare la Provincia ricorda la risposta negativa in assoluto avuta da Brescia, ove i costi di smaltimento sono molto bassi, nell’ottobre del 2000. Una persona che ne sa, e che non vuol essere nominata dopo una battuta “se si vuole veramente una cosa non si scrive una lettera ma si prende e si va a negoziare…”, ricorda l’attacco durissimo rivolto dal Presidente della Provincia all’ASM di Brescia (4), proprio a chi pochi mesi avrebbe dovuto rispondere positivamente alla richiesta di ricevere i nostri rifiuti. Forse, ci si aggiunge, questo precedente non ha influito sulla risposta, ma forse…”.

DOVE TROVARE 100 MILIARDI?
L’impianto dovrebbe costare, a quanto è stato detto, intorno ai 100 miliardi di vecchie lire. Dove trovarli? Dai Comuni, in parte proporzionale agli abitanti o ai rifiuti, neppure a parlarne. Lo dicono amministratori comunali dell’uno o dell’altro schieramento. La Provincia non è in grado, la SECAM neppure. Un’operazione finanziaria richiede le garanzie e, si dice, chi le dà?
Ecco, si aggiunge ancora, il business.
Arriva il privato che ci pensa lui, nelle forme possibili in questo tipo di operazioni. Pur senza speculazione di alcun tipo, si precisa, il privato dovrà prevedere nel suo Piano Finanziario anche i rischi evidenti in una operazione a lungo termine come questa. La previsione di rischi si traduce, e ci è stata fatta anche una cifra, in un tot aggiuntivo al kg di rifiuto.

IL RESPONSO A FINE ANNO
Il responso a fine anno. Dopo le elezioni di Sondrio la localizzazione, poi la progettazione di SECAM, poi il prossimo anno il bando di gara L’anno prossimo ci sono però le elezioni amministrative, per cui il bando deve arrivare prima se la Provincia non vuole che questo tema diventi occasione di rissa politica (5) che inevitabilmente danneggerebbe la sua attuale maggioranza. Occorre dunque sciogliere i nodi prima, quello del dove fare l’impianto, quello del come fare per i soldi e quello che interessa alla gente e cioè il costo. Se non lo si fa prima la rissa viene giudicata inevitabile.
Non sembra una cosa da poco. Polo e Ulivo in questo concordano: un pasticcio difficile da sciogliere.
Luca Alessandrini


Note della Direzione:
1) Così è stato detto e così tutti hanno scritto. Ma l’impianto non può funzionare ininterrottamente, 365 giorni all’anno e 24 ore al giorno. Deve essere fermato per le non semplici manutenzioni. Potrà smaltire dunque tra 65 e 70.000 tonnellate/anno.
2) La Breva soffia da ovest. Se non si vogliono complicazioni si lasci perdere, se qualcuno avesse veramente questa folle idea, la zona di Via Ventina!
3) In astratto è vero, ma senza intesa se ne riparlerebbe alle calende greche.
4) Va precisato che formalmente non è così perché la secca polemica, di cui esiste precisa documentazione ufficiale anche in nostro possesso, il Presidente della Provincia non l’aveva condotta con l’ASM di Brescia. Si tratta però solo di una questione formale visto che il bersaglio era stato “Aprica Studi”, una società al 100% di proprietà della stessa ASM di Brescia.
Certo, una cosa del genere non avrà facilitato le cose e potrà anche avere influito sul NO. Riteniamo tuttavia che la questione per essere risolta, e poteva esserlo, avrebbe richiesto che la richiesta venisse formulata solo al termine di un iter complesso, peraltro allora già avviato da SECAM, solo dopo che fossero andati a posto essenziali precedenti tasselli. Non è il momento, e comunque non è questa la sede, di approfondire questo “iter complesso” non percorso e teoricamente ancora percorribile. Solo “teoricamente” in quanto se saggezza vuole che in qualsiasi cosa si possa anche cambiare idea se c’è la motivazione – in questo caso il portafogli delle famiglie valtellinesi – in pratica sull’altro piatto della bilancia c’è da considerare la natura umana. E poi la questione del business.
5) Su questo tema sarebbe bene che non ci fosse nessuna “rissa politica”. Si rischia di far pagare salato ai valtellinesi il conto dei rifiuti. L’obiettivo di 180/190 vecchie lire al Kg, trasporto compreso, deve essere comune a tutti. Sarebbe colpevole andare oltre queste cifre e sarebbe anche colpevole non unire gli sforzi per raggiungere questo risultato. C’è quasi un anno davanti per farcela.Per la gente, lo si é visto, conta solo il destino della propria bolletta.

NdD


GdS 8 III 03 - www.gazzettadisondrio.it

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