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L’elettrodotto San Fiorano-Robbia e le polemiche in Tirano
di Alberto Frizziero

 

Avevamo dato notizia dell’avvenuta sottoscrizione a Roma dell’accordo fra le nostre Istituzioni locali e l’ENEL alla presenza del Ministro Marzano per l’elettrodotto San Fiorano-Robbia, salutando positivamente questa sospirata conclusione. Una conclusione che poteva per la verità arrivare già dieci anni fa solo che in provincia si fosse proseguito il cammino intrapreso dal BIM, con la Presidenza di chi scrive queste note, che già nel 1992 aveva portato a un insperato e brillante risultato con la delibera del Consiglio di Amministrazione dell’ENEL che dava il via al programma di razionalizzazione della rete di trasporto energetico interessante la Valtellina. A quest’ora sarebbe sparita la selva di elettrodotti che percorrono in lungo e in largo il nostro territorio sostituiti da una/due linee ad alta tensione.
In questi mesi si è, di fatto, ripreso quel programma anche se purtroppo limitato solo al Tiranese, arrivando ad una soluzione concordata. Ci sono state difficoltà con un paio di Comuni, ma alla fine si è trovato il modo di superarle.
Imprevedibilmente sono emerse riserve a Tirano, ed in particolare anche in Consiglio Comunale, per cui vale la pena di qualche commento in proposito.
In premessa vorremmo ricordare che su questa materia non c’è nessuno, ripetiamo nessuno, che in provincia si sia lontanamente avvicinato a quanto noi abbiamo prodotto, fra l’altro primi in Italia a evidenziare l’impatto territoriale, e quindi anche economico, che avrebbero avuto i valori-limite previsti nelle bozze Bordon dei decreti attuativi della legge 36 sull’elettrosmog. E questo oltre al già ricordato precedente di avere a suo tempo sollevato il problema della razionalizzazione in pochi mesi arrivando alla decisione romana in sede ENEL, ahimè poi rimasta sulla carta perché in provincia non si è stranamente valutata quale interessante prospettiva quella delibera priva per le nostre valli.
Sulla base delle informazioni avute – se poi vi fosse da aggiungere, o correggere, ci si scriva e pubblicheremo – parte almeno delle critiche alla soluzione non sembrano avere effettiva consistenza, compresi i tenuti danni alle persone in materia di elettrosmog.
Aggiungasi che non si tien conto di una cosa, come peraltro ripetutamente scritto. Come il black-out ha dimostrato, la condizione di fragilità del sistema è tale da determinare inevitabilmente una stretta legislativa e operativa. Già il Consiglio dei Ministri ha provveduto innalzando la temperatura ammessa delle acque di scarico delle centrali termoelettriche, misura che ne aumenterà l’efficienza. Seguiranno provvedimenti operativi per sbloccare i lavori delle 24 centrali autorizzate dal Ministero (5 in Lombardia per circa 3500 megaWatt), venti delle quali bloccate, per una potenza complessiva vicina ai 12.000 megaWatt, poco meno di un quarto dell’attuale potenza disponibile complessiva del Paese. Ma non basta agire sulla produzione dovendosi intervenire anche sul trasporto. In altri termini senza l’accordo di cui ad inizio di questo articolo, e se si fosse rimasti sull’iniziale fronte di opposizione secca, saremmo inevitabilmente arrivati, e non in tempo lungo, ad una soluzione coattiva.
E’ stato fatto dunque un buon lavoro e ottenuto un buon risultato. Per le ragioni addotte in precedenza non siamo certo sospetti nell’affermarlo. Ci si pensi su.
Alberto Frizziero

GdS 8 VII 03 - www.gazzettadisondrio.it
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