Homepage
Italia e mondo
Provincia di Sondrio
Nostra Provincia
Fatti dello Spirito
CCCVA
Prodotti
Nostri personaggi
Galleria
Siti segnalati
Contatti
 
sito realizzato da
nereal.com . 2006
 
 


Tutti i contenuti di questo sito, salvo ove diversamente specificato, sono pubblicati secondo la licenza d'uso Creative Commons.
 

LA MARCIA DI ASSISI.
CHE SIA PACE!
 di Giancarlo Padula

Pubblichiamo questo scritto, ricevuto alla vigilia della Marcia:

Perugia – Tutto è pronto per la Marcia della Pace Perugia Assisi, Kofi Annan, segretario generale dell’Onu ha inviato un messaggio alla Tavola della Pace impegnata da giovedì 9 ottobre nella Quinta assemblea dei popoli: “L’adozione degli obiettivi di sviluppo del millennio”, dice Annan, “ha rappresentato un evento fondamentale nella storia delle Nazioni Unite, questi obiettivi non sono pure illusioni. Sono sfide, sicuramente; ma sono tenaciamente realizzabili, nonostante i tempi siano relativamente brevi”. Dunque alle 9, dai Giardini del frontone di Perugia prende il via il lungo serpentone umano che percorrerà 25 chilometri di strada a piedi, dalla città del Grifo a quella di San Francesco. I Papaboys, come annunciato, aderiscono all’iniziativa. Senza farsi prendere dallo scoraggiamento e senza essere influenzati da “profeti” di sventura che hanno il “carisma”, appunto dello scoraggiamento e di discutibile umiltà, pur non condividendo alcuni simboli e contenuti, riconoscendosi esclusivamente sotto il simbolo della croce vittoriosa di Cristo, ma consapevoli che il dettame evangelico “Beati gli operatori di pace” (Vangelo di Matteo, capitolo 5, versetto 9) , abbia in sé la dinamicità dell’agire, oltre che del pregare e fare battaglia spirituale. Il nostro Maestro, Gesù Cristo, è stato il primo operatore di pace. Instacabilmente, Egli, infatti, ha percorso le polverose strade della Galilea per annunciare la Buona Novella del regno di Dio, un regno di pace e giustizia, in cui il leone dimorerà con l’agnello, annunciando la remissione dei peccati e la liberazione dei prigionieri, degli oppressi. Il senso di questa liberazione non ha una valenza soltanto spirituale, perché Gesù Cristo, l’unico Signore, Salvatore e Messia, il Figlio di Dio fatto uomo, morto e risorto per ciascuno di noi e per l’umanità , ha riscattato con il suo sangue i peccati del mondo offrendo il suo corpo come carne al macello, nella Passione e nella Crocifissione, per salvare l’uomo che è composto da tre realtà distinte: corpo, anima e spirito. Questo è l’uomo nella sua interezza. E sulle sue orme, l’ultimo Papa, quello attuale, Giovanni Paolo II, forse molto più di tanti altri, ha percorso e ancora sta percorrendo le strade di tutto il mondo per annunciare lo stesso messaggio, le stesse notizie, la stessa portata di questa salvezza. Ecco perché i Papaboys, non accogliendo anche strumentalizzazioni e polemiche da qualsiesi parte vengano, partecipano alla marcia della Pace, che si concluderà ad Assisi, sulla Rocca Maggiore, intorno alle 16.
Alla marcia hanno aderito enti ed associazioni, gruppi e forze politiche e sociali, enti locali.
Il Comitato direttivo della Tavola della Pace è composto da: Associazione Per la Pace, Francescani del Sacro Convento di Assisi, Coordinamento Nazionale degli Enti Locali per la pace, Cgil, Cisl e Uil, Arci, Acli, Pax Christi, Emmaus Italia, Agesci, Cipsi, Lega per i Diritti e la Liberazione dei Popoli, centro per la Pace Folrì/Cesena, Planet, Sondagenova, Fivol-Fondazione italiana.
Preghiamo sì, perché tutto si svolga nella pace e nel rispetto, affinché prevalga, sull’interesse “umano” di parte l’interesse dell’Umanità: la pace, un valore irrinunciabile per il quale è necessario non solo fare prediche, ma rimboccarsi le maniche, e i frati francescani di Assisi, dallo spirito povero, ma dalla forte tempra, questo lo hanno capito molto bene, e non si sono tirati indietro, e non si sono lasciati intimorire dal colore di certe bandiere. Certo, tutto questo finché sarà possibile conciliare la nostra militanza cristiana, la coerenza tra proclamazione di fede e vita quotidiana, ma perché nessuno si appropri di un bene che è di tutti, forse vale la pena rischiare fino in fondo. Almeno provarci. Tutt’al più potremmo dire, beh, comunque ci abbiamo provato.
Sappiamo bene che la pace per i cristiani è imprenscindibile dal contesto evangelico e da Gesù Cristo e che non sarà mai possibile raggiungere una pace senza Dio, una pace solo umana, come in diversi pensano. L’insegnamento della Chiesa di Cristo, però, ci sostiene e ci incoraggia.
“Certo”, si legge nella Gaudium et Spes, 77, Costituzione Pastorale del Concilio Vaticano II, “l’umanità non potrà portare a compimento l’opera che l’attende, di costruire cioè un mondo più umano per tutti gli uomini e su tutta la terra, se gli uomini non si volgeranno tutti con animo rinnovato alla vera pace. Per questo motivo il messaggio evangelico, in armonia con le ispirazioni e gli ideali più elevati del genere umano, risplende in questi nostri tempi di rinnovato fulgore, quando proclama beati i promotori della pace, “perché saranno chiamati figli di Dio” (Vangelo di Matteo, capitolo 5, versetto 9). Illustrando pertanto la vera e superiore concezione della pace, il Concilio, condannata l’inumanità della guerra, intende rivolgere un ardente appello ai cristiani, affinché, con l’aiuto di cristo, autore di pace, collaborino con tutti per stabilire tra gli uomini una pace fondata sulla giustizia e sull’amore e per apprestare i mezzi necessari per il suo raggiungimento”. Questo è il punto: “La pace non è una semplice assenza della guerra”, si legge ancora nella Gudium et Spes (78), “né può ridursi unicamente a rendere stabile l’equilibrio delle forze contrastanti, né è effetto di una dispotica dominazione, ma essa viene con tutta esattezza definita opera della giustizia. E’ il frutto dell’ordine impresso nell’umana società dal suo Fondatore e che deve essere attuato dagli uomini che aspirano ardentemente ad una giustizia sempre più perfetta…Poiché inoltre la volontà umana è labile e ferita per di più dal peccato, l’acquisto della pace esige il costante dominio delle passioni di ognuno e la vigilanza della legittima autorità. Tutavia questo non basta, tale pace non si può ottenere sulla terra se non è tutelato il bene delle persone e se gli uomini non possono scambiarsi con fiducia e liberamente le ricchezze del loro animo e del loro ingegno. La ferma volontà di rispettare gli altri uomini e gli altri popoli e la loro dignità, l’assiduità pratica della fratellanza umana, sono assolutamente necessarie per la costruzione della Pace. In tal modo la pace è frutto anche dell’amore, il quale va oltre quanto può assicurare la semplice giustizia. La pace terrena tuttavia, che nasce dall’amore del prossimo, è immagine ed effetto della pace di Cristo, che promana dal Padre. Il Figlio incarnato, infatti, principe della Pace per mezzo della sua croce ha riconciliato tutti gli uomini con Dio e, ristabilendo l’unità di tutti in un solo popolo, e in un solo corpo, ha ucciso nella sua carne l’odio e, nella gloria della sua resurrezione, ha diffuso lo Spirito di amore nel cuore degli uomini”. E la speranza è che in primo luogo la pace sia reale patrimonio di tutte le forze in campo rispetto alla Marcia stessa, comprese quelle che non hanno aderito.
Giancarlo Padula

GdS 18 X 03  www.gazzettadisondrio.it
___________________________________
 

 

Torna a Italia e Mondo
                                                 Torna all'indice generale

  Torna alla prima pagina