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Giustizia: condanne e assoluzioni. Previti, Andreotti, Berlusconi e… il sottoscritto
di Alberto Frizziero

Cominciamo da Andreotti - Ricordiamo il G7 di Napoli - Da Napoli a Milano - Non siamo nell'arena

COMINCIAMO DA ANDREOTTI
Grande clamore per la condanna del sen. Previti e, negli stessi giorni, quasi inosservata l'assoluzione del sen. Andreotti in un processo che ha cambiato la storia d'Italia. Sì, perché se non ci fosse stata la chiamata in causa di Ansreotti per associazione esterna alla mafia, con l'aggiunta folkloristica del bacio a Riina che ha fatto il giro del mondo, lui non sarebbe certo stato "espulso" dalle vicende politiche del nostro Paese...
E meno male che la Provvidenza - come dice lui - gli ha garantito una buona salute nonostante l'età non più fresca consentendo la fine del processo, salvo sempre che la Procura di Palermo non voglia ulteriormente insistere, nonostante i due grossi smacchi, ricorrendo in Cassazione.
Diciamo "meno male" perché se fosse emersa la sua colpevolezza sarebbe stata una pessima caduta di prestigio per il nostro Paese, ma ci sarebbe stata anche la patente di imbecilli per decine di milioni di italiani, anche gli avversari politici, che lo hanno sempre giudicato forse il più abile e il più intelligente dei politici di casa nostra (e non di "cosa nostra"!).
Per anni ha dovuto pensare non tanto alle sedute parlamentari - che pure non disertava - quanto alle udienze di Palermo, acanti e indietro con i suoi legali, con un costo di alcuni miliardi che lo ha anche costretto a vendere la sua collezione di francobolli per rastrellare la somma necessaria a fronteggiare il cumulo di spese che il processo ha comportato.
Pazientemente, ma pervicacemente, passo dopo passo, appunti dopo appunti, interviste dopo interviste ha sempre detto, e dimostrato, di credere alla Giustizia e alla Magistratura giudicante. Poco da dire: un esempio.
Ha ancora bisogno di una mano della Provvidenza perché resta l'appello avverso la sentenza di Perugia che lo ha ritenuto mandante dell'assassinio del giornalista Pecorelli, paradossalmente ritenendolo mandante di quegli esecutori che però lo stesso Tribunale ha assolto, un guazzabuglio largamente ritenuto tale un po' da tutti e tale da essere facilmente ribaltato in appello se non si tarda a farlo e se la salute di Andreotti gli viene in aiuto.

  
RICORDIAMO IL G7 DI NAPOLI
Prima di passare alla condanna del sen. Previti torniamo indietro di qualche anno, e precisamente al G7 di Napoli. In un momento particolare, una grande occasione per il nostro Paese e per Napoli stessa che da quell'incontro ha avuto un'occasione di sviluppo irripetibile, con gli occhi del mondo puntati sui potenti del mondo, sul nostro Paese, su Napoli, una cosa allucinante: viene recapitata al Presidente del Consiglio una comunicazione giudiziaria. Fosse arrivata qualche ora dopo, quando l'ultimo aereo con il suo prezioso carico di potenti aveva decollato da Capodichino, non sarebbe cambiato nulla sotto il profilo giudiziario. Perché quella consegna in quel momento, in quelle ore, in quelle circostanze?
Sul giornale che allora dirigevo, a diffusione altissima, con un titolo sovrastato da una bandiera italiana, che scrive si espresse in modo durissimo, non per ragion politica bensì per ragione di Patria.
Più o meno scrivemmo allora che il magistrato che aveva disposto la consegna della comunicazione giudiziaria o sapeva quali potevano essere le conseguenze e se ne é fregato oppure non si é posto il problema.
In entrambi i casi un fatto molto grave perché se chi svolge una funzione delicata come quella del magistrato, sapendo benissimo che non sarebbe cambiato nulla dal punto di vista giudiziario con la consegna qualche ora dopo, non si pone il problema delle conseguenze negative per il prestigio del Paese, altro che Carles de Secondat Barone di Montesquieu! Siamo al detto latino: summum jus summa imiuria (nella migliore delle ipoesi naturalmente). Commento durissimo quello, commento che sottiscriamo ancora adesso, senza neppure una virgola cambiata.

DA NAPOLI A MILANO
Abbiamo premesso quanto sopra prima di scrivere quanto segue per sottolineare che le valutazioni che andremo a fare, così come quelle svolte allora e ribadite oggi, sono tutte figlie di una stessa e unica madre: l'obiettività di giudizio per nulla influenzata da condizionamenti di tipo politico.
Il sen. Previti é stato condannato, e lui, come qualsiasi imputato che ritiene di essere stato condannato ingiustamente, ha tutto il diritto di contestare la sentenza, di sentirsi "perseguitato" ecc. ecc.
La Giustizia italiana prevede però tre gradi di giudizio e prevede altresì che chiunque abbia ad essere considerato innocente fino a sentenza definitiva. Se a Milano ci sono stati errori la difesa lo dimostrerà in appello e altri magistrati, se riscontreranno che gli asseriti errori sono errori reali, provvederà di conseguenza.
Prenda esempio dal suo collega di Palazzo Madama Andreotti. Non é infatti che con lui la Procura palermitana fosse stata molto tenera. Leggendo le cronache si aveva l'impressione, per fare un esempio, che i pentiti che lo accusavano meritavano attenzione perché riferivano cose reali mentre i pentiti che risultavano nelle loro deposizioni favorevoli all'imputato non venivano ritenuti affidabili...
Se dunque é lecito che il sen. Previti contesti, la reazione dell'on. Berlusconi alla sentenza é andata, per usare un eufemismo, molto fuori delle righe.
Lo ha del resto, diplomaticamente, fatto presente il Presidente della Repubblica con la sua affermazione che "le sentenze vanno rispettate", tanto, l'indomani, da provocare l'ulteriore dichiarazione dell'on. Berlusconi di "non avere criticato la sentenza". Formalmente no, ma nella sostanza le sue dichiarazioni sulla "Magistratura politicizzata" e sul resto rivelavano un evidentissimo messo causa-effetto con la sentenza. E' venuto poi il resto. Lasciamo stare la polemica politica, nella quale non entriamo e che poi ci interessa meno. C'é stato però, fra l'altro, anche un documento, unanime, del Consiglio Superiore della Magistratura, organo che, ricordiamo, é presieduto dal Presidente della Repubblica.
Che ci sia da rimettere ordine non vi é dubbio. Su tutto, compreso magari il CSM sempre molto tenero nei provvedimenti disciplinari, in certi casi per il cittadino qualunque incomprensibilmente tenero, compresa magari la costante impunità delle violazioni del segreto istruttorio, fonti di sconquassi, complice la disinvoltura dei mass-media. L'autogoverno della Magistratura, sancito dalla Costituzione, va tutelato, ma occorre anche dimostrare di saperlo bene usare.

NON SIAMO NELL'ARENA
Non siamo nell'arena dove per i gladiatori "mors tua vita mea". E non é solo questione di equilibrio dei poteri secondo l'aurea formula del citato Carles de Secondat Barone di Montesquieu. Oltre al no alle invasioni di campo, da qualsiasi parte perpetrate é anche questione di comportamenti.
La polemica, qualsiasi sia la forma in cui si manifesta, comporta una caduta di credibilità delle Istituzioni. Per essere autorevole, come deve essere, la Magistratura deve essere rispettata, persino, e non é un paradosso, quando sbaglia. Deve anche ricordare che le leggi le fa il Parlamento e se singolarmente queste leggi possono piacere o non piacere, come Corpo dello Stato essa ha il dovere di uniformemente applicarle, come recita la Costituzione. Deve poi tenere conto che l'Esecutivo ha per sua natura il compito di guidare il Paese e, se non si usa estrema delicatezza, le interferenze giudiziarie possono nuocere alla conduzione del Paese, indipendentemente da chi ci sia a Palazzo Chigi.
Ferve il dibattito su immunità parlamentare o meno.
D'accordissimo che tutti devono essere uguali davanti alla legge, senza eccezioni. Non si può però non tener conto della differenza di impatto tra la notizia di una semplice comunicazione giudiziaria - che poi dovrebbe essere a tutela dell'indagato! - alle alte Autorità dello Stato, magari anche a un Sindaco, e la non-notizia di una comunicazione giudiziaria al sottoscritto o a chi sta leggendo questa nota.
Non é stato positivo 10 anni fa passare da una immunità parlamentare che in certi casi diventava una garanzia di impunità al versante opposto con il risultato che talora la contesa politica anziché restare nelle sue sedi naturali, comprese le piazze delle città italiane, si trasferisce, di fatto, nelle aule giudiziarie.
L'emotività della situazione in clima di Mani Pulite - non immune da errori, il più grave dei quali é forse stato, e ne parleremo, fare di tutt'erba un fascio, colpevoili sempre e comunque i Partiti, in realtà probabilmente beneficiari di parte, e parte ridotta, dei flussi illegittimi di denaro! - aveva portato a quel risultato.
L'emotività di questo momento, cui un personale contributo lo ha indubbiamente dato anche il Premier, non é il miglior viatico per arrivare ad una equa correzione della scelta di dieci anni or sono, che pure viene ritenuta necessaria da parte di osservatori sereni appartenenti ad ogni schieramento politico.
Alberto Frizziero

PS Ad articolo scritto si aggiunge l'affare Telecom Serbia, l'arresto in Svizzera di Marini e l'incredibile fermo dei due parlamentari italiani di Forza Italia e dei DS (stranamente senza una reazione come si deve del Ministero degli Esteri), la chiamata in causa di Prodi, Dini e Fassino. E anche il PM di Milano, la s.a Boccassini, che propone di fare le udienze anche di domenica (sollecitudine strana visto che tanti imputati aspettano da lungo tempo i loro processi, e magari in carcere, ma in questi casi l'udienza domenicale nessuno la propone...).
Polverone al quadrato. Anzi al cubo.

GdS 8 V 03  www.gazzettadisondrio.it
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