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DALLE ALPI ALL’HIMALAYA
Marco Confortola sul tetto del mondo

Nello Colombo

…e allora il dio satiro soffiò nel suo flauto biforcuto dal quale si sprigionò una melodia ineffabile che incantò l’intero bosco pervaso dal suo spirito che aleggiava su lecci ed acacie, su mirti e ginestre, su faggi e castagni, e su tutte le creature della foresta, in una fusione estatica, un tripudio dei sensi in cui mani e umane sembianze mettevano radici nel fitto del fogliame e i tronchi degli alberi si torcevano nello spasimo della danza del vento secondando i cespugli di bacche selvatiche e i primi rododendri che dipingevano rocce cariate da muschi e licheni.
Alfine l’ebbrezza del dio avvolse l’intera natura al canto del suo magico strumento.
Così sul tetto del mondo, sul picco celeste dell’Everest, l’animo musico del poeta che inneggia al creato suonò la sua tromba in cima all’immensa vastità himalayana che echeggiava del “silenzio militare” sciogliendo anche i ghiacci ploranti al primo graffio del sole di una gelida primavera.
Marco Confortola in cima all’Everest e la sua tromba.
Un’emozione travolgente, unica, intima, irripetibile, quella dell’alpinista valtellinese che si è sentito scoppiare il cuore lassù, a contatto con Dio, natura nella natura, con l’asta del tricolore in una mano e l’ebbrezza di un sogno assaporato a gran sorsi per un traguardo che spetta solo agli eroi che sanno vincere affrontando il dolore, la solitudine, la fatica, le angosce di chi sa bene che potrebbe anche non tornare.
Sentire echeggiare quel suono che gli entrava nell’anima gli ha tolto l’ultimo fiato.
Avrebbe potuto addormentarsi lassù, sereno, felice, cristallizzarsi in un ghiacciaio e vivere in eterno il soffio prepotente dei Titani che sfidano il cielo, ma Marco, l’uomo ferrigno che ama la sua terra e volare sulle cime più alte, doveva proseguire il suo viaggio.
Altre avventure lo aspettano, altre imprese da vivere in solitaria beatitudine, in compagnia dei suoi nudi pensieri, nella certezza che qualcuno l’aspetta.
Fosse anche una Penelope dalle bianche gote che gli tesse calze per un nuovo folle progetto, sfacendo le mute speranze di un solenne imeneo promesso da tempo.
E intanto il viaggio continua…
E allora vai, Marco, sospinto dal vento, sulle ali dell’entusiasmo del fanciullo innamorato della vita, non arrenderti mai, signore della tua terra e cittadino del mondo, fino in fondo alla tua epica traversata oltre le colonne d’Ercole!
Nello Colombo

www.gazzettadisondrio.it – 20 V 07 – n. 14/2007, anno IX°

 
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