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Il letargo dei cattolici - Università di sinistra - Il ritorno di Prodi – L’isolamento dell’Italia con un governo di sinistra - Me la devo prendere con la pubblicità o con la perdita del potere d’acquisto del mio stipendio?
 di Mario Pulimanti

 
Riceviamo e pubblichiamo:

Il letargo dei cattolici
Ecco. Siamo, purtroppo, arrivati a questo! Anche i più innocenti simboli del Natale, come Gesù Bambino ed il Presepe, da sempre i più cari all'infanzia, stanno in questi giorni aprendo un forte problema di convivenza fra religioni e culture nella scuola. Ho letto che in varie scuole italiane, mentre si canta in coro, in classe, una canzoncina dello Zecchino d'Oro sul Natale, per gli scolari islamici il nome 'Gesù' viene cambiato con 'virtù', per non offendere nessuno. Oppure, sempre per non offendere la sensibilità, si preferisce rinunciare del tutto al Presepe e ai canti di Natale in molte scuole. A questo punto io, ex allievo salesiano e cattolico apostolico romano, mi indigno. Ed anche molto! Perché è un fatto grave e vergognoso che noi italiani, che viviamo in una comunità che ha profonde radici cristiane, siamo obbligati ad assistere inermi e questo storpiamento religioso. A questo punto si può ben parlare di razzismo al contrario. Queste scelte, a mio parere, non appaiono, infatti, motivate da senso di rispetto e tolleranza per le altre religioni (Islam in primis) ma costituiscono, invece, una vera e propria rinuncia alla difesa dei nostri valori cristiani e tradizioni culturali. Le recenti esperienze insegnano che abbiamo, sparsi per l'Italia, educatori vittime della 'sindrome di Stoccolma', che solidarizzano ostentatamente con chi sta sequestrando i Valori cristiani fino a togliere il Crocifisso dai muri e Gesù dal testo di canzoni e preghiere natalizie. Io ritengo che noi cattolici dovremmo uscire dal letargo e dal torpore e cominciare, intanto, a chiedere ai mass media di dare maggiore attenzione al significato cristiano del Natale. Difatti penso che, se restiamo in silenzio di fronte a queste vicende, si potrebbe con il tempo arrivare ad una violazione della libertà dei bambini, ai quali potrebbe essere scippata del tutto la festa più simbolica dell'infanzia: la nascita di Gesù.

Università di sinistra
Lunedì 13 dicembre, Azione Universitaria (il movimento giovanile vicino ad Alleanza Nazionale) ha organizzato presso la facoltà di Scienze Politiche a Roma Tre una conferenza stampa sul tema degli Ogm, alla quale ha preso parte il Ministro delle Politiche Agricole e Forestali, Gianni Alemanno. Si sono, però, verificati momenti di tensione all'esterno della facolta', perchè molti ragazzi che volevano partecipare non sono riusciti ad entrare a causa dello schieramento di forze dell'ordine dovuto ad un gruppo di persone che invano ha cercato di boicottare lo svolgimento dell'incontro. Forse sarebbe giusto chiedersi in queste situazioni la democrazia da che parte sta: se con chi organizza iniziative come quella degli Ogm di notevole spessore culturale oppure con chi cerca di impedirle. Da quello che si è visto nei telegiornali, sembrava di essere tornati agli anni '70. Infatti un gruppo di giovani dei centri sociali di Roma e dei gruppi di sinistra delle facoltà romane, hanno organizzato un sit-in di protesta di fronte all’Università di Roma Tre, esponendo uno striscione offensivo con la scritta ''Fuori i fascisti dall'università”, ed urlando slogan ideologici e cori di chiara provenienza politica (l’estrema sinistra) prima di passare, alla fine, a vere e proprie aggressioni fisiche nei confronti di alcuni giovani di opposta fazione.
Io ritengo che non si possa esattamente definire come democratico l’atteggiamento delle persone che vogliono impedire, anche con mezzi violenti, ad un ministro di destra di parlare all'Università su un tema che oltretutto interessa tutti. A questo punto è evidente che una parte della sinistra sta cercando in tutti i modi di impedire ai suoi avversari politici di A.N. di parlare all'Università, dato che -prima di Alemanno a Roma 3- è stato contestato Fini alla Sapienza e Gasparri a Tor Vergata. Anche quando frequentavo io l’Università La Sapienza, alla fine degli anni settanta, la gestione universitaria era praticamente in mano alle forze di sinistra, e mi sembra che anche adesso, a distanza di 30 anni, purtroppo nulla è cambiato.

Il ritorno di Prodi
Ecco. Con un improvviso sussulto è tornato Romano Prodi. Ed è rientrato a modo suo, con francescana umiltà, sullo scenario politico nazionale, definendo mercenari i giovani di Forza Italia. Questo linguaggio non è nuovo in Italia. Sembra quasi che Prodi sia da poco nell'ambiente politico e non sappia quale sia la destinazione di quei soldi. Dato che i finanziamenti ai partiti ci sono, giustamente, in entrambe le coalizioni, queste affermazioni di Prodi sono sterili dal momento che anche lui ha ottenuto finanziamenti. I comunisti, anni addietro, definivano galoppini gli avversari, mentre i loro iscritti «militanti». Storia che si ripete?

L'isolamento dell'Italia
Leggendo i giornali ed ascoltando la televisione si scopre che Oliviero Diliberto è profondamente convinto che il capitalismo, soprattutto nella sua variante americana, sia la principale causa dei mali nel mondo. Ma allora come può il partito dei comunisti italiani far parte di una coalizione che vuole far parte del Governo, date le relazioni che ci legano all'America? Questo si può capire solo riflettendo sul fatto che Oliviero Diliberto appartiene a un partito in cui la pregiudiziale anticapitalista e antimperialista è più importante dell'interesse nazionale. Infatti, quando è stato Ministro della Giustizia nel governo d'Alema, ebbe una parte determinante nella questione della concessione del diritto di asilo ad Ocalan, leader del partito comunista curdo, ricercato in Turchia e Germania per operazioni terroristiche. Del resto anche il Presidente del suo partito, Armando Cossutta, ha manifesato la propria solidarietà al leader iugoslavo Milosevic, mentre il governo d'Alema partecipava alle operazioni militari della Nato in Kosovo. Oltretutto prima la Sinistra aveva una patria ideale, l'Unione Sovietica, mentre oggi l’unico punto di riferimento è la Spagna di Zapatero. Io ritengo che un'Europa come alternativa agli Stati Uniti non esiste, né in Francia né in Germania. Si può dissentire dalla politica Usa, ma è un grave errore passare dal dissenso politico al rigetto morale e civile. Nel caso ci dovesse essere, quindi un governo della sinistra, questo governo collocherebbe l'Italia in un deleterio isolamento e in un pericoloso vuoto di potere.

Ambiente Pulito
Ormai in molti ci siamo accorti che la conservazione delle biodiversità è una necessità sempre più attuale. Compito di ciascuno è tutelare i valori ambientali, paesaggistici e culturali per trasmetterli, possibilmente migliorati, alle future generazioni. Queste considerazioni mi portano, da cattolico, a riflettere che -essendo la tutela ambientale alla base della vita- in nome del progresso civile ed economico da parte di tutti noi che abbiamo interesse per il miglioramento delle condizioni generali dell’Italia, converrebbe, a mio parere, promuovere l'istituzione di nuovi parchi nonchè il rilancio dell'economia in maniera ancor più sostenibile, cercando di ridurre, ove possibile, anche il debito ecologico verso i paesi più poveri. In questo modo potremmo essere più sicuri di lasciare una buona eredità ambientale ai nostri figli.

La riforma della Giustizia
Ritengo estremamente legittimo e conforme al dettato costituzionale che il Presidente della Repubblica rinvii le leggi al Parlamento. Gradirei, però, esporre il mio pensiero a proposito del rinvio alle Camere della legge di riforma dell’ordinamento giudiziario. Uno dei rilievi sollevati dal Presidente della Repubblica riguarda la Scuola Superiore della Magistratura. A mio parere, considerato che la Scuola ce l’hanno in tutta Europa, occorrerebbe trovare, al riguardo, una via costituzionale, per amalgamare i vari dispositivi, al fine di rendere costituzionale la riforma anche su questo punto (dovrebbe essere il quarto) molto delicato. Non v’è dubbio che questa legge è una legge complicata, ma sono contento nel constatare che, anche se il Presidente l’ha rinviata al Parlamento, a mio parere, l’impianto fondamentale della legge non è stato compromesso. Questa mia riflessione parte dal presupposto che, nonostante il rinvio, sono stati salvati i punti fondamentali, che sono la separazione delle carriere dei magistrati, l'organizzazione del pubblico ministero in forma più gerarchizzata, il criterio della meritocrazia affermato con l’introduzione dei concorsi, che eliminano l’automatismo degli scatti di carriera per anzianità, e la nuova procedura delle sanzioni disciplinari. A questo punto, se il Governo arriverà, come io mi auguro, alla fine della legislatura, la legge di riforma dell’ordinamento giudiziario sarà probabilmente approvata. Tra i rilievi formulati dal Presidente della Repubblica la questione più grave è quella legata al CSM. Ma non rappresenta una maggiore garanzia ricorrere al concorso, introdotto dalla legge delega? Infatti, a mio parere, in questo modo si evita che su promozioni e trasferimenti dei giudici possano decidere le più forti correnti della magistratura (specialmente quelle di sinistra) secondo l’appartenenza politica dei giudici. Del resto le commissioni non costituiscono un’invasione nella sfera di competenza del CSM perchè la decisione finale spetta sempre al CSM, che eventualmente ha il solo compito di motivare perchè non si è attenuto alla decisione della commissione -del resto si potrebbe sempre attribuire al CSM l’esclusiva designazione dei componenti della commissione-.

Me la devo prendere con la pubblicità o...
Tutti noi guardiamo nel giardino del nostro vicino di casa. Ed alla fine tutti noi finiamo con il possedere le stesse cose perché le merci sono sempre più uguali tra di loro, ma nonostante ciò cerchiamo, nello stesso tempo, di essere diversi dal vicino di casa. Siamo in presenza di una vera e propria omologazione totale. E i pubblicitari, invece di utilizzare il sentimento dell’invidia nelle campagne promozionali, si servono, al contrario, del sentimento dell’invidia. Si comincia, infatti, con l’osservare il comportamento del vicino: che casa abita, come veste, quale automobile ha, dove manda i figli a scuola, quante vacanze fa. Il suo tenore di vita. E, da lì, nasce il desiderio di conquistare quello che non si ha. In questo senso la pubblicità ci condiziona lavorando sul desiderio più che sull’invidia. Ci invitano, quindi, a desiderare una cosa per possederla, creando dei bisogni indotti. Parecchi spot si basano su questo: la mia macchina è più bella della tua, il mio detersivo lava più bianco, il mio telefonino costa meno del tuo e ha delle qualità tecnologiche che il tuo non ha. Suscitare il sentimento dell’invidia, attraverso la promozione di un prodotto, può risultare efficace se si riesce a far desiderare maggiormente quel prodotto, a far sì che chi non lo possiede possa invidiare gli altri che lo posseggono. Usare la pubblicità e provocare l’invidia vuol dire solleticare lo snobismo che è dentro ognuno di noi. Spesso ci dipingiamo diversi da come effettivamente siamo perché vogliamo somigliare a qualcuno che è più di noi, ha più di noi e dispone di un potere d’acquisto notevolmente superiore a quello che abbiamo noi.
E questa non è altro che l’invidia motore dello snobismo di massa, anche se definire lo snobismo un fenomeno di massa può sembrare una contraddizione. Ho detto tutto questo perché io, statale di nono livello con 30 anni di anzianità e con due figli -rispettivamente di 10 e 18 anni-, mi trovo sempre più spesso ad invidiare il mio vicino di casa. A questo punto me la devo prendere con la pubblicità o con la perdita sempre più accentuata del potere d’acquisto del mio stipendio?
Mario Pulimanti

GdS - 20 XII 04 - www.gazzettadisondrio.it
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