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Difendo Saddam, ecco perché
di
Alberto B. Mariantoni

 

Riceviamo e pubblichiamo non senza una nota introduttiva.

Ci vuole un bel fegato a scrivere un articolo dal titolo “Difendo Saddam” ma forse ce ne vuole di più a pubblicarlo finendo sul libro nero, visto che, come ha detto il Vescovo Maggiolini, “se vinceranno gli americani saranno tutti filo-americani”.
Noi però non siamo ondivaghi perché il tempo è galantuomo: censura chi si piega all’opportunità e al tornaconto a scapito della coerenza e premia chi antepone a tutto la legge della coscienza.
Ci verrà sicuramente revocato l’invito a presentare negli Stati Uniti “La Gazzetta di Sondrio”. Se poi questo venisse mantenuto, per una indubbia forza che hanno le Istituzioni culturali negli USA, ci verrà sicuramente negato il visto (saremo in buona compagnia: è stata annullata la visita del futuro re dello Stato alleato, Carlo d’Inghilterra, in quanto contrario alla guerra…). Ci spiace dopo tale invito, arrivato a sorpresa e corredato di lauto “rimborso-spese”, dover rinunciare, ma dispiacerebbe di più, per mantenerlo rinunciare a quello che è sempre stato il principio-base in tutti i giornali che abbiamo diretto: avere una linea precisa, ma dare spazio al confronto di tutte le opinioni. Liberamente, al più, come stiamo facendo, con una nota esplicativa delle ragioni per cui si pubblica.
Non siamo ondivaghi, dicevamo. Al tempo della Guerra del Golfo abbiamo pubblicato nella prima pagina del giornale più stradiffuso in provincia di Sondrio le foto dei tre grandi criminali della storia: Hitler, Stalin, Saddam e le foto, crude ma indispensabili in quel momento, di madri e bimbi curdi vittime dei gas del Rais. Non abbiamo cambiato opinione.
Abbiamo recentemente tacciato di “democraticamente abominevole”, il minimo che si potesse dire, l’affermazione del sign. Epifani “né con Saddam né con Bush”. Non abbiamo cambiato opinione rispetto a quando abbiamo scritto al sign. Alberto Moravia che aveva proclamato “né con lo Stato né con le Brigate Rosse” che si trattava di una affermazione e di una posizione “da relitto senile di un tempo che fu”.
Non siamo ondivaghi. Abbiamo scritto che nonostante il fortissimo dissenso per questa guerra “d’invasione” e non “di liberazione” eravamo e siamo amici degli americani. Gli amici ci sono per dire, anzi per dover dire, anche le cose più spiacevoli. Se le dice un avversario, o anche un indifferente, possono essere strumentali.
Ed ecco perché pubblichiamo anche questa voce, dichiaratamente provocatoria ma certo eccessivamente tale e, sia consentito, con una conclusione, seppure anche questa provocatoria, impossibile ad accettarsi proprio per le stesse, giuste, ragioni enunciate all'inizio dell'articolo.. Chi dissente, magari anche chi si scandalizza, prenda carta e penna – metaforicamente – e scriva. Pubblicheremo.
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Mi fanno ridere, i cosiddetti “oppositori alla guerra in Iraq” che, allo stesso tempo, in pubblico o in privato, per non sporcare il perbenismo delle loro “candide coscienze”, si riempiono la bocca di “se”, di “ma” e di “però”… nonché dei soliti, monotoni, ipocriti e contorsionistici “distinguo”!
Provocazioni. Difendo Saddam, ecco perché, di Alberto B. Mariantoni

Chi difende l’Iraq di Saddam Hussein, oggi, non difende affatto un uomo, una fazione o un regime…

Non difende assolutamente le brutture o le storture di una dittatura politico-militare che dai suoi esordi al 1990 – non dimentichiamolo – è stata successivamente voluta, favorita, installata e mantenuta al potere a Baghdad (nonché, esponenzialmente armata, tecnologicamente potenziata e politicamente e diplomaticamente “coccolata”…), dalle stesse “immacolate concezioni” che pretendono, oggi, di combatterla e cancellarla dalla faccia della Terra, in nome del “diritto”, dei “principi” e della “morale” (traducete: gli abituali interessi monopolistici e mercantilistici di Washington e di Londra!).

Non difende in nessuna maniera un sistema poliziesco che per più di 25 anni – “tecnicamente” consigliato e puntualmente istruito, sostenuto e coadiuvato dagli “esperti” delle suddette capitali – ha sparso il terrore a piene mani tra la sua stessa popolazione e tenuto il proprio paese con l’inflessibile ed implacabile “mano di ferro” che tutti gli conosciamo.
Non difende in nessun modo la ‘takritiana’ e nepotistica cosca di “figli di buona donna” che si è sproporzionatamente “incrostata” al potere in quel Paese e che ha assunto, nel tempo - grazie pure al “disinteressato” concorso delle suddette “facce di bronzo” che pretendono oggi di accusarla, aborrirla e criminalizzarla – la notorietà pubblica e la credibilità politica che attualmente tutti gli attribuiscono.

Chi difende l’Iraq di Saddam Hussein, oggi, difende semplicemente l’inalienabile e sacrosanto diritto dei popoli-nazione del mondo a disporre di loro stessi, della loro terra, delle loro ricchezze e del loro destino.

Non dimentichiamo, inoltre, che chi difende attualmente l’Iraq di Saddam Hussein, contribuisce soprattutto a smascherare definitivamente i peggiori “pendagli da forca” che mai siano esistiti nella corso della storia umana: quelli, in particolare, che – nel loro recente e, fino ad ora, opportunamente taciuto passato – non hanno affatto esitato, per dare sfogo al loro personale o collettivo egoismo e/o appagare le loro indicibili avidità ed spregevoli bramosie, a sterminare qualcosa come 85 Nazioni Pellerossa in America del Nord, la quasi totalità degli Aborigeni dell’Australia e della Nuova Zelanda (che venivano “sportivamente” inseguiti, braccati a cavallo e sparati a vista dai coloni britannici, semplicemente per svago o passatempo, o per alimentare la loro irrefrenabile passione per l’hobby della “caccia alla volpe”, animale, in quell’epoca, praticamente inesistente in quelle regioni!), nonché (fino ad ora…) qualche milione… d’Afgani, d’Indiani, d’Africani, d’Asiatici, e di Latino Americani!

Se qualcuno, infatti, lo avesse dimenticato, gli attuali aspiranti “liberatori” dell’Iraq, discendono in linea diretta da coloro che, nei secoli scorsi, rimisero in voga ed alimentarono a più non posso la “pirateria marittima” e favorirono e svilupparono largamente la “razzia” dei popoli del continente africano e la “tratta degli schiavi”; che scatenarono diverse “guerre dell’oppio” in Cina (tra il 1833 ed il 1860); che imposero, all’allora Terzo mondo, l’abominevole politica dei famosi “Trattati ineguali” e delle altrettanto ignobilmente celebri “Capitolazioni”; che frazionarono e divisero ad usum delphini il Vicino-Oriente, l’Africa e l’Asia (senza per niente tenere conto delle realtà etniche, culturali, religiose e storiche di quelle regioni); che inventarono il “colonialismo” (oppressore, sfruttatore e rapinatore!) moderno, i primi “campi di concentramento” del mondo e la “pulizia etnica”; che decretarono e diffusero la “segregazione razziale” (negli Usa, è rimasta in vigore fino al 1964!) e l’apartheid (in Sud Africa, è stata legale fino a qualche anno fa!).

Questo, naturalmente, senza contare che tra i suddetti aspiranti “liberatori” di oggi, ci sono senz’altro i figli, i nipoti o i pronipoti dei “liberatori” di ieri: di coloro, cioè, che hanno impunemente aizzato due Guerre mondiali, direttamente o indirettamente provocato all’incirca 54 milioni di morti ed impiegato militarmente (gli unici, fino ad ora, nella storia dell’umanità!) ben due bombe atomiche, nonché milioni di ordigni al fosforo, al napalm, alla diossina ed all’uranio (impoverito?) sui centri abitati e le popolazioni civili; oppure, di coloro che hanno ipotizzato la sterilizzazione terapeutica di intere nazioni, fatto morire di fame e di stenti milioni di prigionieri di guerra, elevato la menzogna di Stato, la produzione e lo spaccio della droga, il traffico delle armi, la corruzione, il ricatto, l’estorsione, il taglieggiamento e l’assassinio politico, al rango di usuali ed accettabili procedure di politica estera! Et, j’en passe…

Questi “illustri signori” di nobile schiatta, dunque, sarebbero coloro che, in questo momento, in Iraq, starebbero ufficialmente sacrificando le loro vite (sic!) e sciupando il loro denaro (ari-sic!), per salvare il mondo dal terrorismo? Sarebbero quelli che vorrebbero regalare la “libertà” e la “democrazia” (come se la libertà e la democrazia fossero dei “prêt-à-porter”, oppure dei semplici “pacchi dono” o delle volgari “strenne natalizie”!) a quelle stesse popolazioni (Curdi e Shi‘ti inclusi!) a cui ieri, non solo hanno largamente contribuito a sottrargliele e a confiscagliele (tanto per tenere bene a mente gli altri “regali” che i suddetti “gentleman” hanno già fatto all’Iraq, ricordiamo: gli “Accordi Sykes-Picot” del 1916; l’Armistizio di Mudros imposto alla Turchia nel 1918 ed il tradimento delle speranze Curde a proposito di un loro possibile Stato nazionale; il Mandato britannico del 1920 e l’intronizzazione di Feysal I°, nel 1923; l’invasione inglese dell’Iraq, per spodestare il governo nazionalista di Rashid ‘Ali al-Ghaylâni, nel 1941 e l’imposizione a questo paese, fino al 1956, di due servi fedeli del colonialismo inglese, il famoso Reggente ‘Abdallah - zio dell’ancora giovane Feysal II° - ed il suo Primo Ministro Nuri es-Sa‘id; il protettorato militare di Londra su quelle regioni, tra il 1941 ed il 1956; il “Patto di Baghdad” imposto all’Iraq, dagli Usa, nel 1955; la “man bassa” sulle ricchezze petrolifere del paese da parte delle Compagnie anglo-americane; ecc.) ma addirittura, attivamente trescato ed operato nel tempo (come nel caso dei successivi tradimenti statunitensi nei confronti dei Curdi, nel 1966, nel 1970, nel 1979, nel 1985, nel 1991; e degli Shi‘ti, nel 1991) affinché fossero loro, ogni volta, sistematicamente negate e misconosciute? (Situazione, d’altronde, che per i poveri stolti Curdi ed i sempre calpestati Shi‘ti dell’Iraq, si ripeterà senz’altro immancabilmente, per l’ennesima volta, anche alla fine di questa guerra…).

Ecco, allora, il motivo essenziale dell’appoggio incondizionato all’Iraq ed ai suoi attuali dirigenti, da parte di coloro che continuano ad affermare (solo a parole?) o pretendono concretamente opporsi all’espansionismo militare, al neo-colonialismo ed alla prepotenza ed all’arroganza dell’imperialismo mercantile di Washington e di Londra nel mondo.

Fosse pure il peggiore dei regimi della Terra, oggi più che mai, infatti, è necessario prendere posizione e schierarsi - senza “se”… “ma”… o “però”… - a fianco di Saddam Hussein e del suo regime, nonché appoggiare e sostenere l’eroica lotta del suo esercito e del suo popolo contro gli aggressori/invasori americano-britannici, per il semplice motivo che, in Iraq, in questo momento, sono i principî stessi della libertà, dell’indipendenza, dell’autodeterminazione e della sovranità politica, economica, culturale e militare dell’insieme dei Popoli e delle Nazioni del mondo che sono in gioco!

Bisogna rendersi conto, infatti, che se oggi si accetta supinamente di permettere agli Usa ed all’UK di continuare impunemente ad aggredire e ad occupare il suolo iracheno e, contemporaneamente, si tollera che l’attuale governo di quel paese sia spodestato manu militari e sostituito ad hoc con un altro (debitamente formato e composto da “bene accetti” ed “addomesticati bambocci” al servizio degli indicibili interessi anglo-americani), domani nessun altro popolo e nessun’altra nazione del mondo potranno più considerarsi effettivamente liberi, indipendenti e sovrani.

Non lo potranno più, in quanto, le loro stesse libertà, indipendenza, autodeterminazione e sovranità politica, economica, culturale e militare, oltre a diventare praticamente ipotetiche e provvisorie, dipenderanno fatalmente dagli interessi del momento e, quindi, dal placet strumentale o dall’agreement circostanziale degli sceriffi di Washington e di Londra che – come sappiamo - sono costantemente al soldo delle alterne e variabili vicende economiche delle compagnie petrolifere e del complesso militare-industriale del loro paese e della finanza cosmopolita internazionale.
(mercoledì 26 marzo 2003)
Alberto B. Mariantoni

GdS - 8 IV 03 - www.gazzettadisondrio.it
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