|
Premesso che la legge 5.1.1994 n.36 detta disposizioni
in materia di organizzazione del servizio idrico
integrato allšinterno degli Ambiti Territoriali Ottimali
e le Regioni italiane hanno individuato gli A.T.O. per
la gestione del servizio idrico integrato e che quasi
tutti i piccoli comuni interessati non hanno ancora
provveduto a definire il passaggio del servizio al nuovo
soggetto gestore incontrando difficoltā e dubbi sul
nuovo assetto finanziario dellšEnte e sul nuovo modello
di gestionale ed organizzativo;il Coordinamento
Nazionale dei Piccoli Comuni Italiani si muove a
sostegno della proposta di legge n.5568 presentata alla
Camera dei deputati il 27.01.2005 dai deputati Parolo,
Guido Rossi, Caparini e Bricolo, che prevede un regime
particolare per la gestione delle acque dei Comuni
montani introducendo la possibilitā di rendere
facoltativa lšadesione alla gestione unica del servizio
idrico integrato da parte dei piccoli comuni inclusi nel
territorio delle comunitā montane fino a 1000 abitanti.
Lšapplicazione della norma interesserebbe 1477 comuni,
la maggior parte dei quali con popolazione inferiore a
600 abitanti, con una popolazione stimata di circa
800.000. Considerando la bassa densitā abitativa di tali
zone, che corrisponde a circa 31 abitanti per chilometro
quadrato, risulta evidente che si tratta di territori
economicamente svantaggiati, per i quali lšacqua
rappresenta spesso la principale se non lšunica risorsa
certa. Per tali comuni la possibilitā dellšautogestione
del servizio idrico diventa inevitabile anche se a prima
vista tale possibilitā sembrerebbe contraria ai principi
della legge 5 gennaio 1994 n.36, recente ŗDisposizioni
in materia di risorse idriche˛, circa le gestione
integrata del servizio per tutto lšambito territoriale.
Infatti, nei comuni montani č la stessa morfologia
territoriale a rendere inefficace una gestione
centralizzata che creerebbe inconvenienti e disservizi
per gli utenti. Spesso si tratta di territori poco
urbanizzati, con caratteristiche particolari, ove la
limitata presenza dellšuomo, la bassa densitā abitativa
e la conseguente necessitā di estendere le reti a vaste
aree poco urbanizzate, rendono diseconomica la gestione
del servizio idrico su base centralizzata. Fino ad oggi
i piccoli comuni di montagna hanno gestito in economia
il proprio servizio idrico e gli stessi cittadini o le
Amministrazioni Comunali si sono adoperati per
preservare le condutture idriche dalle intemperie
invernali. Lšadesione obbligatoria al servizio di tipo
integrato e la gestione del servizio da parte di un
unico gestore centrale sta rompendo lšequilibrio fragile
dellšeconomia locale dei piccoli comuni di montagna e
richiede un immediato intervento legislativo. La
proposta di legge n.5568, nel rendere facoltativa
lšadesione al servizi idrico integrato da parte dei
piccoli comuni di montagna, prevede tuttavia un
coordinamento da parte dellšautoritā dšambito, che
esercita funzioni di regolazione generale e di
controllo, sulla base di un contratto di servizio.
Peraltro la possibilitā di gestioni plurime del
servizio, previo coordinamento unitario da parte di un
unico soggetto, č giā prevista dallšarticolo 9, comma 4,
della legge n.36 del 1994, proprio per venire incontro
ad esigenze territoriali particolari. Inoltre per
incentivare lšadesione al servizio integrato da parte
dei piccoli comuni di montagna, la proposta di legge n.5568
prevede agevolazioni tariffarie per il servizio idrico
integrato, fatto salvo, ovviamente, il bilancio
paritario di gestione dellšintero ambito. Una
diversificazione della tariffa idrica č prevista per
tutti i comuni facenti parte delle comunitā montane,
ritenendo opportuna unšarticolazione della tariffa per
fasce territoriali, sia sulla base della disponibilitā
territoriale della risorsa idrica quale caratteristica
principale dei comuni facenti parte delle comunitā
montane sia sulla base della popolazione comunale. Del
resto, la stessa legge n.36 del 1994, art.1,comma1, fa
riferimento al principio di solidarietā per definizione
della gestione del servizio idrico integrato.Per tutte
queste ragioni il Coordinamento auspica un celere esame
della proposta di legge onde consentire una corretta
applicazione dei principi della legge n.36 del 1994
senza stravolgere la giā critica economia locale di
centinaia di piccoli comuni di montagna.
Virgilio Caivano
(x)
(x)
Portavoce Coordinamento Nazionale Piccoli Comuni
GdS 30 IV 2005 - www.gazzettadisondrio.it
______________________________________
Torna all'indice di "Nostra
provincia"
Torna all'indice generale
Torna alla prima pagina
|
|