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Il maggioritario. Convegno a giugno guardando al futuro
di
Mario Segni

 

Riceviamo e pubblichiamo:

RICORDANDO MONTANELLI MA GUARDANDO AL FUTURO
Il convegno sul maggioritario non è rivolto al passato ma al futuro. Ormai la storia del referendum può essere scritta con serenità. A dispetto di tutti i critici la riforma ha dato all'Italia una stabilità sconosciuta da cinquant'anni, ha messo le basi di uno Stato moderno. La elezione diretta dei Sindaci e dei Presidenti della Regione funziona e piace alla gente, la elezione diretta del Premier è già nei fatti, anche se ancora non è scritta nella Costituzione. Quello che va ricordato al convegno, e lo faremo, è che i referendum furono fatti in un'Italia che si stava sfasciando, non in un Paese felice come amano far credere Pomicino e gli altri epigoni dell'ultima DC che cercano di far dimenticare le loro responsabilità.
Ma il vero problema riguarda il futuro: Il bipolarismo c 'è (e grazie a Dio, se no saremmo alla Dieta Polacca), ma così come è ci piace? A me no, e lo dico io che l'ho portato. E non sono le regole, sono gli attori che non ci piacciono. Ma dove sta scritto che l'Italia debba avere per sempre una sinistra contesa tra D'Alema e Cofferati, ad esempio?
Naturalmente questo riguarda la sinistra. Poiché noi vogliamo invece cambiare il centro destra, è al Polo che guardiamo. Sta forse scritto nel Vangelo che dobbiamo sorbirci una maggioranza paralizzata dal conflitto di interessi, che non porta avanti le liberalizzazioni iniziate dalla sinistra (è il colmo), che fa leggi fotografia solo per cavare dai guai Previti (e poi non ci riesce nemmeno) e che si dimentica dell'Europa?. E qui c'è un punto su cui la nostra differenza con la Casa delle Libertà è totale.
Il Polo è stato costruito rompendo con la tradizione cattolica e laica: Forza Italia e Lega si sono definite del tutto nuove, AN ha radici nel vecchio MSI, solo i centristi rivendicano la continuità. Ma paradossalmente, mentre affermava la sua discontinuità rispetto a De Gasperi ed Einaudi, il Polo (e soprattutto Forza Italia) imbarcava a piene mani eserciti di riciclati dalla partitocrazia democristiana e socialista.
Il nuovo movimento che creeremo a giugno sarà esattamente l'opposto. Per carità non portateci i figuri che hanno rovinato la DC e i suoi alleati. Ma vogliamo invece rifarci a valori cattolici e laici che hanno costruito l'Italia, alla serietà e alla sobrietà di quella classe dirigente, alla sua capacità di amministrare invece di fare proclami, al suo europeismo. Vogliamo rifare un partito fatto di gente che crede in qualcosa, non che vuole arrivare a qualche poltrona. In questo senso il convegno guarda al domani. Per ricordare le conquiste di dieci anni fa, e per raggiungere gli obiettivi che allora ci sfuggirono.

A GIUGNO IL MOVIMENTO: SERIO, LIBERALE ED EUROPEO.

Stiamo costruendo un nuovo movimento politico: liberaldemocratico, e quindi alternativo alla sinistra, ma diverso dal Polo e dalla Casa delle Libertà. Non vogliamo che l'Italia sia costretta a scegliere tra Berlusconi e D'Alema (o forse Cofferati). C'è un pezzo d'Italia, che non è di sinistra, ma non ama e non accetta la Casa delle Libertà. Che non vuole essere governata da uno schieramento condizionato da Bertinotti, ma non accetta i ricatti di Bossi. Che non ha fiducia nella sinistra per la sua rissosità, ma è stufa della inconcludenza di questo Governo dopo tante promesse. A questa Italia noi vogliamo dare una voce e una rappresentanza. Per questo nasce il movimento.
Di che cosa sto parlando?
A un giornalista che mi chiedeva di definire in poche parole il nuovo movimento liberaldemocratico, ho risposto istintivamente con tre aggettivi: serio, liberale, europeo.

Parlo di serietà perché in un Paese in cui la debolezza dello Stato e della pubblica amministrazione è il problema storico, una classe dirigente seria è il presupposto del risanamento; ma per esserlo deve esprimere governanti che incarnino di fronte ai cittadini l'interesse pubblico, che vogliano veramente risolvere i grandi problemi come la giustizia o l'informazione, non salvare politici imputati con leggi fotografia o difendere una catena televisiva.

Parlo di liberalismo perché della battaglia per più ampi spazi di libertà e di diritti civili (e più limitazioni allo statalismo) abbiamo visto poco o nulla, nonostante questa fosse la ragione per cui molti italiani attendevano una svolta di centro destra.

Parlo di europeismo perché l'Europa è stata in questi cinquanta anni la molla determinante del nostro progresso, e perché ho visto con angoscia il Governo abbandonare la linea europeistica senza sostituirvi nulla.

Quello che non siamo e che non saremo mai.
Dovremo affrontare battaglie durissime anche perché in realtà un progetto di questo genere non piace né alla destra né alla sinistra di oggi. Al Polo perché diciamo senza peli sulla lingua che stanno tradendo le attese che si erano create e mettendo le premesse per un disastro politico e probabilmente elettorale. All'Ulivo perché, diciamolo pure, un centro-destra quale noi progettiamo costituirebbe un avversario più insidioso della Casa delle Libertà, non più attaccabile sul piano della serietà, del conflitto di interessi, degli imputati eccellenti. E quindi voglio dire anche che cosa non siamo, perché prevedo un fuoco di sbarramento e di accuse.

Non siamo e non saremo mai il terzo Polo che vuole distruggere il bipolarismo. Questo sistema, che dopo decenni di ingovernabilità ha dato all'Italia una straordinaria stabilità, l'abbiamo creato noi con i referendum, e vogliamo non solo conservarlo ma completarlo con l'elezione diretta del premier (il Sindaco d'Italia) e le altre riforme costituzionali. Non vogliamo ricreare il partito delle mani libere che si allea con chi più conviene. Il bipolarismo ci piace. E' il modo in cui viene attuato che non va. Non vogliamo cambiare le regole del gioco, ma i giocatori. Non ci dispiace che l'Italia sia governata dal centro destra; crediamo che abbia diritto ad un centro destra migliore (lo stesso vale per l'altra parte, ma non possiamo far tutto).

Non siamo i cavalli di Troia della sinistra. Non agiamo per conto di qualcuno. Rispettiamo gli amici che credono e militano nell'Ulivo, ma il nostro obiettivo non è quello di far vincere loro le elezioni. Il nostro scopo è far crescere e portare al governo del Paese una classe dirigente liberaldemocratica più seria e competente di quella che ora ci governa.

Cosa abbiamo fatto.
Ho fatto un appello ai Sindaci per promuovere la rappresentanza democratica del territorio. E' un'iniziativa contro le candidature paracadutate e a favore di elezioni primarie per la scelta dei candidati. I Sindaci che hanno dato la propria adesione sono ormai assai più di cinquecento. A questo punto prepareremo la proposta di legge cercheremo di farla partire con la firma di mille sindaci. Su questo faremo battaglia politica.

Che cosa faremo
Ci sono altre due cose che faremo. La prima è che a Roma, ricorderemo con una grande manifestazione i dieci anni dal referendum del 18 aprile. Non si tratta solo di una iniziativa culturale. Ricostruire un evento che dieci anni fa ha cambiato la storia italiana significa aprire una finestra sul futuro e porre una domanda: dobbiamo completare il cammino riformistico o tornare indietro?

La seconda è che a giugno ci sarà la manifestazione nazionale per il lancio del nostro movimento politico: serio, liberale ed europeo. Sceglieremo assieme il nome e il simbolo. Assieme scriveremo il programma.

Abbiamo fondato un rapporto di tipo nuovo con i nostri amici che ha come strumento di partecipazione la e-mail in pratica è un'assemblea permanente per creare una coscienza politica comune. Ci hanno risposto oltre 8000 persone che hanno chiesto di essere accomunati al nostro progetto politico. E' giunto il momento di impegnarsi perché questo contatto da virtuale che è, diventi personale e militante sul territorio.
Mario Segni

GdS - 28 IV 03 - www.gazzettadisondrio.it
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