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LE BANDIERE DELLA PACE
di Gianni Toffali

 

Riceviamo e pubblichiamo:

Caro Direttore, certi italiani sono davvero ostinatamente “pacifici”: tenere le bandiere arcobaleno appese alla finestre anche quando la guerra è finita da un pezzo e nonostante solo mnemonici sforzi titanici ne ricordino i fasti, è virtù italica invero sovrumana. Appare chiaro che le nobili bandiere iridate, sbiadite dal sole, ristrette dalla pioggia, aggrovigliate dal vento, affumicate dallo smog, inquinate dalle polveri sottili e chiazzate dai volatili, siano entrate di diritto nel pantheon dei nuovi oggetti di culto della pietà popolare. Eppure c’è qualcosa di commovente in questi nostri compaesani che vogliono la pace a tutti i costi, "senza se e senza ma", sempre e comunque, da qui all’eternità. Qualche malizioso potrebbe insinuare che si tratta di pigrizia o di avarizia, considerando che quella bandiera è costata denari. Altri maligni osano parlare di superficialità: sbollito l’entusiasmo per il gesto politically correct che permetteva di sentirsi parte dei «buoni», gli espositori-sbandieratori manco ricorderebbero di aver esposto “qualcosa” sul davanzale. Nonostante tutto, denigrazioni e insidie naturali, le bandiere ancora garriscono imperterrite a ricordare il demone Bush, primo imperatore-colonizzatore dell’era del terzo millennio. Per gloriosa giustizia divina o per prosaica nemesi storica, nelle giornate serene i raggi di sole trapassano i moribondi, ma ancora viventi colori di pace, colorando e purificando l’anima di quei pochi “guerrafondai” che avevano osato sfidare le bandiere latrici di pace, esponendo ripugnanti stracci a stelle e striscie. Chissà se i detentori di queste bandiere avranno il coraggio di riportarle in piazza tra un girotondo e l’altro, per ricordare all’opinione pubblica che oltre 50 focolai di guerra sono ancora accesi su questo martoriato pianeta. Lo svuotamento postbellico delle piazze è la migliore risposta.
Gianni Toffali

Gianni.Toffali@inwin.it

GdS - 8 Vi 03 - www.gazzettadisondrio.it
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