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1) La Costituzione Europea - 2) OMOSESSUALITA'
di Gianni Toffali

 

Riceviamo e pubblichiamo:

1) La Costituzione Europea
Caro Direttore, nel preambolo della futura carta europea è stato esaltato l’illuminismo, ed eliminato invece ogni riferimento alle fondamenta cristiane. Il pensiero che ha indotto i redattori della bozza a non citare la civiltà cristiana, affonda le sue radici nella cultura liberal-massonica che serpeggia da due secoli in Europa, con primogenitura d’Oltralpe. Essa ritiene che l'illuminismo avrebbe "liberato" ed emancipato l'uomo dai secoli bui di cristiana memoria. Ci sarebbero pagine su pagine da scrivere per dimostrare il contrario, ovvero quanto il pensiero cristiano abbia contribuito ben prima e ben oltre l'illuminismo a fondare l'idea della centralità della persona umana, centro di diritti e di valori, sulla quale si regge l'umanesimo occidentale. La tanto celebrata "centralità" dell'uomo e l'idea di uguaglianza, in epoca illuministica vanno ben intese all'interno del pensiero moderno di cui l'illuminismo fu chiara espressione. La modernità filosofica incarnata dall'illuminismo, concepisce l'uomo come atomo, come numero, e non è un caso che l'uguaglianza illuministica abbia cercato la propria realizzazione solo nello Stato, rifiutando, ad esempio, di riconoscere il ruolo della famiglia come "prima società". L'uomo moderno è homo faber, trasformatore della natura secondo il proprio progetto di benessere materiale; è uomo"per se stesso perfetto e solitario", e quindi votato a generare un mortale conflitto all'incontro con il proprio simile. Non a caso la visione moderna ci ha regalato bagni di sangue che, dalla Rivoluzione Francese ai grandi totalitarismi, hanno rivelato quanta superbia e fallacia si sia celata dietro alle “ingegnerie sociali” che concepivano la vita e la natura al pari di un complesso meccanismo. La modernità, lo scientismo dell'epoca dei lumi, hanno regalato grandi illusioni e grandi delusioni, ed oggi viviamo in un'epoca figlia di sogni andati a vuoto, di incubi biologici, biotecnologici, un'epoca che proprio per paura di questi incubi, preferisce non coltivare sogni, ideali, valori. Nulla di strano: una cultura che ha saputo persino certificare la morte di Dio non sorprende che rifiuti di riconoscersi figlia, per lo meno culturalmente, del pensiero cristiano.

2) OMOSESSUALITA'
Caro Direttore, la ricerca diffusa in questi giorni da Eurispes, ha verificato che secondo la maggioranza degli italiani l'omosessualità non è più un tabù, una malattia o una perversione, bensì semplicemente un modo di essere. Questa nuova morale, apparentemente aperta, tollerante e democratica è in realtà figlia diretta della cultura nichilista e decadentista. La società moderna, contrabbandando vizi per virtù, ha destrutturato l'essere umano, la sua dignità e i suoi valori, riducendolo a mero dato culturale soggetto al divenire dei costumi. Con questa premessa, l'omosessualità non è più avvertita come sterile atto contronatura, ma come normalissima scelta naturale. Si è giunti al punto di non qualificare più gli atti umani come morali o immorali, secondo le “vecchie” categorie della coscienza e della morale, ma legittimati o negati dai consensi o dissensi delle mutevoli masse. Non bisogna dirsi necessariamente cattolici per ammettere che se una simile “involuzione” culturale diventasse norma e prassi, la società attuale diventerebbe la promiscua Bengodi della licenziosità.
Gianni Toffali

Gianni.Toffali@inwin.it

GdS - 18 Vi 03 - www.gazzettadisondrio.it
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