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Contributi esterni: argomento proposto da Ernesta Aloisi
IMPROVVISA SCOPERTA DI UN FENOMENO ALLARMANTE: L'UOMO DELLA PORTA ACCANTO e' POVERO

 
Riceviamo e pubblichiamo non senza far presente che se é innegabile che siamo andati indietro - per il concorrente fenomeno e della perdita di potere d'acquisto e per l'introduzione nel bilancio familiare di nuovi canali di spesa, parte cospicua non proprio essenziale (cellulari, pay TV, elettronica in genere) - é anche da mettere in conto un ulteriore arretramento. Sono troppe le imprese, persino agricole, che delocalizzano andando all'Est o in Asia e spesso non per ragioni speculative ma di sopravvivenza economica. A questo si aggiunga la politica delle multinazionali, oggi non più subordinata al potere politico e quindi tale da provocare disastri sociali in tutto l'Occidente, salvo forse gli USA.
Aggiungasi ancora che continuano ad aumentare lacci e lacciuoli, che poi di fatto rappresentano costi che si scaricano su tutti noi, ultimo caso esemplare la bottiglietta di acqua minerale da 1/8 di litro, follia pura. (NdR)

Parlando con i miei tre figli, con le mie due nuore e con mio genero, nonché con le mie amiche, ma anche leggendo i giornali e le riviste o, più semplicemente, osservando per un attimo con un po’ più di attenzione quello che c’è intorno a noi mi sono accorta improvvisamente di un fenomeno allarmante: l’uomo della porta accanto è povero.
Se prima tirare a campare era l’impresa di anziani e immigrati, ora sembra che la povertà non faccia più tante distinzioni. Trasversale, strisciante, si è infiltrata in tutte le fasce sociali. I nuovi indigenti sono intere famiglie, che improvvisamente si ritrovano senza reddito e devono combattere contro l’affitto mensile, le bollette, le spese per vivere. I nuovi poveri sono clochard per forza e dalle facce molto giovani. Basta guardare attentamente intorno a noi per notare che questo fenomeno è in aumento, così come quello dell’alcolismo giovanile. E nel girone degli indigenti ci sono anche molte persone vittime degli usurai, magari perché dovevano pagare le medicine o ristrutturare la casa. Mia nuora Simonetta ha sentito dire da alcune sue amiche di Ostia che gli italiani che chiedono aiuto ai centri di assistenza del Lido sono ultimamente aumentati rispetto agli immigrati. Molti tornano dai parenti, al paese d’origine. Altri stanno peggio, come due giovani ex tossicodipendenti che vivono in città dentro una macchina, vicino al Monte Testaccio, come mi ha detto mio figlio Stefano. La povertà è cambiata. Sembra un paradosso, ma ora può toccare tutti, compreso il dirigente d’azienda. Sembra, difatti, che ci sia in giro una nuova povertà nascosta e vissuta con dignità. Del resto povero è anche chi ha un lavoro sottopagato e se lo tiene stretto: la sopravvivenza è fatta di uno stipendio di mille euro al mese per due persone, secondo il cosiddetto indice di povertà relativa, come è lo stipendio medio, per esempio, di uno statale. E sono sempre di più le persone che d’estate restano a casa perché non possono permettersi più la vacanza. E’ proprio il caso di dire che a Roma ci sono poveri in una città sempre più cosmopolita. Molte persone con pensioni di importo pari o inferiore al minimo, tanti anziani vivono soli. La disoccupazione è l’anticamera della povertà. Ma lo Stato e le varie autorità competenti non potrebbero cercare seriamente di porre un freno a questa triste situazione e, con un brusco testa-coda, provare, una volta per tutte, a risolvere questi scottanti problemi, riportando i cittadini a condizioni di vita più tranquille? Ernesta Aloisi

GdS 10 V 2005 - www.gazzettadisondrio.it
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