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Elezioni a Sondrio: I nostri auspici
di Alberto Frizziero

 
                                    Guardando Roma - Veniamo a Sondrio

Guardiamo Roma
Il confronto politico è il lievito della democrazia, alla condizione però che esso non diventi scontro permanente. Lo scontro può succedere su temi di particolare rilevanza o in momenti di particolare tensione. Ma, parafrasando quanto ha detto recentemente Paolo Mieli al Lions Sondrio Host in una sua conferenza pubblica, non si fa una rivoluzione al giorno. Lo scontro quotidiano è sintomo patologico della democrazia.
Una maggioranza che sbaglia qualsiasi cosa che faccia e una opposizione le cui proposte sono da gettare sistematicamente nel cestino non esistono. In realtà una maggioranza, quale che sia, può fare cose bene, altre così e così, altre ancora sbagliando. Una opposizione, quale che sia, può fare proposte demagogiche, altre in parte strumentali, altre ancora positive.
Il reciproco uso del detto Bartaliano “tutto sbagliato, tutto da rifare” fa perdere di credibilità alle Istituzioni, nuoce al Paese e risulta sintomo di quello che invece dovrebbe esserci sempre: il rispetto per gli altri, siano essi anche i più tenaci avversari politici.
Siamo alla vigilia di un semestre importante, quello che vedrà l’Italia alla guida dell’Europa in un momenti di notevole delicatezza perché c’è da ricostruire una fiducia fra i Paesi del nostro Continente dopo i guasti per gli eventi in Irak, e una fiducia, reciproca e collettiva, con l’alleato americano.
E’ tempo, come ha esortato il Presidente del Senato Pera, di fare qualche passo indietro. Tutti, ha precisato, visto e considerato che in situazioni di tensione, chi più e chi meno, tutti danno il loro contributo negativo.

VENiamo A SONDRIO
Il 25 e 26 ci sono le elezioni comunali. Non entro nel merito politico, tanto più, come ho detto all’assemblea del BIM, che “ero e sono democristiano, orgogliosamente democristiano” e quindi oggi politicamente orfano. In DC mi avevano insegnato che prima di ogni altra cosa dovevamo pensare alla nostra gente, poi al resto, e in questo modo ho sempre cercato di comportarmi nelle diverse vesti istituzionali ricoperte, mettendo sempre in primo piano il rispetto per gli altri.
Con quegli “altri” c’era infatti qualcosa di molto importante in comune: loro come il sottoscritto e i suoi amici esercitavano il loro impegno per la comunità. Con ricette diverse, ma con lo stesso obiettivo, e nessuno poteva dirsi in possesso della ricetta taumaturgica, figlia della verità assoluta.
Il confronto era ed é indispensabile, anche per tenerne conto preliminarmente nel confezionare le proposte. A volte anche serrato, talora aspro, ma sempre nel rispetto.
Giova ricordare, all’inizio degli anni ’60, una seduta del Consiglio Comunale, cui assistevo fra il numeroso pubblico. Insolitamente quella sera i toni erano accesi, la seduta molto nervosa. Ad un certo punto, sui banchi a destra della sala guardando verso il tavolo, si alzò il prof. Giacomo Balatti, liberale, già mio Preside al Liceo Scientifico. Con quelle smorfie sul viso che erano la sua simpatica caratteristica si rivolse ai colleghi più o meno così: “colleghi, fuori di qui siamo tutti amici, andiamo insieme al caffè, perché dobbiamo usare questi toni?”. Il garbato richiamo ebbe uno straordinario effetto, la calma scese nell’aula. Ciascuno continuò ad esporre le proprie tesi senza cambiarle, ma in modo civilissimo, e si arrivò persino a vedere ammorbidire le posizioni più intransigenti.
Una lezione per la vita.
In quell’aula, la vecchia sala consiliare, si può leggere ancora oggi la scritta “Concordia parve res crescunt, discordia maxumae dilabuntur”. Non faccio esortazioni, né prediche ex-cathedra, ma solo auspici. Quella frase l’ho additata al Consiglio appena eletto Sindaco, il 30 ottobre del 1975, e l’ho richiamata più volte anche in sede nazionale.
Ricordare che nella concordia crescono anche le piccole cose mentre la discordia porta alla rovina anche le maggiori era, ed è, certo utile, ma non basta. E’ auspicabile che quella massima entri dentro e animi l’azione quotidiana. Non in modo consociativo, non nei compromessi, ma mirando invece alla sintesi.
Potrei, se non fosse per lo spazio, fare un lungo elenco di situazioni nelle quali, nel rispetto reciproco e non solo delle persone ma anche dei ruoli, l’assunzione comune di quella massima ha portato a risultati estremamente positivi, a Sondrio ma anche in provincia.
Giro questi auspici ai candidati-Sindaco con l’ottimismo della speranza. Chissà chi e quando ha voluto quella scritta nell’aula consiliare. E’ stato comunque un bel messaggio per le generazioni a venire.
Rivolgo l’invito ai tre candidati-Sindaco di fare una capatina nella sala per leggerlo e per pensarci su. Dal loro comportamento in questa campagna sembra in effetti che siano già su quella lunghezza d'onda, ma, per stare ancora ai latini, repetita juvant.
Alberto Frizziero

Gds - 18 V 03 - www.gazzettadisondrio.it
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