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Rifiuti: AMPIA ANALISI
MA ANCHE LA BUFALA DELLA Bassa Valle DEFINITA "ZONA BARICENTRICA"

di Alberto Frizziero

Cosa interessa alla gente? - Il baricentro non é questione di Km - L'esempio del baricentro turistico - Il vero baricentro dei rifiuti. Calcolato - Il baricentro demografico - La bufala. Da dove é venuta e perché? - Posizione neutrale - Riduzione della produzione rifiuti - Recupero e riciclaggio - Nuove tecnologie - Piccoli impianti - Compostaggio -  Fuori provincia i rifiuti dei turisti - Localizzazione - Costi - Finanziamenti pubblici ?!?!? - A che pro?

Cosa interessa alla gente?
Rifiuti. Cosa interessa alla gente? Si dice che le interessano soprattutto due cose: a consuntivo che la bolletta sia la più leggera, anzi la meno pesante possibile, a preventivo che gli impianti si facciano lontani da casa propria.
Appartiene a questa categoria l’autore di una – a dir poco - lunga missiva dalla Bassa Valle, corredata da un articolo di quotidiano, che tocca l’universo mondo dei rifiuti per arrivare alla conclusione che l’impianto in Bassa Valle non si deve fare.
Intanto non possiamo pubblicare senza autorizzazione un articolo già pubblicato da altri e poi le pagine inviateci sono decisamente troppe!
Dato però che ci sono anche spunti di carattere generale assai interessanti, cogliamo l’occasione per riprenderne alcuni con le relative considerazioni di carattere generale. Prima di queste però ci vogliamo soffermare sulla questione della scelta della Bassa Valle come “zona baricentrica”.

Il baricentro non é questione di Km
Il lettore, “d’accordo con gli amici”, ha ragione nel sostenere che non lo é. Sbaglia nelle motivazioni. Il problema infatti non va visto in termini di chilometri, come fa lui scrivendo che in fin dei conti Chiavenna è a 25 Km da Andalo mentre Livigno è a quasi sei volte tanto.
La determinazione di “zona baricentrica” è meno semplicistica.

L'esempio del baricentro turistico
Per capire facciamo l’esempio turistico assumendo come dati quelli ufficiali dell’APT sugli arrivi di turisti nei mesi di giugno e luglio. Con lo stesso sistema di calcolo che più avanti illustriamo per i rifiuti ci siamo divertiti ad andare a calcolare il baricentro dei flussi turistici interessanti la nostra provincia. Orbene, andando per zone – ma cambia di poco il calcolo puntuale -, abbiamo trovato che il baricentro si trova a circa 18 km da Bormio (a grandi linee zona di Grosio). Il baricentro cioè si trova a quasi 140 km da Medesimo e a meno di 20 da Bormio. Non è quindi questione di km.
Teniamo pur conto che considerando anche gli arrivi “diffusi”, quelli cioè sparsi nei diversi Comuni della provincia al di là delle località turistiche, ivi comprese Val Gerola e Valmasino per fare un esempio, il baricentro scende di pochi Km, meno di una decina.

Il vero baricentro dei rifiuti. Calcolato
Detto questo, siccome ci piace la precisione, vediamo la vera ragione per cui la scelta della Bassa Valle in quanto “zona baricentrica” si rivela, dopo la riunione in Provincia con i Sindaci, ancor più bufala di prima, anzi una bufala colossale.
E’ stato infatti escluso che vengano rifiuti da fuori provincia. Detto in maniera tale da escludere persino l’Alto Lario.
Con queste premesse risulta stupefacente che si sia usata l’espressione “zona baricentrica” a sostegno della scelta. E intendiamo dimostrarlo in modo inequivoco non senza prima una noticina propedeutica.
Il Presidente Tarabini è bravissimo in finanza. Era , come scrisse su Panorama l’on. Donat Cattin, l’unico parlamentare, in una con un senatore del PCI – c’era però anche l’on. Berlanda andato poi a presiedere la Consob – a conoscere perfettamente il Bilancio dello Stato. Non si può però chiedere a lui, come del resto agli altri amministratori della Provincia, in Giunta e in Consiglio, di maggioranza e di opposizione, di metter mano al calcolo vettoriale per verificare direttamente qual’è la zona baricentrica.. (Però tutti loro possono, anzi dovrebbero, farsi fare i conti, precisi, dai tecnici, che non mancano).
Si noti che non è affatto uno sfizio o una ginnastica intellettuale conoscere ove sia il baricentro dei rifiuti prodotti (o stoccati secondo i casi), perché a maggior distanza fra il luogo ove verrà costruito l’impianto e il baricentro dei rifiuti corrisponde maggior costo di trasporto.
Esattamente il costo si ha moltiplicando i 50 milioni di kg di rifiuti previsti per la distanza in Km e per il costo chilometrico di trasporto. L’impianto sorgesse nel baricentro questi costi sarebbero al minimo.
Noi ci siamo divertiti a fare qualche conteggio e ne avremmo dato anche i risultati ove fossero disponibili i dati del 2002, stranamente non ancora pubblicati nonostante che siamo quasi a fine 2003, e nonostante che ci siano fin dalla prima settimana del gennaio scorso.
Non è però solo questione di indisponibilità dei dati recenti. In fin dei conto c’è infatti fior di gente che si occupa istituzionalmente di rifiuti in più d’una sede, per cui si dica a loro di fare questo calcolo oppure a chi ha tirato fuori questa bufala di dimostrare che non lo è (impossibile per quanto si vedrà ora).
Con un foglio Excel occorrono 15 secondi per la colonna dei Comuni (o dei siti zonali), 15 per incollare sulla seconda colonna i dati, un minuto per inserire le formule nelle altre colonne e in fondo, e il risultato, per chi sa come fare il calcolo, c’é.

Il baricentro demografico
Per rendere conto ai lettori che non parliamo a spanne, e che i conti li abbiamo effettivamente fatti, faremo l’esempio - di poco più semplice ma la metodica è la stessa – del baricentro della popolazione di Valtellina e Valchiavenna, - un dato che, sia pure indirettamente, si collega con il problema del baricentro dei rifiuti -, riferendoci alle cinque zone, per parallelismo con i siti zonali dei rifiuti, ma il discorso è sostanzialmente analogo se ci riferiamo ai Comuni.
Ebbene, dai dati del censimento risulta questa popolazione per le cinque zone della provincia:
Valchiavenna 24.137, Morbegnese 43.774, Sondriese 56.361, Tiranese 33.562, Alta Valle 19.032.
Partendo da questi dati ne viene che il baricentro della popolazione è quattro chilometri, per l’esattezza 4001,16 metri, ad est di Sondrio, in direzione Tirano.
Vediamo anche il nesso con i rifiuti. Non esiste, certo, proporzionalità diretta tra abitanti e quantità di rifiuti, anche per la diversità, nei Comuni, della raccolta differenziata. Esiste però l’altro fattore, quello turistico, che sposta l’equilibrio ulteriormente verso Tirano per il gran numero di presenze turistiche complessivamente in Aprica, Teglio, Bormio, e zona attigua, Livigno.
D’altronde i nostri calcoli, persino considerando il trasporto delle ceneri del termocombustore a Gordona, confermano questa ovvia deduzione.

La bufala. Da dove é venuta e perché?
Ma allora chi e perché ha tirato fuori questa clamorosa bufala dell’impianto in Bassa Valle – che poi era da tempo deciso fosse Andalo – in quanto “zona baricentrica”, tanto più che sappiamo benissimo che per la localizzazione intervengono altri fattori? Una direttiva più o meno ufficiale?

Posizione neutrale
Eliminata questa motivazione, eliminata l’altra di un possibile arrivo di rifiuti da fuori provincia per raggiungere la massa critica, non seguiamo il lettore nelle valutazioni del perché si fosse puntato su Andalo, arrivando all’acquisto dei terreni, segno inequivoco di una decisione se non formalmente assunta quantomeno più che matura. Non lo seguiamo anche perché seguiamo il problema neutralmente cercando di tenere il discorso su binari il più obiettivi possibili.
Vediamo invece alcuni dei punti toccati nella maxi-missiva.
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Riduzione della produzione rifiuti
La riduzione, consenta il lettore, è una pia illusione. Ci aveva creduto l’allora assessore regionale verde Monguzzi dimenticando che fra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. La programmazione regionale si era posto questo come obiettivo, clamorosamente fallito, col risultato che i “fregati” siamo stati noi. Prevedendo infatti una riduzione della produzione si è conseguentemente ipotizzato che i rifiuti della nostra provincia andassero insieme con quelli di Lecco nell’inceneritore di Valmadrera. La realtà è che lì, andando bene, potrebbero ricevere un sesto di quelli che produciamo noi.
Sono due i fattori che rendono illusoria questa ipotesi.
1) Un tempo i rifiuti erano molto pochi. Intanto la base di partenza era molto ridotta rispetto all’attuale, dato il molto minore livello di consumi. Poi la gente, ma anche l’organizzazione stessa della società, cercava di riutilizzare tutto il riutilizzabile. I liquidi erano quasi tutti in contenitori di vetro, con la famosa scritta “vetro a rendere”, con tanto di cauzione. L’organico finiva in parte notevole in agricoltura. La carta serviva persino al mercato dove la verdura veniva avvolta in fogli di giornale, ma soprattutto veniva bruciata. Pochi i contenitori di plastica, moltissimi di carta e cartoni che poi finivano bruciati. Si riutilizzavano persino abiti, lenzuola e simili. Fino agli anni sessanta cerano persino le rammendatrici che rimagliavano le calze delle donne. Il materiale metallico veniva portato dal “rottamat” che pagava i conferenti, molte volte i ragazzi che in questo modo integravano la scarsissima “paghetta” settimanale.
Oggi si butta via di tutto.
2) I meccanismi di produzione e di mercato sono tutti volti a semplificare le produzioni, il trasporto, la conservazione, lo smercio. La plastica domina, incrementando la frazione di prodotto che deve essere smaltita. Un esempio per tutti: è in commercio il caffè, così come la cioccolata, che, aperto a strappo, si scalda istantaneamente per reazione chimica. Si valuti cosa resta da smaltire per pochi grammi di caffè bevuto!
Pensiamo agli elettrodomestici. Una volta li si riparavano una, due, tre volte sino proprio a consunzione. Oggi capita spesso che al primo guasto, vuoi per la difficoltà di trovare chi faccia una riparazione, vuoi per il relativo costo, si decida di cambiare, aumentando il lavoro degli smaltitori.
Via realisticamente impossibile dunque, come d’altronde le statistiche indicano.
Basti pensare del resto che dai dati del 2001 emerge che la provincia di Sondrio, pur essendo la più “virtuosa”, dopo i lecchesi che si fermano a 467, delle 11 lombarde era già arrivata a 505 Kg di rifiuti prodotti annualmente per abitante, con Como a 522, Bergamo a 543, e via via sino a Brescia-primato con 730 (MN 634, LO 608, PV 589, MI 573, VA 557, CR 549).
Legambiente ha calcolato che una certa spesa del cittadino al supermercato per un volume di 19,280 decimetri cubi, 10,160 sono costituiti dagli imballaggi e solo 9,120 dalla merce. Impressionante il primato, supernegativo, dell’Italia in questo campo: su 27 milioni di tonnellate di rifiuti prodotti in un anno, il 60% in volume e il 40% in peso è costituito appunto dagli imballaggi
Non dimentichiamo infine che con gli ultimi due impianti lombardi, tre considerando anche quello valtellinese, la potenzialità complessiva in Lombardia supererà la produzione di rifiuti, per cui non solo non si avrà una riduzione ma potrebbe verificarsi anche il rallentamento della raccolta differenziata visti gli incentivi che ci sono per chi produce energia bruciando il rifiuto….

Recupero e riciclaggio
Se sul punto precedente non siamo d’accordo con il lettore concordiamo invece con la serie di proposte, in parte derivanti dall’articolo citato, che egli avanza al riguardo e che meritano di essere portate all’attenzione. Per brevità facciamo riferimento a due sole.
La prima riguarda la plastica da recuperare. Nelle apposite campane viene inserito un po’ di tutto. Lodevole l’intento ma bisogna stare attenti. Sono molti coloro che non sanno che lì va messo solo un certo tipo di plastica, ad esempio le bottiglie d’acqua minerale che hanno la scritta PET. Ebbene, scrive il lettore, perché non imporre a tutte le confezioni e agli oggetti di plastica l’obbligo della scritta: “Plastica recuperabile” oppure “Plastica non recuperabile”?
La seconda riguarda la carta. La gente porta normalmente nelle campane i giornali e carta comune. Pochi portano, ad esempio, i contenitori della pasta e simili. Anche qui, osserva ancora il lettore, perché non imporre l’obbligo della scritta “Recuperabile nei contenitori della carta”?
Altre cose appaiono più sofisticate, per cui il gioco non vale la candela dato che bisogna tenere conto anche dei costi.
Da citare anche qui le statistiche. La raccolta differenziata vede in Lombardia un’ampia articolazione di situazioni (seppure fra statistiche, sempre ufficiali, non vi sia stranamente concordanza…). Se Lecco già nel 2000 aveva superato il 50% di mezzo punto (ma i dati ufficiosi del 2002 parlano di 54%), Pavia era ancora al 20,1% mentre Sondrio con il 27,5% - 31,5 il dato ufficioso 2002) occupava l’ottavo posto. C’è da dire che i Comuni hanno scoperto, o stanno scoprendo, che è assai conveniente incrementare al massimo la raccolta, per cui la percentuale salirà. Ma se questa aumenta diminuisce il rifiuto tal quale, quello che deve finire nel termocombustore. Se scende sotto la massa critica i costi salgono…

nUOVE TECNOLOGIE
Il lettore, non favorevole al termocombustore, e tantomeno nella sua zona, accenna a diversi tipi di tecnologie ma in particolare ad una che avrebbero usato in Giappone. Secondo quanto ci si scrive, grosse presse ridurrebbero enormemente il volume dei rifiuti che, ridotti così a piccoli “lingotti”, verrebbero stivati in discarica. Il lettore dice che una discarica come quella di Saleggio potrebbe ricevere questi “lingotti” per più di un secolo.
Sia per questa soluzione che per possibili altre ci sembra doveroso però fare una semplice, ma esaustiva, obiezione. Se una ipotesi di questo tipo fosse realistica come mai nessuna impresa del settore l’ha presa in considerazione? Se questo non è avvenuto delle due l’una: o la tecnologia non convince oppure convince ma non c’è business per via dei costi…
Allo stato, che sia in Valle o che sia fuori, di fatto tramontata la via migliore, quella del trasporto fuori provincia, per i motivi già esposti in altri articoli sull’argomento, non sembra esservi alternativa al termocombustore.

Piccoli impianti
Ragionamento analogo per un’altra ipotesi, quelli di tanti piccoli impianti distribuiti sul territorio. Vale la stessa considerazione, dato che se l’ipotesi fosse realistica qualche impresa avrebbe già colto l’occasione!

cOMPOSTAGGIO
Il compostaggio non è risolutivo,tutt’altro. E costa, a cominciare dalla raccolta. Può risolvere solo una frazione dei problemi. In una provincia come la nostra può avere solo applicazione parziale, sia in termini di zone che di tipo di utenze

Fuori provincia i rifiuti dei turisti
La tesi è suggestiva. Arrivano in provincia decine di migliaia di turisti che aggravano il problema con i rifiuti che producono. Almeno questi, dice, mandiamoli fuori provincia. Tesi suggestiva ma né giusta né praticabile. Chi ha la seconda casa paga la Tarsu. Chi è in albergo paga l’albergatore che ovviamente tien conto di tutti i costi, rifiuti compresi. Restano i pendolari del turismo che un po’ di rifiuti li lasciano. Mettiamo il dazio a Piantedo, Nuova Olonio, Aprica, Gavia, Stelvio e ai valichi di frontiera?!?!?

Localizzazione
Possiamo capire che l’idea che il termocombustore sorga a Piantedo o comunque in Bassa Valle non vada giù a chi abita in zona. Lo stesso sembra però capitare per altre ipotesi. Abbiamo sentito nei giorni scorsi, appena accennato al Tartano, la voce dei Sindaci di Talamona, Forcola e Ardendo.. Si sa che, una volta scelta la via del bruciare i rifiuti in Valle, la scelta dovrà essere imposta dalla Provincia che ha pubblicamente rivendicato la sua competenza in materia. A parte qualche dubbio al riguardo – la competenza programmatoria c’è, quella territoriale dubbia in assenza di Piano Territoriale vigente per cui, onde evitare ricorsi al TAR con quel che segue, dovrebbe essere percorsa un’altra via più sicura –.
La soluzione c’è, e meno aleatoria di quanto non possa sembrare, seppure definita qualche questione accessoria.
Non tocca a noi indicarla, tanto più che se lo facessimo, rischieremmo di innescare qualche altra polemica. Dio ce ne guardi!

Costi
E’ stato ufficialmente annunciato che lo smaltimento dovrebbe costare 170 vecchie lire al kg. Se così fosse – ovviamente con garanzia fidejussoria da parte della società che farà l’impianto – non ci interessa come si arriva a questo dato. Lo diciamo perché il lettore parla di 200 vecchie lire al kg solo per il costo di ammortamento, cui devono essere aggiunti tutti gli altri. Va riconosciuto che come ordine di grandezza sono dati plausibili. Non ha però tenuto conto però che ci sono i “certificati verdi”, quelli che assicurano un cospicuo malloppo a pagamento dell’energia elettrica prodotta, (e c’è poi, se si trova da venderlo, il calore che non è poco).
Lo stimolo alla produzione di “energia verde” è venuto nel 1999 con il Decreto Bersani che ha introdotto il Certificato Verde uno per ogni 100 MWh prodotti -, che GRTN rilascia a chi ha prodotto energia da fonti rinnovabili. Ogni Certificato Verde certifica la produzione di 100 MWh. Chi li ha li mette sul mercato visto che chi produce da fonti non rinnovabili e chi importa dall’estero energia ne deve acquisire per un totale del 2% della sua energia prodotta o importata.
Non si tratta di cosa da poco: nel 2002 3.300 MWh, che i 35 produttori o importatori devono procurarsi. La disponibilità era di circa 1.200 più quelli di GRTN che ne ha in esubero (4.300).
I certificati verdi hanno dunque un vero e proprio mercato per cui è difficile stabilire a priori il ricavabile. Oggi si parla di 140/150 vecchie lire aggiuntive. GRTN come prezzo di riferimento per i suoi aveva fissato lo scorso anno 163 vecchie lire. Certo, va tenuto conto che il beneficio è valido solo per otto anni, un periodo molto minore di quello per l’ammortamento, ma immaginiamo che di questo Società futura e Provincia ne abbiano tenuto conto nel dichiarare in 170 lire il futuro costo di smaltimento, e comunque la garanzia del mantenimento del prezzo verrà dall’inevitabile fideiussione.
Solo per dovere di cronaca registriamo, fra gli addetti ai lavori, un crescente fastidio per questa soluzione e una crescente voglia di riaprire la discussione sul trasporto fuori provincia. No comment.

Finanziamenti pubblici ?!?!?
Osservazione invece meritevole di attenzione, infine, quella che il lettore avanza in merito a eventuali finanziamenti pubblici. Il Commissario europeo Monti, si dice, non può accettare una cosa del genere visto che si tratterebbe di aiuti a società che debbono operare, secondo i criteri europei, in regime di concorrenza. Non siamo in grado di pronunciarci salvo sull’obiezione riguardante il fatto che SECAM è di proprietà interamente pubblica. A parte il fatto che non sarà SECAM in ballo – al massimo avrà una compartecipazione – anche se fosse SECAM non è questione di titolarità azionaria ma di regime: società di diritto privato che opera nel mercato.

A che pro?
Dicevamo all’inizio delle sole due cose che interesserebbero al comune cittadino.
A che pro allora dedicare periodicamente attenzione a questo problema su un giornale che ha già una larga base di lettori, in ulteriore espansione, e che non avrebbero dunque interesse al tema?
La Gazzetta di Sondrio è un giornale atipico, rispetto agli organi di informazione tradizionali. Proprio perché diverso, crediamo, suscita così vasto interesse. E la diversità richiede in particolare di trattare una serie di temi che sono poco o nulla sviluppati da altri o, quando lo sono, hanno taglio cronistico, raramente con trattazione compiuta. Non è valutazione nostra, o solo nostra. Ce lo dicono in tanti, amministratori pubblici, addetti ai lavori ma anche gente comune.
E poi, quello che si pubblica resta consultabile in ogni momento, comprese le previsioni che si fanno e che, a distanza di tempo, possono essere suscettibili di verifica circa la loro validità.
Non è semplice scrivere sapendo che domani la realtà futura potrebbe smentirci, ma questa è la strada che stiamo percorrendo da quasi tre anni. Riscontrare che le previsioni complessivamente si avverano non è soltanto motivo di soddisfazione per chi scrive e per chi dirige il giornale, ma è un contributo alla crescita della credibilità del giornale stesso, e un incentivo forte all’aumento dei lettori, dato indispensabile per l’aggiornamento del Piano Editoriale e dei futuri sviluppi.
Infine, dato permanente e quindi anche nello specifico, i problemi della nostra gente sono, e saranno, i problemi della “Gazzetta”.
Alberto Frizziero

GdS 8 X 03  www.gazzettadisondrio.it
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