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RIFIUTI: 1) IL PRESIDENTE TARABINI E' PER PORTARLI FUORI PROVINCIA
di Alberto Frizziero

Ampio dibattito in Consiglio Provinciale sulla questione rifiuti, caratterizzato da una importante novità: la posizione del Presidente della Provincia sen. Tarabini che si è pronunciato a favore dell’esportazione dei rifiuti fuori provincia considerando la costruzione di un termovalorizzatore in provincia solo come subordinata nell’ipotesi che l’esportazione non risultasse possibile.
Per l’esattezza la posizione registrata e riportata virgolettata dal quotidiano “La Provincia di Sondrio”: «Sono perché il termocombustore non si faccia, ma se non sarà possibile portare fuori il pattume, si dovrà concretamente costruirlo, perché non c’è altra soluzione... Anch’io non lo vorrei in Valtellina - ha concluso -. E sono sicuro che i valtellinesi spenderebbero volentieri qualcosa in più pur di esportare il pattume».

Si torna cioè all’impostazione iniziale, a quella del resto che era stata definita a suo tempo dalla Regione quando aveva previsto che i nostri rifiuti venissero conferiti all’impianto SILEA di Valmadrera, poco dopo Lecco
Si è discusso molto sul fatto che prima delle modifiche legislative in dirittura di arrivo ogni provincia dovesse fare per conto suo, rappresentando questo come un limite. Opportuno però rilevare come la Provincia avesse intrapreso una trattativa con Bergamo, saltata all’ultimo momento per discordanza sul periodo di durata del contratto (10 o 20 anni). Evidentemente se si fosse conclusa positivamente non sarebbe stato affatto un ostacolo la norma dell’autosufficienza provinciale…
Evidentemente ci si è accorti che la strada dell’inceneritore è assai ardua. Tecnologia per una bassa quantità di rifiuti come è la nostra, costi, incertezza sui costi, estrema difficoltà a localizzare l’impianto se non con un’azione di forza sulla testa di popolazioni locali e loro rappresentanti.
L’Unione Industriali, o comunque chi ne ha scritto in suo nome, si era pronunciata poco tempo fa entusiasticamente per il termovalorizzatore, sottolineandone persino la convenienza e indicando, di fatto, la localizzazione. Alle nostre incalzanti obiezioni, su questo giornale, su altri giornali, direttamente, non ha però risposto nulla. Evidente la ragione.

Torna dunque di attualità la posizione da noi sempre sostenuta e che così si può compendiare:
a) La Regione a suo tempo, vista la esigua quantità di rifiuti della provincia di Sondrio, aveva indicato l’impianto di Valmadrera come destinatario dei rifiuti tal quale di Lecco e Sondrio.
b) La Regione ha approvato il Piano Provinciale Rifiuti di Lecco con una potenzialità di Valmadrera insufficiente a ricevere i rifiuti di Lecco e Sondrio come da essa indicato.
c) Che la prima indicazione fosse il frutto di un’aspirazione, pur comprensibile e giusta, dell’assessore del tempo alla materia (verde) a ridurre la produzione dei rifiuti non cambia nulla. E’ la Regione Ente ad aver disposto in questo modo per cui se i cittadini lombardi sono andati per la loro strada, diversa da quella auspicata dall’assessore citato, la responsabilità resta anche se gli amministratori pro-tempore attuali non sono certo responsabili.
d) In un incontro tra le due Provincie, rappresentate dai rispettivi assessori alla materia, presenti SECAM per Sondrio e SILEA per Lecco – incontro ufficiale di cui resta il verbale – era emersa la possibilità di un accordo ufficiale per bruciare a Lecco circa 6.000/7.000 tonnellate annue, aumentabili ma senza impegno preventivo a 9.000/10.000. Due le condizioni: ricevere in provincia, cosa possibile a Gordona, le ceneri di Valmadrera ed inoltre stabilire per l’inizio una data alla quale si riducesse il divario della percentuale di raccolta differenziata fra Lecco e Sondrio. In aggiunta valutazione di un impianto comune di compostaggio anche per l’Alto Lario, con nuovissimi impiantini in sperimentazione positiva, magari anche nel Pian di Spagna. Significativa la localizzazione, a somiglianza di quanto fatto nel Parco del Ticino, per via della naturalizzazione del rifiuto.
e) L’impianto dell’ASM di Brescia è di grandi dimensioni ed è suscettibile di sviluppo ulteriore. Bruciare, con accordo di lunga durata, parte dei rifiuti della provincia di Sondrio, una bassissima percentuale rispetto alla sua potenzialità, non costituirebbe un problema, salvo naturalmente eventuali problemi di sfera decisionale (ma là si bruciano solo rifiuti di Brescia?!?...).
f) Il problema in tal modo non sarebbe quello di un’intera provincia che gravita su un solo impianto, con le complicazioni anche psicologiche e sociali connesse. Dovrebbe essere la Regione ad attuare la sua scelta di alcuni anni fa ripartendo i rifiuti tal quale della provincia di Sondrio fra le due province confinanti. Se ci fosse poi anche Bergamo meglio ancora.
g) Premessa essenziale l’incremento della raccolta differenziata. Se Lecco è ben oltre il 50% non si capisce perché non si dovrebbe puntare in provincia ben oltre quanto previsto nel Piano Rifiuti vigente, almeno al 40% prima e al 45% dopo. Forse che valtellinesi e valchiavennaschi, e loro amministratori, sono dei “minus quam” incapaci a fare quello che si fa nel lecchese? Quello poi che in qualche Comune si fa già anche in Valtellina…
h) Costi. Si era già visto nel passato dove si sarebbe andati a finire in una ipotesi di questo genere: costi competitivi, e molto, molto meno di quanto si sta spendendo ora per portare i rifiuti nel milanese.

Si potrà dire che facciamo i conti senza l’oste.
Il contributo della nostra provincia, sul piano energetico, sul piano della potenza di punta, sul piano persino dell’acqua, come si è visto quest’estate, è rilevantissimo per Milano e per una Regione che ha disperatamente fame di energia. Già per questo la Regione avrebbe il dovere di intervenire per trovare l’intesa con Lecco e Brescia, e semmai anche Bergamo, avendo anche la competenza e i poteri per farlo. A questo aggiungasi la sua richiamata indicazione per Valmadrera da essa stessa non rispettata.
Ci sarebbe dunque legittimo motivo per puntare i piedi, e non solo quelli, anche se siamo dell’idea che probabilmente non ve ne sarebbe bisogno.
Una via di questo genere dovrebbe però vedere una larga intesa in provincia per portare al Pirellone l’istanza di una provincia compatta sulla richiesta (o quasi, salvo che l’Unione Industriali non cambi idea…).
Sappiamo anche che ci può essere, su questa strada, qualche resistenza “psicologica” ma, visto che siamo alle cinque della sera, per dirla con Garcia Lorca, è tempo di decisioni.
Se ci fossero altre strade, sempre a 170/180 vecchie lire al kg, trasporto compreso, si seguano quelle ma si decida. La via da noi indicata supera le difficoltà connesse con il bilateralismo della trattativa
Alberto Frizziero

GdS 28 XI 03  www.gazzettadisondrio.it
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