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“Modelli di gestione dell’energia idroelettrica in ambiente alpino”
di Franco Rabbiosi (x)

Al Convegno del 17 aprile 2004 promosso a Sondrio da ACLI Provinciale sul tema “Modelli di gestione dell’energia idroelettrica in ambiente alpino” ha destato interesse il contributo a cura di Franco Rabbiosi del Gruppo Valmalenco “Problema Idroelettrico: le questioni aperte”. Lo pubblichiamo.

Il gruppo è sorto nel maggio 2002, sullo stimolo fornito dalla costruzione di un mini impianto idroelettrico in Valmalenco.
Inizialmente abbiamo studiato l’impianto specifico ma da subito abbiamo capito che occorreva una visione generale, una visione almeno provinciale del problema dello sfruttamento idroelettrico. In effetti il comunicato che abbiamo prodotto al momento della nascita contiene elementi tuttora validi e in piccola parte raggiunti quali “contribuire alla nascita di un dibattito provinciale sul tema”, riesaminare i minimi vitali applicati fino ad ora, richiedere una moratoria delle concessioni fino all’attuazione del piano provinciale di tutela.
Non mi soffermo sugli altri punti fondanti quali: dare informazione alla popolazione, controllare i minimi vitali, studiare e monitorare l’iter documentale delle concessioni, ecc. : queste cose sono dipese e dipendono dalle nostre potenzialità di azione ed ognuno di voi può giudicare se abbiamo operato bene o male.

PROBLEMI APERTI
1) Richieste di costruzione di nuovi impianti.
2) Gestione e controllo degli impianti esistenti

1 - Richieste di costruzione di nuovi impianti

1.1 Piccoli Salti
Diciamo subito che siamo in linea di massima contrari ai piccoli salti idroelettrici (<=3000 Kw) per i seguenti motivi:
- non contribuiscono al fabbisogno elettrico nazionale se non per frazioni percentuali insignificanti;
- la costruzione di questi impianti va ad intaccare in maniera pesante le piccole valli alpine che, nella stragrande maggioranza dei casi, sono quei micro - luoghi in cui l’intervento antropico è assente o molto limitato;
- la loro costruzione, in virtù della tariffazione da “certificato verde”, è un’operazione puramente speculativa ad alto ritorno finanziario.
- il territorio valtellinese è già captato per l’80-90% da derivazioni idroelettriche.
Abbiamo anche notato che la presenza di impianti idroelettrici attira la costruzione di strade forestali e viceversa e abbiamo in più di un caso osservato un singolare intreccio sinergico di azioni pubblico/private diretto ad ottenerne la costruzione.
Siamo favorevoli allo sfruttamento idroelettrico degli acquedotti esistenti in quanto non sottraggono risorse idriche ai torrenti - in modo diretto – , non consumano nuovo territorio in quanto utilizzano percorsi già sede dell’acquedotto e sono un valido sistema di approvvigionamento finanziario comunale in un momento di stretta dei proventi statali. Tutto ciò è di semplice realizzazione e può essere fatto e gestito senza l’aiuto del capitale privato. Serve solo un salto di mentalità degli amministratori comunali.

1.2 Grandi derivazioni

Proprio ad inizio di quest’anno abbiamo assistito al passaggio di competenze dalla Regione alla Provincia per quanto attiene ai piccoli salti e dallo Stato alla Regione per le grandi derivazioni. Le richieste di grandi derivazioni, già bloccate dalla legge 102, si sono sbloccate contestualmente all’approvazione del PAI e sappiamo che la Regione sta lavorando alacremente per smaltire la grande mole di lavoro accumulato.
L’elenco è abbastanza impressionante: 34 richieste totali di cui 13 nuove realizzazioni; le restanti sono ampliamenti. Tra le nuove richieste spiccano per incremento di nuovo territorio captato le derivazioni dei Roaschi (di nuovo), Masino, Adda, Bianzone, Val Fontana.
Specificatamente in Valmalenco troviamo: Val Torreggio, Lanterna e Mallero (nel tratto tra San Giuseppe ed il Curlo).
Una parentesi sul Mallero:
Abbiamo già sottoposto e riponiamo all’attenzione dei signori preposti al controllo ed al rilascio delle concessioni di Provincia e Regione che su uno stesso tratto di Mallero esistono due domande pressoché identiche – però di potenza diversa (di 10 e 2,9 Mw ) - dello stesso concessionario (IMI-FABI srl) che riguardano due iter d’istruttoria separati.
Ora la regione è in procinto di rilasciare il decreto di compatibilità ambientale per quello di da 2,9 Mw. Abbiamo informato tutti gli uffici regionali che su quel tratto esistono altre derivazioni concorrenti e che non è possibile rilasciare alcunché in queste condizioni.
Chiediamo che Provincia e Regione si parlino in questo senso.

E che dire del nuovo ampliamento AEM in alta Valle; come è stato possibile che AEM per decenni abbia mantenuto intatti i diritti di concessione di tre torrenti senza costruire le opere ed utilizzare la captazione ?

Anche per le grandi derivazioni siamo in linea di massima contrari perché il territorio valtellinese è già captato per l’80-90% da derivazioni idroelettriche e vorremmo che almeno il territorio restante rimanga intatto, dal punto di vista idrologico.

1.3 Il ruolo dei Comuni nella concessione di nuovi impianti

Noi sosteniamo che il ruolo del comune è di fondamentale importanza in quanto ha i mezzi per opporsi alla costruzione di un impianto. Altri dicono di no; ma perché la Provincia di Sondrio non si fa carico di sbrogliare questo problema di interpretazione della legislazione vigente?
Altro ancora: avere la documentazione richiesta può essere un problema; non è scontato avere collaborazione nell’accesso agli atti malgrado ci sia una legge che faciliti questo.
Non abbiamo mai sottovalutato l’insieme dei rapporti che intercorrono tra il potenziale concessionario e gli amministratori comunali. Spesso il concessionario è o fa parte di un gruppo potente, con disponibilità finanziaria notevole, capace di condizionare in qualche modo l’amministratore pubblico o di intimorirlo paventandogli ricorsi o citazioni milionarie per danni arrecati alla sua impresa.
Spesso non c’è bisogno di condizionare gli amministratori in quanto essi stessi sono d’accordo con la costruzione dell’impianto. Altre volte non è così e abbiamo amministratori che ritengono dannosa la costruzione dell’impianto e che si oppongono con tutti i mezzi.
Questi amministratori sono stati lasciati soli dagli altri “colleghi” e dalla Provincia di Sondrio che non è stata in grado di creare un momento di aggregazione, di studio e di tutela degli interessi dei singoli comuni.

1.4 Il ruolo della Provincia nella concessione di nuovi impianti

La Provincia di Sondrio, al di là delle affermazioni di circostanza, non è mai entrata nel vivo del problema idroelettrico., ne dal punto di vista di acquisire fin dall’inizio la delega regionale per dare essa stessa le concessioni, né proponendo una moratoria delle concessioni (L’amministrazione precedente a questa, l’amministrazione Dioli qualche proposta ai comuni l’aveva tentata, tra cui anche una moratoria). La Provincia, fino a poco tempo fa, ha rifiutato la delega motivandola con il fatto che la legislazione regionale attuale non tutelava sufficientemente i nostri torrenti. Fintantoché la Regione non avesse accettato la proposta provinciale tutto sarebbe rimasto così com’era, ovvero le concessioni inferiori ai 3000 Kw di potenza sarebbero restate di pertinenza regionale.
Detto in parole povere: siccome negli ultimi 2 anni le richieste in scadenza erano molte e “scottavano” si è lasciato “soprassedere” finché si è potuto. Ci spiace pensarla così ma è una constatazione fin troppo ovvia.

1.5 La pertinenza dei controlli durante la costruzione di nuovi impianti

Durante la fase di costruzione degli impianti gli enti preposti al controllo sono il Comune e Corpo Forestale.
Abbiamo avuto modo di vedere i seguenti casi:
- Posa di una condotta forzata del diametro di 60cm. facendo scassi e distruzione del territorio per una larghezza di quasi 20mt.
- Opere di presa costruite all'interno di Siti d'importanza comunitaria senza che gli amministratori locali mettessero in atto gli strumenti di difesa messi a loro disposizione dalla legge.
- Derivazioni che potenzialmente possono far sparire sorgenti;
- Richieste di sfruttamento con la costruzione di opere sovradimensionate rispetto alla potenzialità dichiarata;
- Progetti di impianti modificati in corso d’opera mediante presentazione di tempestive varianti subito autorizzate dal comune ( modifica dimensioni della griglia di presa, tubo condotta, linea elettrica di svariati chilometri non prevista);
- Espropri di terreni effettuati dopo la scadenza dei termini.
In questo campo lamentiamo la totale assenza di controlli durante i lavori e soprattutto alla fine degli stessi senza badare al ripristino ambientale che, nei casi studiati, è assolutamente insoddisfacente.
Facciamo notare che, in questi casi, il Comune ha strumenti sufficienti per obbligare il concessionario ad eseguire quanto prescritto in quanto ha una fideiussione in corso.

1.5 Trasparenza dell’iter amministrativo e accessibilità degli atti

Abbiamo chiesto in gennaio 2004 al Presidente della Provincia, tra le altre cose, che pubblicizzi ogni atto relativo a tutto l’iter delle concessioni ( richieste, visite istruttorie, riunioni istruttorie, atti deliberativi, corrispondenze con comuni e richiedenti, appuntamenti di interesse pubblico, scadenze varie) nonché tabelle riassuntive sul modello degli elaborati prodotti per gli anno 2000 e 2001 a cura del sig. Songini, con particolare riferimento alle produzioni dei piccoli salti e che questa documentazione sia consultabile nel proprio sito internet in apposito spazio.
Non abbiamo avuto nessuna risposta.
A nostro avviso dare tutte le informazioni rafforza la democrazia e rafforza lo stato di diritto.

2 – Gestione e controllo degli impianti esistenti

2.1 Premessa fondamentale

E’ utile focalizzare alcuni aspetti legislativi e obblighi a cui deve attenersi il concessionario. Non è velleitario ribadire che i titolari di concessione idroelettrica non sono proprietari del bene acqua ma, appunto, lo utilizzano in concessione e quindi hanno l’obbligo di osservare le leggi di questo Stato e le disposizioni che loro stessi hanno accettato controfirmando il disciplinare di concessione. Inoltre hanno l’obbligo di denunciare le acque derivate e hanno l’obbligo di installare rilevatori di portata scaricata.
La legge vigente punisce sia civilmente che penalmente (possibile prevedere anche il furto d’acqua) i casi accertati - cioè appurati in contraddittorio con altri: es. C. Forestale, Ups - in cui il concessionario non abbia ottemperato al rilascio dei Minimi Vitali ostruendo il canale apposito, abbia dimostrato imperizia nella manutenzione degli organi di presa, abbia alterato gli organi di presa senza comunicazione ecc. ecc. La legislazione prevede anche, in casi accertati di ricorsività delle azioni dolose, il ritiro della concessione.
Chi affronta lo studio delle concessioni idroelettriche si addentra in una giungla legislativa in cui è difficile districarsi.
L’intreccio del tema acque coinvolge leggi specifiche (es. rd 1775 del 1933 e suo regolamento attuativo) e leggi a tema generale (es. n.183 sulla difesa dei suoli, n. 102 “legge Valtellina”, leggi sui Siti di Interesse Comunitario). In linea generale possiamo dire che la legislazione specifica in materia si è nettamente evoluta, specialmente per quanto riguarda quella regionale, e la tendenza, se guardiamo le delibere della Autorità di Bacino, fanno ben sperare per il futuro – SE APPLICATE - .
Qual è il problema?
I controlli sugli impianti funzionanti sono inesistenti ed i pochi che si attuano sono inefficaci. Questo è il vero problema e qui sta il vero arretramento tra la nostra Provincia ed altre Province a noi vicine.
-°-
Abbiamo avuto modo di vedere i seguenti casi:
- Minimi vitali occlusi;
- Sfioratori di massima portata alterati (innalzati con delle assi di legno);
Abbiamo potuto toccare con mano l’assenza di controlli in questo campo e la totale libertà di azione dei produttori idroelettrici.
Questo è quello che abbiamo potuto studiare, vedere e monitorare.
-°-
Diamo atto che in questi ultimi mesi alcune novità importanti sono arrivate: ci riferiamo al protocollo d’intesa tra Provincia e UPS in merito all’incarico di eseguire i controlli sui piccoli impianti idroelettrici in esercizio.
Auspichiamo un’ analoga azione da parte della Regione nei riguardi delle grandi derivazioni.
Poi si dovrà risolvere il problema di come istruire questi controllori – problema non indifferente-.
Ci è capitato spesso di inoltrare lettere di segnalazione all' ex Genio Civile, e anche la Provincia di Sondrio ne è al corrente, per mancato rispetto dei minimi vitali o per esercizio non corretto di una derivazione (le ultime sono di pochi giorni fa). Ma cosa succede dopo?
Nulla o quasi – fino a pochi giorni fa – ora alcuni segnali ci fanno capire che qualche piccola novità esiste. Aspettiamo fiduciosi.
Sebbene esista l’obbligo di legge di installare i misuratori di portata, in pratica i misuratori non esistono. Come si fa ad esercitare il controllo?
La grande maggioranza degli impianti esistenti sono telecontrollati, cioè comandati a distanza e/o automatici; per fare questa operazione occorre che tutte le informazioni (livello, potenza, ecc) siano teletrasmesse al posto di teleconduzione.
Rilanciamo in questa sede una proposta operativa che può sembrare provocatoria ma in realtà, se ci pensate bene non lo è affatto:
Perché non si pretende che le misure arrivino anche in una sala apposita nei locali della Provincia di Sondrio?
In merito alla gestione e all’esercizio dell’impianti idroelettrici ci piacerebbe che qualcuno rispondesse ad alcune nostre domande:
- Come fa un impianto ancora non collaudato a produrre energia e metterla in vendita?
- Perché un impianto può essere costruito con una potenza installata molto superiore rispetto alla potenza massima di concessione, ben al di la della ragionevole comprensione ?
- Perché un impianto produce di più della media stabilita in disciplinare?
- Le competenze autorizzative: Regione, Autorità di Bacino, Provincia, Comunità Montana, Comuni, il Concessionario stesso. E’ difficile districarsi tra pareri, conferenze di servizi, svincoli di piano regolatore, pubblicazioni, avvisi, visite ecc. ecc.
In mezzo a tutto questo stato cose il cittadino che potere di intervento ha?
- Il suo comune come pubblicizza questi atti?

Riconosciamo alla Provincia di aver prodotto dati e studi sul problema idroelettrico e di averli messi a disposizione. Però dissentiamo sulle conclusioni.
La Provincia sostiene che i produttori idroelettrici utilizzano più acqua di quella concessa quindi ritiene che i produttori debbano pagare più canoni e sovraccanoni. Noi diciamo che invece i produttori devono scaricare più acqua nei torrenti.
Qualcuno ci potrebbe dire che non è possibile dire sempre di no e che bisogna fare delle proposte in positivo per alleviare in nostro deficit energetico:
Certamente; per esempio:
Nel campo strettamente idroelettrico:
a) Utilizzo degli acquedotti comunali per la produzione idroelettrica: è certamente un’ottima idea che eviterebbe spreco di ulteriore territorio e porterebbe un po’ di soldi nelle povere casse comunali;
Nel campo energetico in generale:
a) Promozione ed incentivazione dell’utilizzo di energie alternative quali il solare termico combinato allo sfruttamento del legname proveniente dalla pulizia dei boschi per produrre acqua calda e/o energia elettrica;
b) Risparmio energetico come pratica comune da incentivare non solo a parole.

L’INIZIATIVA IN CORSO
Abbiamo aderito alla petizione popolare assieme a CGIL, CISL, UIL, Unione Pesca Sportiva, Legambiente, WWF ed agli altri comitati popolari per una moratoria delle concessioni idroelettriche ed una ridiscussione delle concessioni esistenti perché questo è nelle nostre finalità e perché ciò potrà contribuire ad un dibattito allargato tra le forze sociali, istituzionali e politiche.

Tutti noi vediamo ogni giorno lo stato di agonia del fiume Adda e di parecchi torrenti secondari a causa del prelievo idroelettrico; tuttavia siamo convinti che sia possibile trovare un accordo che accontenti ambiente - cittadino e produttori idroelettrici, salvaguardando l’uso plurimo del bene acqua in tutti i suoi molteplici aspetti.

Ribadiamo che la nostra azione ben si discosta dall’essere dei “Robin Hood” in difesa delle acque, che attaccano i cattivi concessionari perché vogliono vederli soccombere, e non vuole neanche sostituirsi alle azioni di controllo deputate agli organi istituzionali. Il G.V. vuole pubblicamente evidenziare una situazione di carenza che non è legislativa (strano ma vero) ma di controllo del territorio da parte degli organi competenti.


Ed infine ci facciamo un augurio:

Auguriamoci che tutta la comunità valtellinese, e per primi gli amministratori locali, comprenda l’importanza del ruolo di gestore e controllore che, nell’ambito delle leggi vigenti, le compete. Attrezziamoci al più presto con una serie di strumenti e controlli affinché non si lasci spazio di manovra ai produttori che volessero fare cose non concesse.
Concludo con un invito ad una seria riflessione sul nostro futuro affinché si giunga a comprendere quale ruolo assegnare al nostro territorio: ambiente da consumare a fini produttivi e/o speculativi (piccoli salti, cave, piste forestali per seconde case, opere di viabilità di fondovalle, “divertimentifici vari”) o ambiente da tutelare in quanto valore comune e primario in sé ma anche, e non da meno, patrimonio fondamentale per lo sviluppo di un turismo responsabile.
A noi la scelta.

Allegato 1
COMUNICATO STAMPA DI NASCITA DEL GRUPPO

Si è costituito a Chiesa Valmalenco il Gruppo Valmalenco.
Il gruppo si propone di :

Studiare e monitorare le domande di concessione Idroelettrica in Valmalenco, dalla domanda al collaudo ed al controllo delle produzioni.

Informare l'opinione pubblica dei paesi interessati dei risultati di questa indagine in particolar modo in riferimento ad un uso plurimo dell'acqua (idropotabile, irriguo, ambientale, energetico), in secondo luogo in riferimento ad eventuali comportamenti irregolari o fuori legge tenuti dai produttori concessionari.

Controllare, per quanto riguarda gli impianti in costruzione, che l'iter burocratico - amministrativo adottato dagli enti pubblici sia corretto, che il concessionario esegua le eventuali prescrizioni imposte dall'ente pubblico e che l'ente pubblico metta in atto reali controlli.

Verificare che i rilasci minimi vitali prescritti dagli enti pubblici (Genio Civile) siano congrui.

Premere presso gli enti pubblici (Genio Civile, Regione Lombardia, Provincia), ove ci sia un caso concreto e documentabile, affinché si arrivi ad un eventuale riesame dei rilasci minimi vitali.

Il Gruppo Valmalenco considera amico il Comune interessato dalla derivazione idroelettrica ed intende collaborare con esso al fine di intraprendere iniziative comuni.

Il Gruppo Valmalenco pertanto non chiede la chiusura degli impianti idroelettrici in costruzione bensì auspica uno sviluppo di tali impianti compatibile con le attività umane e ambientali nel rispetto totale delle leggi.

Pertanto il Gruppo Valmalenco vuole contribuire alla nascita di un serio dibattito (forze sociali, politiche , associazioni, sindacati) sulle derivazioni idroelettriche che pervenga alla richiesta di una moratoria alla Regione Lombardia delle concessioni idroelettriche anche dette "piccoli salti".

Il Gruppo Valmalenco invita chiunque fosse interessato a partecipare ed aderire, sia in veste di ascoltatore o di promotore, a contattare le persone sottoindicate.

Daniela Mascheroni tel. 0342 451694 email: danymasc_@libero.it
Ornella Pellegatta tel. 0342 453573 email: orpelle@libero.it
Rabbiosi Franco tel. 0342 214386 email: frabbios@inwind.it

Allegato 2
Situazione delle concessioni in Valmalenco (mappa sintetica)
Impianti in funzione Richieste di Concessione
Chiareggio Mallero I Pirola
Foraschetto I Mallero II Largone
Foraschetto II Sondrio Torreggio
Foraschetto III Cotoni di Sondrio Giumellino Sorgente
Entovasco Mallero (S. Giuseppe-Chiesa)
Giumellino Mallero (S. Giuseppe)
Campo Francia
Valbrutta Richieste non concesse
Lanzada Ausiliaria Secchione (Chiesa)
Campo Moro Lanterna (Tornadri)
Lanzada
Produzione complessiva della Valmalenco: da 800.000.000 a 1.000.000.000 di Kwh

Allegato 3
Nuove richieste di concessione in Provincia di Sondrio al 22 MAR 2004-04-17
(Da elenco richiesto a Regione Lombardia)
Franco Rabbiosi (x)

(x) de "Il
Gruppo Valmalenco"

GdS 30 IV 04 - www.gazzettadisondrio.it
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