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IN CAMERA SANITATIS
di Valerio Delle Grave
La sanità in provincia di Sondrio - L'appello all'unità lanciato dai preti - Le Istituzioni - Le occasioni perdute e le responsabilità -  Un patrimonio da non abbandonare - Due tavoli _Detto, appunto, in camera sanitatis...


LA SANITA' IN PROVINCIA DI SONDRIO

Seguo da un po’ di tempo lo strano dibattito riportato dalla stampa locale sulla annosa questione della “sanità in provincia di Sondrio”. Confesso che mi prende una grande e profonda malinconia.
Mi prende la malinconia nell’osservare come anche in questa occasione (ultima offerta prima della chiusura della sperimentazione) a farla da padrone siano la divisione, la contrapposizione, la rissa, i pregiudizi e le incomprensioni,  anziché l’unità e il buon senso.
Infatti, il buon senso vorrebbe che gli attori (e per attori intendo tutti i cittadini della nostra comunità indipendentemente dal  ruolo e dalle responsabilità che ricoprono) facessero ciascuno lo sforzo di distinguere e rispettare reciprocamente il proprio ruolo, poi  facessero altrettanti sforzi per ascoltarsi, compattarsi, coordinarsi e  agire in modo sincrono, avendo come fine il bene di tutti: Istituzioni, operatori, pazienti e contribuenti.

L'APPELLO ALL'UNITA' LANCIATO DAI PRETI
Ma purtroppo devo constatare che non è così e, pare, che anche il recente appello all’unità lanciato dai preti della media e alta valle sia rimasto inascoltato.
Rimanendo così la situazione, è fuori di ogni dubbio che colui o coloro che sono preposti, per loro compito intrinseco, a far quadrare i conti, agiscano di conseguenza; e spesso chi si occupa di quel compito in senso stretto non considera gli altri fattori connessi o collaterali all’oggetto di bilancio: ne prende nota, li registra, ma non li comprende nei suoi calcoli (dovrebbe?).
La legge dice che sono altre le autorità competenti in materia che devono fornire proposte, linee guida e indirizzi di merito. Ed è proprio questa “altra parte” che, a mio modesto parere, in questa provincia manca di ruolo e di autorevolezza.

LE ISTITUZIONI
IL mio personale giudizio nei confronti di gran parte delle Istituzioni della provincia é noto da tempo (da troppo tempo) e, purtroppo,  non si è modificato.
Le istituzioni locali soffrono di un diffuso senso di sudditanza e un complesso di inferiorità nei confronti del Governo Regionale che indebolisce il loro ruolo di rappresentanza, mortifica la loro capacità negoziale, e, in ultima analisi,  colpisce la dignità del corpo elettorale (nella fattispecie  utenti del servizio sanitario regionale).che, “da fuori”, è costretto ad osservare  una incomprensibile quanto inusuale litigiosità, spesso priva di senso.
Questo stato di cose si è consolidato nel tempo perché si è sempre preferito guardare alle differenziazione ideologiche, agli schieramenti di partito, agli  interessi elettorali e di parte e alle contrapposizioni campanilistiche, piuttosto che ai bisogni più generali delle comunità valtellinese e valchiavennasca. Si è sempre sperato sulla capacità e disponibilità (mai disinteressata) di qualche padrino (sia a livello nazionale che regionale) piuttosto che imporsi alle istanze superiori con dignità e forti del proprio senso di cittadinanza (altro che sproloquiare sull’autonomia ).

LE OCCASIONI PERDUTE E LE RESPONSABILITA'
La storia politico - istituzionale della nostra provincia degli ultimi trent’anni è ricca di occasioni perdute, tra cui quella di non avere risolta la questione dell’ospedale di Sondalo, dopo la cessione o trasferimento del nosocomio dell’INPS al servizio sanitario nazionale.
E’ dal 1970
che i sindacati chiedono alla Regione Lombardia di predisporre un progetto  sul quale avviare un serrato negoziato tra le parti interessate per dare soluzione al problema. Ed è dal 1970 che la Regione puntualmente disattende la richiesta. E’ dal 1970 che per l’ospedale Morelli  si sono inventate di volta in volta  orpelli e stampelle  e speso ingenti risorse per farlo sopravvivere, e mai si è voluto (sottolineo voluto), affrontare concretamente il problema per risolverlo.
Ma quelle della Regione Lombardia non sono le sole responsabilità
!
IL governo regionale ha avuto buon gioco a rinviare sine die la questione perché ha potuto avvalersi della mancanza di una proposta unitariamente condivisa da parte delle forze politiche e istituzionali della provincia che, chissà  per quale arcano, non sono mai riuscite a trovare l’occasione per sedersi e concordare una linea comune.
Sicuramente di rilevanza minore, ma devo ammettere onestamente e a questo proposito, che qualche discrepanza c’è stata anche tra le Organizzazioni sindacali dei lavoratori.
L’arcano, secondo me,  sta nel fatto che non si è mai voluto ammettere e accettare che la sopravvivenza dell’Ospedale Morelli di Sondalo non riguarda solo il comune di Sondalo o l’Alta Valle e non riguarda neppure e soltanto la provincia di Sondrio; quel nosocomio riguardava e riguarda lo Stato e la Regione Lombardia e per una ragione molto semplice.
Non si dimentichi, infatti,  che quel nosocomio è stato costruito per affrontare e risolvere un  gigantesco problema nazionale: la cura di una malattia endemica e contagiosa come la TBC.
Lo Stato
ne n’è avvalso per ottemperare ad un suo specifico dovere istituzionale e così pure la Regione Lombardia; ora nessuno dei due può defilarsi dalle proprie responsabilità scaricando sulla popolazione di Sondalo, e su quella provinciale la soluzione del problema.

UN PATRIMONIO DA NON ABBANDONARE
Un patrimonio strutturale, scientifico e umano di quella portata non può essere abbandonato a se stesso, né disperso, né destinato alla  demolizione, (o al saccheggio come è avvenuto per il sanatorio di Prasomaso), né tantomeno ricadere passivamente nel disinteresse dell’una e dall’altra istanza istituzionale (Stato e Regione).
I sindacati assieme agli operatori si sono da tempo dati da fare per abbozzare qualche proposta tesa ad impedire il degrado della situazione. Qualche altra proposta è stata fatta circolare da alcuni personaggi impegnati istituzionalmente; anche i due managers, della ASL e della A.O. di Sondalo, hanno avanzato le loro.
Sono basi dalle quali si può partire a condizione, però, di sgombrare il campo da interessi di parte, da veti e pregiudizi ideologici e di schieramento.

DUE TAVOLI
Servono due tavoli  dove discutere, confrontarsi sulle idee, sui dati, sui bisogni  e sulle aspettative dei contribuenti: uno a livello provinciale: coordinato dalla Amministrazione Provinciale onde definire e concordare un progetto comune;  un’altro a livello regionale dove la delegazione provinciale discute,  si misura,  si confronta  e concorda una strategia risolutiva con il Governo Regionale Lombardo, oggi con più poteri di ieri.
E’ risaputo che ogni e qualsiasi progetto riguardante l’organizzazione sanitaria della provincia di Sondrio non sarebbe credibile se non prescindesse dalla soluzione del problema dell’ospedale Morelli.
Chiunque. operatori, istituzioni, sindacati, e contribuenti, non considerassero (con tutte le implicazioni di ordine sanitario, economico, organizzativo e umano) questo aspetto della questione e persistessero  nella incomprensione e nella polemica fine a se stessa, si assumerebbero la grande responsabilità di  vedere il progressivo sgretolarsi di un servizio che altrimenti, potrebbe essere il fiore all’occhiello di una comunità  marginale si, ma vocata a presiedere un ambìto luogo di accoglienza e ospitalità turistica per tanta gente lombarda, nazionale e internazionale.


DETTO, APPUNTO, IN CAMERA SANITATIS...
Del resto, detto in “camera sanitatis”, continuare ad accumulare settanta o ottanta miliardi all’anno di debiti per mantenere un servizio che funziona male, scontenta molti  e non offre prospettive di miglioramento qualitativo,  non serve a nessuno  e offre il destro a chi è intenzionato a risolvere la questione con la scure.
Valerio Delle Grave

GdS 24 II 02

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I commenti sono liberamente riproducibili, con citazione però della fonte e del relativo indirizzo Internet: www.gazzettadisondrio.it


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