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IL PIANO TERRITORIALE VISTO NEL 1995
di Alberto Frizziero
Logica del Tempo Reale, Logica dell'ineffabile, il Piano Territoriale - Piano-processo - L'introduzione cioè di una logica del tempo reale rispetto all'attuale logica del tempo ineffabile - L'occasione é unica.  - La via é culturalmente impegnativa, intellettualmente severa, urbanisticamente avanzata, metodologicamente complessa -  Quale la finalità? In qual modo il collegamento? - L'introduzione di tecniche dinamiche, capaci di autoadeguamento - Mi guardo bene comunque dall'essere ottimista - Il modello per la Valtellina di domani non può che essere la sequoia.


Il Piano Territoriale-Paesistico della Provincia di Sondrio é certamente una delle maggiori, forse la maggiore, occasione perduta. All'indomani della calamità del 1987 la Regione Lombardia, fino allora tutta protesa nel decentramento a parole ma tiepidissima nei fatti, se ne uscì con la legge 23 che delegava la Provincia a predisporre il Piano Territoriale-Paesistico, occasione d'oro.
Possiamo capire che per qualche tempo, con tutti i problemi che la Legge Valtellina poneva, soprattutto sul versante idrogeologico, non si sia riusciti a porre mano all'unico, vero, grande strumento possibile di autonomia. Dopo però si poteva fare qualcosa, anzi tutto. Sono stati messi a punto gli indirizzi, che sono propedeutici e finalmente, pochi mesi fa, é stato dato incarico:
Giova riprendere, dalla mia memoria presentata e illustrata al Convegno della Società Economica Valtellinese, quanto allora ebbi a dire in argomento, distribuendo anche la memoria stampata.

AL CONVEGNO DELLA SEV del 24.11.1995 SI DICEVA...


Logica del Tempo Reale - Logica dell'ineffabile
Il Piano Territoriale

Autostrade informatiche e tematiche collegate nella logica del piano territoriale. Non é boutade, concessione alla sede ecc. E' semplicemente tener conto del contesto. Nessuno vieta che ai connotati tradizionali propri di un piano di tal fatta, assolutamente statici e peraltro non così rigidamente fissati come é per gli altri strumenti urbanistici, si porti una innovazione significativa: la caratterizzazione dinamica, come sviluppo di una elaborazione teorica attenta al nuovo.
Piano-processo, anche alla luce di fattori esterni, peraltro presenti nello scenario anche per altri settori indicati nella presentazione di questo Convegno. Basti citare quello che ormai si profila a medio termine: la caduta di quattro barriere. Montespluga, Castasegna, Campocologno e S.Maria non saranno più, fra non molti anni, il confine della CEE. In questa CEE allargata il sistema Valtellina-Engadina-Alto Lario sarà la regione turistica più forte di tutta Europa. Se sarà sistema.
Il piano territoriale, sia pure con valenza paesistica, non ha le limitazioni e i vincoli che presiedono e condizionano la formazione degli strumenti di pianificazione generale. Certo, ne ha alcuni, di cui tenere conto, ma ampio é lo spettro su cui esercitare fantasia e capacità di elaborazione.
Da qui il collegamento possibile con il tema oggetto del convegno odierno. Non mi riferisco, ovviamente, alla sostituzione dei supporti e sussidi cartacei con quelli magnetici. Questo, anche se oggi indispensabile, é solo un banalissimo problema di dotazione ed organizzazione degli uffici. Il tema é innanzitutto culturale. L'introduzione cioè di una logica del tempo reale rispetto all'attuale logica del tempo ineffabile nel dominio dell'incertezza del diritto e del mistero dei tempi di risposta della P.A., pesante palla al piede dello sviluppo.
Parafrasando gli antichi, secondo i quali ai senatores probi viri corrispondeva il Senatus mala bestia, impegno e volontà di chi opera nella P.A., almeno fra noi, non risolve i problemi perché é il sistema nel suo complesso che assomiglia molto ad una catena cinematica a basso rendimento con prodotto scarso, tempi lunghi e soprattutto spesso non preventivabili.
Se il quadro legislativo sfugge alla nostra possibilità di modifica, non così é per quelli normativo, procedurale, operativo, gestionale.
Visto che lo possono, questi dovrebbero seguire la strada dell'innovazione.
Qual'é l'incrocio fra tali problemi, il Piano Territoriale, il tema del convegno odierno?
L'occasione é unica.
Siamo gli unici, in virtù del quadro legislativo che discende dalla Legge Valtellina, a poter portare a sintesi organica il complesso dei temi territoriali, condizionanti lo sviluppo economico-sociale, coniugando discipline diverse normalmente in esercizio con la più italiana delle istituzioni: il compartimento stagno.
Indubbiamente la via é culturalmente impegnativa, intellettualmente severa, urbanisticamente avanzata, metodologicamente complessa.
Il contrasto con la seconda legge di Asimov da preventivarsi e in modo robusto, la sfida politica tale da richiedere un ingrediente non sempre disponibile in misura sufficiente, e cioè il coraggio, lo stimolo all'inventiva e alla capacità creativa rilevanti, ma il traguardo sì ambizioso ma soprattutto di una qualità da potersi proporre come modello al Paese, meriterebbe il tentativo perché il positivo fall-out diffuso in ogni settore aumenterebbe significativamente la produttività del sistema nel suo complesso.
Sia consentito, potrebbe trattarsi ...del primo prodotto dell'Istituto di Ricerca previsto nella 102, addirittura prima ancora che esso veda la luce, se non addirittura di occasione per fargliela vedere. In fin dei conti l'umanità progredisce sì con metodica di ricerca ma le più grandi scoperte o invenzioni sono venute da sprazzi di genialità e afflati di futuro.
Quale la finalità? In qual modo il collegamento?
La sostituzione di una concezione arcaica per la società del 2000 - che non é Internet, perché Internet appartiene al 1995 e prima ancora.
L'impostazione aggiornata di fattori di sviluppo, come ad esempio i P.T., sinora concepiti nello spazio ma non abbastanza nel tempo con una visione delle cose sostanzialmente statica.
L'introduzione di tecniche dinamiche, capaci di autoadeguamento - non a rimorchio, ma anche come guida - alle esigenze dello sviluppo secondo, appunto, logica di tempo reale.
Questo presuppone il pensare lo strumento in permanente divenire, con la fase gestionale entra nella elaborazione stessa di piano che informatica e telematica caratterizzano come piano-processo permanente, in grado di dare risposte tempestive, talora immediate, ai processi di sviluppo nella fase stessa di elaborazione da parte dei sottosistemi, produttivo in primis, con rapporto interattivo ed iterativo.
Non é compatibile con la dinamica odierna attendere un paio d'anni il placet per l'ampliamento - caso reale - com'é avvenuto per una media impresa di elevata imprenditorialità e mercato estero in espansione.
Non é compatibile il lento fluire del tempo necessario per la realizzazione di infrastrutture il cui grado di dotazione si traduce, pur senza che ci se ne accorga, nell'appesantimento dei costi di produzione delle imprese d'un lato, nel rallentamento dell'espansione dall'altro.
La P.A. rischia di essere la strettoia in cui si comprime, con effetti geometrici, il processo di sviluppo, perché il tempo resta variabile molto, molto subordinata, nella citata logica dell'ineffabile laddove lo sviluppo richiede la logica del tempo reale.
Un piano che nasca nella logica del tempo reale viene a positivamente incidere anche nelle più minute risposte dato che anch'esse comportano maggiore efficienza per il sistema, programmabilità in funzione del mercato, benefici per l'occupazione, e il tutto in un quadro di effettiva tutela dell'ambiente dal momento che appare evidente l'essenzialità della saldatura con i temi riassetto idrogeologico e dell'utilizzazione plurima delle acque.
Un piano quindi che non si limita - e sarebbe già risultato ragguardevole - all'applicazione delle nuove tecnologie nella realtà quotidiana, all'attenzione di questo Convegno, ma, con salto di qualità, concezione ed elaborazione stesse del Piano nella logica del tempo reale.
Non si tratta di suggestione intellettuale o di stravaganza d'occasione, ma di abbozzo di disegno, operativamente perseguibile, in tempi predeterminabili alla sola condizione che si usino piloti, motore, carburante adeguati.
In Valtellina ci sono.
Mi guardo bene comunque dall'essere ottimista, perché sarei in palese contraddizione con l'esordio, dedicato alla seconda legge della futurica. Ma ad un Convegno che guarda al futuro - sono solito dire che prima di costruirlo bisogna pensarlo - si possono, anzi si debbono, portare idee, per confrontarle, per fornire occasione di riflessione, ai limiti per verificarne la non praticabilità.
Soccorre la botanica. Dai primordi dello sviluppo arboreo é giunta a noi, nella sua splendida immensità, la sequoia perché ha scelto di seguire la strada dell'adeguamento continuo alle mutate condizioni dell'intorno. Abbiamo un'altra testimonianza: quella di una pianta - il ricordo é vivissimo, il nome no, ed anche questo é significativo - che é giunta a noi mantenendo intatte tutte le caratteristiche che aveva agli albori. Tutte, tranne una: per "difendersi" dai mutamenti dell'ambiente si é rinserrata in se stessa, fedele al suo identikit cromosomico. Oggi, dai 150-200 metri che raggiungeva la sua cima non raggiunge i due metri di altezza.
Il modello per la Valtellina di domani non può che essere la sequoia.
Alberto Frizziero
Sondrio 24 novembre 1995

P.S. Allora dissi di non essere ottimista. Sono passati 6 anni, cinque mesi, ventitre giorni. Quanto tempo dovrà passare ancora per avere il primo vero, grande strumento di autonomia?

GdS 18 V 02

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