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Sondrio: area Carini a sud,
galleria in centro
di Alberto Frizziero

         
           Dopo 10 anni in Consiglio -Ddiscussione sale delle trasformazioni -
  Dal Podestà Gunnella ad oggi - Essenziale la conservazione del baricentro -    Intervenire in centro - La Galleria in Corso Italia - L'ostacolo (superabile)


DOPO 10 ANNI IN CONSIGLIO
E' di piena attualità il problema dell’area Carini, area industriale dismessa di cui si parla da 10 anni e più, il cui recupero era stato previsto nel Piano Regolatore generale e che oggi vede un progetto completo sul tavolo presentato da privati con l'ovvia preventiva intesa con l'Amministrazione Comunale.
Si sta discutendo animatamente, come solitamente in questi casi, ed é prevista la trattazione del relativo punto il 23 luglio in Consiglio Comunale.
Sinora è stato toccato marginalmente il problema degli “squilibri”.
Vale la pena insistere perché urbanisticamente è questo il tema che merita una risposta.

LA DISCUSSIONE SALE DELLE TRASFORMAZIONI
Va fatta però una premessa.
Quando arrivano sul tavolo delle discussioni problemi di carattere strategico, trasformazioni del tessuto urbano che vanno parecchio oltre il naso che costituiscono fattori di sviluppo (che possono rivelarsi positivi o negativi), è fisiologico che le polveri si accendano. La discussione, solitamente animatissima, é il sale delle trasformazioni importanti.

Dal podesta' gunnella ad oggi
Basterebbe pensare al Podestà Gonnella, dimenticato positivo protagonista di due grandi, per motivi diversi, realizzazioni, Palazzo del Governo e il Preventorio, che dovette lasciare Sondrio per Parma bersaglio di immeritate accuse per questi interventi. In tempi più recenti ricordiamo le critiche al Sindaco Venosta per Il Piano Regolatore EURA. In Comune eravamo una ristretta pattuglia a portare avanti il problema, opposizioni contrarie e tanti colleghi di maggioranza diciamo perplessi. Per una valutazione della positività della scelta basta andare la sera, quando cioè la pubblica illuminazione fornisce un quadro esauriente del disegno di città, al Bellavista o a Moroni e guardare giù: un disegno armonico che è raro trovare altrove. Venosta ebbe le sue critiche perché i più avrebbero voluto che l’asse Moro-Tonale divenisse la circonvallazione. Resistemmo, scegliemmo il blocco in Via Fiume (che qualche stupidissimo commento di allora attribuì a un favore fatto per chi poi costruì là in fondo! Succede di tutto, persino questo!) ed ora c’è un viale di 1800 metri di elevata qualità urbana con gli edifici arretrati di 12 metri, allineati orizzontalmente e verticalmente, al posto della periferia degradata che la scelta della circonvallazione avrebbe inevitabilmente comportato.
Se non fosse che ci vorrebbe una pagina intera potrei dire altrettanto per diversi problemi di strategia nei dieci anni in cui fui non solo il Sindaco ma anche il responsabile diretto, senza deleghe, dei problemi del territorio. Inventammo soluzioni esportate a Milano e in tutta Italia, persino una metodologia normativa che nel paese si sta affermando solo ora a tanti anni di distanza, arrivammo a realizzazioni nell’intesa pubblico-privato e, se avessimo avuto un paio d’anni ancora, avremmo completato l’opera con tre problemi centrali che avrebbero proiettato Sondrio ben oltre il 2000 fornendo occasioni di positivo sviluppo.

ESSENZIALE LA CONSERVAZIONE DEL BARICENTRO
Arrivo quindi al punto. Fin dall’inizio, e per tutti quei 10 anni, ebbi un punto fermo, che venne gradualmente condiviso e fatto proprio dai colleghi del mio gruppo e poi anche da quelli di tutti gli altri gruppi consiliari: la conservazione del baricentro. Impossibile ovviamente quella del baricentro geometrico per via del fatto che lo spazio disponibile è solo sotto la ferrovia, fondamentale la conservazione del baricentro delle funzioni. Senza questa scelta la polarizzazione del nuovo avrebbe determinato uno scivolamento dei flussi verso sud, impoverendo il centro ed in particolare il centro storico. Di qui l’applicazione dei contrappesi. Un esempio: quando a sud realizzammo la Piastra con l’insieme di strutture interne e collegate in centro avviammo tre interventi strategici: il polo culturale (Palazzo Sassi), l’intervento nei Palazzi Sertoli, Paribelli, Giacconi (Credito valtellinese) e la Garberia con gli 8000 mc. di parcheggi sotterranei e l’apertura della nuova strada di comunicazione verso il centro. E così alla scelta di realizzare il Palazzo di Giustizia in Via Mazzini corrispose l’utilizzo del vecchio Tribunale per gli uffici comunali con la destinazione di Palazzo Martinengo per le Associazioni cittadine, poi non attuata dai successori. Eccetera.
Riassetto, recupero e sviluppo andavano a braccetto. Aggiungiamo, per lo sviluppo, il Palazzone polivalente, che non sarebbe costato una lira ai cittadini di Sondrio, da me appaltato ma abbandonato dai successori, l’intervento della Banca Popolare che sarebbe stato un vero e proprio Centro Congressi, bloccato inopinatamente dalla miopia totale di un funzionario regionale nonché, sia pure di non immediata realizzazione, il Polivalente produttivo nella zona artigianale già progettato. E poi il golf, già progettato e in parte finanziato, con la prima pista del mondo di fondo su neve artificiale che aveva ottenuto uno straordinario successo ed altro ancora. Tutto sempre restando ferma la conservazione del baricentro delle funzioni.

INTERVENIRE IN CENTRO
Questo, a mio avviso, è il vero tema da approfondire subito a progetto dell’area Carini approvato. E le soluzioni non mancano. Ne richiamo due. In Piazza Cavour l’intervento, eventualmente pubblico-privato (basta ritirare fuori il progetto messo a punto da noi a fine mandato) sulla tettoia e struttura sottostante da destinare ad attività polarizzanti che richiamino flussi. E poi l’altro, veramente strategico. Sondrio, come dicevamo allora e come tutti, società civile compresa, deve svolgere il suo ruolo di epicentro di una provincia turistica. Quindi necessita di strutture adeguate (di qui il palazzone, il Golf, la pista di fondo, il parco fluviale, quello collinare ed anche quello montano a Chiareggio sui terreni di proprietà del Comune di Sondrio) ma soprattutto la necessità di un centro. Avevamo bandito un Concorso regionale, vincitore il progetto del gruppo Crotti, che avremmo realizzato rapidamente se non fosse che eravamo in fine di mandato. Sarebbe ancora attuale, ma oggi richiederebbe del tempo, dovendosi riprendere tutto da capo, mentre noi eravamo in fase avanzata.

LA GALLERIA IN CORSO ITALIA
C’è però una cosa che si può fare, subito e senza grande spesa: la Galleria in Corso Italia che diventerebbe un vero salotto, anche perché sarebbe interesse dell’iniziativa privata trasformare adeguatamente alcune attività commerciali ivi esistenti. Il costo dovrebbe essere intorno ai due miliardi di vecchie lire, forse anche meno. Ho anche suggerito tempo fa una soluzione particolare. Per gli aspetti economici. Il Comune potrebbe affrontarli da solo, ma penso ci vorrebbe una soluzione emblematica.
La galleria unirebbe le due piazze, sedi entrambe dei due nostri Istituti di Credito che sono la manifestazione più clamorosa della capacità e della intraprendenza valtellinese, visto cosa sono diventati nel Paese. Si intitoli la galleria ai due primi Presidenti, chiedendo un contributo di mezzo miliardo. Mezzo miliardo dal BIM, in ideale rappresentanza dei 78 Comuni valtellinesi. La differenza a carico del Comune.

L'OSTACOLO (SUPERABILE)
C’è un ostacolo. L’idea, che io ed altri consideriamo una grande idea, è venuta ai tempi del Concorso all’arch. Stefanelli che oggi è Vicesindaco e nicchia sull’argomento per ragioni di opportunità. I nostri amministratori, senza divisioni che su una cosa del genere non avrebbero senso, mettano in minoranza le perplessità del Vicesindaco Stefanelli e attuino l’idea dell’arch. Stefanelli. I commercianti del centro, primi strategicamente e direttamente interessati, facciano loro l’idea. Gli Istituti di Credito vedano nell’iniziativa il suggello ideale (quello concreto c’è già nei rispettivi bilanci…) alla loro presenza e al loro ruolo. Un’opera da farsi e non in tempo lungo.
Poi resterò il problema del Teatro, sempre in centro. Dov’è se ci sarà intesa. In posto centrale, che esiste, se intesa non dovesse esserci.
Io la penso così. Altri potrebbero non essere d’accordo, ma almeno se ne discuta, e se non si concorda si facciano proposte alternative. Concrete, perché il bilanciamento è indispensabile per evitare che il baricentro scivoli e conseguentemente il centro storico perda colpi.
Alberto Frizziero 


GdS 18 VII 02

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