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I soldi del BIM fermi in banca
di Alberto Frizziero

       Premessa - La paralisi del BIM - Il "buco istituzionale" -  In ballo
       la  Presidenza - La "questione Sondrio", altro "buco istituzionale" -
                                        Soluzioni possibili e il rischio


PREMESSA
Una e-mail “multifirmata” ci chiama in causa perché, “così attenti ai problemi della Valtellina” avremmo evitato di parlare “dello scandalo del BIM” avanzando anche l’ipotesi che questa sia una precisa scelta perché “il direttore del giornale è stato nominato nel BIM”.
Preliminarmente dobbiamo rilevare che il giornale ne ha parlato. Per la precisione nel numero 21 del 28 luglio scorso nell'articolo dal titolo "FERIE. Sul tavolo problemini: Sanità, Progetti della 38 e della 36, Elettrodotto San Fiorano-Robbia, ATO, Piano Territoriale, Impianti di Valfurva/Mondiali, BIM, Rifiuti, Prossimo Sindaco di Sondrio".
Evidentemente gli scriventi non se ne sono accorti, forse perché tempo di ferie o forse perché è sfuggita la citazione del BIM nel titolo. In ogni caso nessun problema a riparlarne, con gli aggiornamenti ultimi.
In secondo luogo la nomina del Direttore di questo giornale, uno dei 138 membri dell’Assemblea, non influisce per nulla, e lo dimostro parlando in prima persona.
Data la mia esperienza non solo dell’Ente ma anche dei problemi collegati, il Comune di Sondrio – che ha aperta la grossa questione della sua quota di cui parleremo avanti – ha provveduto a inserirmi nel quartetto di rappresentanti del Comune capoluogo. Totalmente al di fuori da ogni militanza politica potrei essere utile per contribuire alla soluzione di questo problema – magari anche di altri…- che non ha colore politico, che riguarda l’Amministrazione di oggi e quella che uscirà dal voto in primavera, problema dunque che riguarda maggioranza e opposizione, che riguarda gli interessi di tutti i cittadini sondriesi.
Ciò premesso chiariamo la situazione. Non la definiamo “scandalo” come gli scriventi perché questo termine appartiene alla polemica politica. La defininiamo “anomalia”, termine nel quale possono riconoscersi tutti, senza distinzioni, perché oggettivamente di anomalia si tratta.

LA PARALISI DEL BIM
Il BIM, per l’esattezza il “Consorzio dei Comuni del Bacino Imbrifero dell’Adda”, che raggruppa tutti e 78 Comuni della provincia, è paralizzato dal 1 gennaio. Paralizzato in quanto non è stato approvato il Bilancio di previsione 2002, strumento essenziale per amministrare e per far uscire dalle cassaforti delle banche i quasi 15 miliardi (per l’esattezza 7.745.731,58 €uro, pari a 14.997.827.686 vecchie lire) versati dai produttori di energia idroelettrica come sovracanoni 2002.
Perché questa paralisi?
Il Bilancio non è ancora stato approvato non perché Presidente e organi dell’Ente (esecutivo e direttivo) abbiano fatto, come si suol dire, flanella. Nessuno di loro può farci niente perché l’organo deputato all’approvazione del bilancio è l’assemblea e l’assemblea non poteva e non può ancora oggi essere convocata perché occorre aspettare che siano completate le nomine da parte dei Comuni, oggi di competenza esclusiva dei rispettivi Sindaci. Mentre scriviamo, dopo i vari interventi e gli stessi solleciti del Presidente Belloli continuano a mancarne sette.

IL “BUCO ISTITUZIONALE"
Fino a pochissimo tempo fa la soluzione sarebbe stata rapida. Nel rispetto delle semplicissime procedure il coinvolgimento del CoReCo, Comitato Regionale di Controllo, sede a Milano, avrebbe portato alla soluzione. Il CoReCo avrebbe inviato la diffida ad adempiere fissando un termine – nella fattispecie ragionevolmente 15 giorni – e ove i Sindaci non avessero provveduto avrebbe insediato un “Commissario ad acta” che, sostituendosi ai Sindaci, avrebbe provveduto alle nomine.
Il CoReCo recentemente è stato abolito, determinando un vero e proprio “buco istituzionale” (poi vedremo l’altro che riguarda Sondrio). Viene a mancare infatti l’esercizio dei poteri sostitutivi in via amministrativa.
Si critica la Magistratura perché, si dice, avrebbe invaso campi di competenza della politica ma in questo modo la si carica di compiti non suoi. In assenza infatti di un soggetto abilitato a sostituirsi ad organi inadempienti in linea di diritto resta solo la Magistratura, sia quella ordinaria che quella contabile. La prima potrebbe individuare rilevanza penale, ove ricorresse dolo o colpa grave; la seconda potrebbe addebitare agli amministratori eventuali danni per la pubblica Amministrazione.
Assurdo dover ricorrere all’intervento della Magistratura, ma ancor più assurdo il “buco” venutosi a determinare nell’ordinamento amministrativo.
Morale: passa il tempo e l’assemblea continua a restare in lista di attesa e così pure il Bilancio di previsione (che previsione sarà quella fatta a fine anno per l’anno ormai trascorso?), e quindi i soldi depositati in banca. Paradossalmente questo avviene quando lo Stato con un atto di giustizia ha deciso di aumentare i sovracanoni di circa il 50%. Ci lamentiamo per l’inadeguatezza dei corrispettivi per la produzione di energia elettrica, di cui quasi il 90% lascia la provincia, e poi li lasciamo inutilizzati!
Crediamo che tutti, diciamo tutti, possano convenire che si tratti di una anomalia, anzi di una Anomalia con la A maiuscola.

IN BALLO LA PRESIDENZA
E’ stata avanzata sullo scenario politico l’ipotesi che questi ritardi dipendano dai problemi legati alla scelta del futuro Presidente. La guida del BIM sarebbe infatti legata alla scelta del candidato-Sindaco a Sondrio, ove si voterà nella prossima primavera, in quanto se questo fosse di Forza Italia al BIM andrebbe un uomo dei Popolari Retici o viceversa.
Noi non entriamo in questo scivoloso terreno di polemica politica. Diciamo solo che così fosse una soluzione ci sarebbe, tale da salvaguardare quello che conta di più e cioè il corretto funzionamento istituzionale. Venga cioè convocata subito (il che vuol dire, nel tempo più rapido, almeno un mese) l’assemblea e venga votato l’attuale Presidente, o altra persona disponibile a fare il traghettatore, con il mandato di reggere l’Ente sino all’assemblea di bilancio 2003 ad inizio anno. Saranno salvaguardati gli aspetti istituzionali, si porrà mano alla spinosa “questione Sondrio” di cui parleremo, e ci sarà il tempo per chi ha problemi di natura politica di affrontarli e risolverli.
La DC, Partito un tempo di maggioranza assoluta in provincia, partito che aveva senso profondo delle Istituzioni e grandissima attenzione ai problemi valtellinesi, avrebbe fatto così. Riprendere le cose buone di un tempo che fu sarebbe prova di saggezza. E su una soluzione del genere non dovrebbero esserci particolari polemiche, tanto più che questa proposta viene fuori da chi è estraneo totalmente da ogni gioco politico ma tiene - come tanti del resto - in grande considerazione lo sviluppo della provincia.

LA “QUESTIONE SONDRIO”, ALTRO “BUCO ISTITUZIONALE”!
Problema non da poco la “questione Sondrio” figlia di un altro “buco istituzionale”.
Il BIM deve destinare per legge “la quota del fondo comune – che va ripartito fra le comunità montane del proprio territorio - spettante a ciascuna comunità montana al finanziamento di opere e interventi indicati dalle comunità stesse tra quelli compresi nei propri piani di sviluppo e programmi annuali”.
Per inciso questo non vuol dire affatto che il ruolo del BIM sia quello di semplice “esattore” come spesso si sente dire. Per la verità fosse anche così la ragione, profonda e di carattere dottrinario, ci sarebbe lo stesso e sarebbe un guaio, perlomeno in prospettiva, che venisse meno il legame diretto indennizzo-beneficiari degli indennizzi, non potendo certo svolgere tale ruolo le Comunità Montane. In realtà in linea di diritto è tutt’altro che così e lo dicono non commentatori più o meno autorevoli ma la massima espressione interpretativa delle leggi, e cioè la Corte Costituzionale. Non abbiamo lo spazio per dilungarci, ma se occorre ritorneremo in argomento.
Per la verità qualche anno fa c’era stato un tentativo di regolare la materia nel modo più saggio, senza nulla togliere alle Comunità Montane con la divisione dei fondi in tre settori: quelli ad azione diretta da parte del BIM, sostanzialmente per cose d’interesse sovracomunitario, quelli per delega, quelli a contributo. Le cose sagge durano poco…
Ora i nodi sono venuti al pettine con la legge che ha escluso i Comuni capoluogo dalle Comunità Montane. E’ nato pertanto il problema Sondrio. Il capoluogo contribuisce, per centrali sul territorio comunale, circa l’11% al fondo comune, ma non è più in Comunità Montana che, a sua volta, non può certo più programmare opere e interventi in un Comune che non ne fa parte (al più dovrebbe ricorrere ad accordi di programma). La Regione, responsabile di aver determinato questo “buco” con una indubbia leggerezza dei propri uffici legislativi, interpellata ha risposto che ovviamente il BIM deve tener conto anche del Comune di Sondrio.

SOLUZIONI POSSIBILI E IL RISCHIO
Le soluzioni possibili, a nostro avviso, sono due.
a) Il bacino dell’Adda interessa 79 Comuni. Ove, per legge, almeno tre quinti fossero stati d’accordo nel consorziarsi il Consorzio sarebbe divenuto obbligatorio per tutti. Non è stato così, o meglio lo è stato solo per i 78 Comuni della provincia di Sondrio. Il 79°, Sorico, è rimasto fuori ed ha concordato un corrispettivo annuo, via via adeguato.
Sondrio potrebbe seguire l’esempio di Sorico.
b) Pragmaticamente si potrebbe seguire un’altra via, quella cioè di considerare il Comune di Sondrio “assimilato” alle Comunità Montane, ossia con riparto non fra cinque CC.MM. ma fra sei.

Dato che presumibilmente una definizione della materia non sarà possibile in breve tempo, vista l’aria che tira, nel frattempo potrebbe essere trovata una soluzione temporanea con la definizione transattiva in termini economici che lasci impregiudicata la soluzione per il 2003 e anni successivi, da definirsi poi.
Il ricorso al TAR da parte del Comune di Sondrio avverso la delibera di riparto che non ha direttamente tenuto conto del problema si dice non faccia correre rischi di congelamento con una sospensiva dato che il BIM opportunamente ha tenuto una riserva del 10% per poter eventualmente far fronte al pagamento della cifra, da stabilire, al Comune capoluogo.
E’ certo una bella mossa ma che non mette al riparo completamente in quanto vi sono altre argomentazione che, evidentemente verrebbero esplicitate dai legali solo in sede di giudizio.
Per il Comune di Sondrio la propria tutela è un atto dovuto, chiunque sieda sulla Stua di palazzo Pretorio. Non vi è però chi non veda i rischi di un congelamento dei fondi sino a giudizio concluso, magari oltre che al TAR anche al Consiglio di Stato.
E allora non converrebbe accordarsi prima?
Ma come è possibile accordarsi se l’Ente è paralizzato?
E allora non val la pena di valutare la proposta che abbiamo avanzato?

Alberto Frizziero

P.S. Riservato a chi ci ha inviato l'E-mail. Come vedete non abbiamo avuto alcuna difficoltà a trattare, compiutamente e senza riserve mentali l'argomento. Questo nostro giornale non é come gli altri che hanno breve durata. Nel nostro ciò che si pubblica resta e può essere letto, oltre che in ogni parte del mondo, anche in qualsiasi momento, presente o futuro. E verificata la fondatezza e la coerenza di quello che si scrive.

GdS 18 IX 02 - www.gazzettadisondrio.it

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