Homepage
Italia e mondo
Provincia di Sondrio
Nostra Provincia
Fatti dello Spirito
CCCVA
Prodotti
Nostri personaggi
Galleria
Siti segnalati
Contatti
 
sito realizzato da
nereal.com . 2006
 
 


Tutti i contenuti di questo sito, salvo ove diversamente specificato, sono pubblicati secondo la licenza d'uso Creative Commons.
 

Scenari, verità e bugie
di Valerio Delle Grave

Le cose non stanno così - I cambiamenti: 1) la finanziarizzazione - I cambiamenti: 2) discrasia crescita/occupazione- I cambiamenti: 3) la crescita del divario Nord/Sud - I cambiamenti: 4) rivoluzione informatica
                                Fenomeno perverso - Quello che occorre

LE COSE NON STANNO COSI'
Il Presidente del Consiglio dei Ministri e il suo Ministro dell’economia insistono col presentare un Paese con i conti in regola, coi debiti sotto controllo e pieno zeppo di persone che stanno bene; che hanno più lavoro, che hanno buoni salari e buone pensioni, che pagano meno tasse; insomma quasi sulla soglia della felicità. Ci dicono che stanno studiando un modo con cui diminuire (abbastanza presto) ancora un po' la tasse, in modo che con la seguente formula: più soldi a disposizione, più consumi, più produzione, più occupazione, così l’economia riprende a funzionare e la felicità é raggiunta. Chi dice il contrario é un bugiardo e semina soltanto odio.
Il ragionamento populista (quindi falso) che ci viene presentato più sopra non tiene conto che l’economia in questi ultimi tempi ha subito dei notevoli cambiamenti e che gli italiani lo sanno.

I cambiamenti: 1) LA FINANZIARIZZAZIONE
Il primo cambiamento riguarda la metamorfosi dell’economia. Gli esperti ci dicono che il fenomeno decisivo é la “finanziarizzazione ”, cioè il passaggio da una economia industriale ad una economia finanziaria.
Allo stato attuale, i beni e i servizi prodotti in un anno nel mondo equivalgono allo scambio finanziario di soli quattro giorni. L’economia é dunque in mano ai grandi gruppi finanziari e i gruppi industriali hanno un peso soltanto se sono anche gruppi finanziari.
Naturalmente, il potere politico segue la stessa via, si concentra, cioè, nelle mani di una ristretta cerchia di individui che con una loro decisione possono decretare la vita o la morte di chicchessia, anche di interi Paesi.

I cambiamenti: 2) discrasia crescita/occupazione
Il secondo cambiamento nell’economia contemporanea, si riscontra nella mancata relazione fra crescita economica e occupazione. Oggi si produce molto più di prima. Negli ultimi cinquanta anni la produttività mondiale é cresciuta di dodici volte, ma all’aumento della produttività non ha corrisposto uguale aumento dell’occupazione.
La disoccupazione é in aumento in tutto il mondo: “20 milioni nella UE; 35 milioni nei Paesi industrializzati (USA, Canada, Australia, Giappone); più di un miliardo nel sud del mondo senza contare quella nei paesi dell’ex Unione Sovietica. Sembra che lavorare stia diventando un lusso, in barba a tutte le costituzioni che parlano di “diritto al lavoro”,.
Questo miracolo alla rovescia é il frutto perverso della strategia neoliberista che si può sintetizzare così: aumento della produzione, più aumento della produttività per addetto, più diminuzione dell’occupazione, uguale aumento dei margini di profitto. Il risultato é che l’occupazione non accompagna la crescita economica e per giunta i lavoratori guadagnano sempre meno.
Esaminiamo le seguenti cifre riguardanti l’Italia: dieci anni fa i redditi da lavoro costituivano il 53% del reddito nazionale, oggi rappresentano solo il 47% e la percentuale é in continua discesa.
Il fenomeno non é solo italiano; in tutto il mondo crescono le disuguaglianze e la concentrazione di potere e di risorse in pochissime mani. Lo spiega molto bene il filosofo Achille Rossi: I lavoratori ovunque si trovino, diventano sempre più produttivi ma vengono in ultima analisi penalizzati per i loro sforzi, perché la globalizzazione li mette l’uno contro l’altro in una guerra internazionale competitiva, nella quale, per citare Hobbes “ogni uomo é nemico del suo simile”.

I cambiamenti: 3) la crescita del divario Nord/Sud
Il terzo grande cambiamento é l’aumento del divario Nord – Sud del mondo. Sono bastati venti anni per demolire l’illusione del rapporto Brandt, il quale sosteneva che la ripresa del Nord avrebbe trascinato automaticamente quella del Sud. Oggi possiamo constatare che questo processo non si é realizzato proprio per effetto della Globalizzazione.
Sempre secondo Achille Rossi, “con la globalizzazione il circolo virtuoso del capitalismo si arresta. Il capitalismo dei nostri giorni rappresenta la fine dello sviluppo, la crescita senza occupazione (si veda la situazione in USA), la restrizione dei mercati e della società dei consumi.
Uno dei fenomeni del nuovo capitalismo é quello dei “fondi di investimento”. Con questo metodo si accumulano enormi capitali, con i quali si fa incetta di materie prime, che vengono poi rivendute quando i prezzi salgono, permettendo agli speculatori guadagni enormi, e tutto a spese dei Paesi produttori e dei Paesi del 3° e 4° mondo.

I cambiamenti: 4) rivoluzione informatica
Il quarto cambiamento che ha modificato la strutturazione dell’economia a livello mondiale é la rivoluzione informatica. Oggi, tutti i settori produttivi e dei servizi sono informatizzati. Ma l’informatica richiede ricerca continua e una grande abbondanza di capitali. Il Sud del mondo, però, non possiede questi capitali, quindi l’evoluzione informatica non fa altro che allargare il fossato con il Nord.

Fenomeno perverso
Il funzionamento complessivo del sistema che abbiamo appena descritto presenta una curiosa particolarità: più cresce lo sviluppo produttivo, più aumenta la povertà a livello globale; più si sviluppa l’espansione economica, più aumenta il saccheggio della natura; più si espande il mercato e dunque la possibilità di scambio e di aiuto reciproco, più si incrementa la sperequazione sociale.
Potremmo dire che siamo di fronte ad un fenomeno perverso: come mai produttività e mercato, che sono aspetti positivi e dovrebbero favorire la vita, si trasformano in aspetti negativi che favoriscono la morte?
Rispondere che é in atto un disegno politico di accaparramento di materie prime e di speculazione sui paesi poveri é certamente vero, ma la risposta non é completa. Dietro a tutto ciò c’é l’uomo che fa da supporto a questa nuova strutturazione politica.
E qui non servono più suggerimenti di carattere economico o politico o sindacale in senso tradizionale; qui entra in gioco la trascendenza, la filosofia, la creatività, l’ispirazione: tutte caratteristiche proprie e spesso silenti, dell’uomo.
Immaginare il mondo in modo diverso e impegnarsi a trasformare la realtà esistente, partendo dal proprio quotidiano, é cosa alla portata di tutti, che non richiede particolari competenze e può assumere le forme più svariate.
Non esistono schemi precostituiti a cui rapportarsi ne criteri nati altrove da prendere a modello per pensare ad una nuova visione del mondo. Un simile approccio ci porterebbe nuovamente alla ricostituzione delle ideologie.

Quello che occorre
Quello che voglio sottolineare, invece, é la necessità di una ispirazione che animi la politica dall’interno e si colleghi direttamente al senso della vita umana, perchè l’ispirazione é un movimento perpetuo che non consente nessuna staticità.
Ci troviamo di fronte ad un enorme lavoro culturale che il filosofo e antropologo francese Castoriadis delinea in questo modo: “ Ciò che occorre é una nuova creazione immaginaria, di una importanza senza pari rispetto al passato, una creazione che sappia mettere al centro della vita umana significati altri dall’espansione della produzione del consumo, capaci di fissare obiettivi di vita differenti, riconoscibili dagli esseri umani come qualcosa per cui valga la pena...[...] Dovremmo volere una società che non abbia al centro (o come unici) i valori economici, dove l’economia sia ricollocata al suo posto come semplice mezzo per vivere e non come fine ultimo, dove si rinunci alla folle corsa verso consumi sempre più alti. Ciò non é solo necessario per evitare la distruzione definitiva dell’ambiente terrestre, ma anche e soprattutto per uscire dalla miseria psichica e morale degli esseri umani contemporanei”.
Qualcosa di simile é stato intuito circa settanta anni orsono dal grande economista Jon Mainhard Keynes, il quale in suo saggio dal titolo “prospettive economiche per i nostri nipoti” scriveva: “”quando l’accumulazione del capitale avrà perduto la sua importanza sociale, potremo liberarci da molti di quei principi pseudo-morali che abbiamo sostenuto da duecento anni, seguendo i quali abbiamo esaltato le qualità umane più sgradevoli, ponendole al posto delle virtù più eccelse. E per almeno altri cento anni a venire dovremo simulare tra noi che ciò che é giusto é cattivo e ciò che é cattivo é giusto, fintantoché, accorgendoci dell’errore, potremo dire di nuovo che l’avarizia é un vizio e l’amore per il denaro é detestabile””.
Valerio Delle Grave

vdalleg@tin.it

GdS 10 IV 2004 - www.gazzettadisondrio.it
________________________________________
 

Torna a Italia e Mondo
                                                 Torna all'indice generale

  Torna alla prima pagina