Homepage
Italia e mondo
Provincia di Sondrio
Nostra Provincia
Fatti dello Spirito
CCCVA
Prodotti
Nostri personaggi
Galleria
Siti segnalati
Contatti
 
sito realizzato da
nereal.com . 2006
 
 


Tutti i contenuti di questo sito, salvo ove diversamente specificato, sono pubblicati secondo la licenza d'uso Creative Commons.
 

CHECCHE' NE DICA GASPARRI
di Aventino Frau

 

Il fronte del no nei confronti della legge Gasparri giunta alle battute conclusive del suo tormentato iter parlamentare con l’approvazione in via definitiva per l’ultima lettura al Senato, è vario ed articolato.
Vi sono stati dei no pregiudiziali e aprioristici solamente perché il provvedimento era stato proposto dal Governo, vi sono stati dei no di chi vede nell’evoluzione tecnologica prevista dal transito verso il sistema digitale un ulteriore strumento del capitalismo imperante che in questo modo controllerà ancora maggiormente le coscienze e le volontà, vi sono dei no da parte di chi vede Berlusconi come un imprenditore nemico e quindi un concorrente pericoloso da circoscrivere e da limitare per non essere battuti nel campo del libero mercato.
Chi nutre una profonda convinzione negli ideali liberali ha nel corso della sua vita politica interiorizzato il motto di Einaudi "conoscere per deliberare", chi ha seguito i lavori parlamentari, studiato il provvedimento proposto dal Governo; chi ha cercato di formare una propria opinione risultante da un giudizio quanto più obiettivo possibile e da un convincimento scevro da qualsiasi influenza partigiana ma cercando di capire se questo provvedimento andasse nella direzione dell’interesse del Paese e se in questa ottica avesse quelle caratteristiche di legge erga omnes capace di maturare conseguenze virtuose per tutti i soggetti che ne fossero stati interessati, non può dirsi soddisfatto.
Se da una parte infatti, nel percorso tracciato dall’evoluzione tecnologica e dalla convergenza dei mezzi di comunicazione, il transito verso il sistema digitale rappresenta una grande risorsa ed una opportunità di crescita e di modernizzazione del Paese, non c’è dubbio che l'averlo fatto con questa legge, non è certo il modo migliore.
Se, come diceva Lord Acton, "un potere assoluto corrompe assolutamente" e se è vero, per dirla alla Auriol che "là dove c’è il potere c’è la responsabilità", in questo caso, risulta in modo palese che siamo di fronte ad una forzatura intrinseca del normale processo decisionale.
Il Presidente del Consiglio, maggiore editore italiano, nonché leader di quella maggioranza parlamentare che ha nominato i presidenti di Camera e Senato che a sua volta hanno nominato i consiglieri d’amministrazione della Rai, si trova nella singolare posizione di rappresentare tutte le parti in commedia. In questo caso uno dei principi cardine di una democrazia, il pluralismo dell’informazione e dei mezzi di comunicazione, non può essere ricondotto ad un semplice pluralismo interno ai mezzi stessi, perché in un sistema governato da una cornice di garanzie a tutela delle libertà individuali il pluralismo interno non può che essere una conseguenza di un pluralismo esterno, ovvero di una pluralità di editori. Se è vero poi che ogni editore rappresenta una sua visione parziale della realtà è anche vero che dalla composizione di molte visioni parziali diverse si può compiere un’azione di sintesi verso un pluralismo quanto meno accettabile.
Ora si può senza dubbio affermare che, se il principio ispiratore di questa legge può essere senz’altro condiviso, non può essere condiviso invece il percorso attraverso il quale si vuole giungere a transitare l’attuale sistema della comunicazione verso il nuovo mondo del digitale.
E’ indubbio che farlo in questo modo, senza che vi sia stata ancora la privatizzazione della Rai, (per la quale noi liberaldemocratici ci battiamo chiedendo anche che venga rispettato il referendum in materia votato dagli italiani), con il principale e diciamo unico concorrente privato che può godere di un ben maggiore margine di manovra nel campo della raccolta pubblicitaria e senza neanche un embrione di un altro polo alternativo, si determina una situazione di squilibrio a vantaggio di un gruppo aziendale poiché tutto il mercato del settore ne verrebbe pregiudizievolmente condizionato già dall’inizio. Normalmente per creare condizioni di concorrenza là dove non ci sono, occorre adottare delle misure asimmetriche, ovvero dare degli handicap a chi è troppo forte affinché i neo entranti nel mercato abbiano la possibilità di diventare competitivi. Ebbene nulla di questo è previsto dal disegno di legge Gasparri. Se uno degli assiomi di una visione liberaldemocratica è quello di garantire a tutti pari condizioni di partenza in un quadro di regole certe e condivise da tutti i protagonisti, è chiaro che questa legge non va certo in quella direzione.
Un punto risulta poi particolarmente inquietante. Il Parlamento ed il Paese stanno ancora aspettando il varo di un provvedimento da tutti auspicato e definito necessario, ovvero quello sul conflitto d’interesse, peraltro formalmente promesso dal Presidente del Consiglio. Allora bisogna chiedersi che senso ha varare la legge Gasparri senza aver prima definito i confini dell’interesse pubblico e privato di chi ricopre responsabilità istituzionali ed ha rilevanti interessi proprio nel mondo dell’informazione. Il nostro convincimento riguarda anche la necessità di far crescere il sistema e transitarlo verso la rivoluzione digitale solamente dopo che nel nostro ordinamento vengano definiti una serie di pesi e contrappesi utili a evitare situazioni di palese squilibrio a favore di chi può contare su un indubbio preesistente vantaggio di strumenti e mezzi per operare a discapito di una discussione libera e democratica.
Ecco perché il nostro giudizio negativo è meditato, non frutto di un atteggiamento visceralmente pregiudiziale ma proveniente dall’intimo convincimento che, come scriveva Orazio, vi sono dei limiti al di là e al di qua dei quali non è comunque lecito andare.
Le correzioni apportate dopo il riesame richiesto dal Presidente della Repubblica rischiano di essere un lifting certo migliorativo ma ininfluente sull'impianto generale del sistema.
Checchè ne dica il Ministro Gasparri.
Aventino Frau

GdS 10 V 2004 - www.gazzettadisondrio.it
_______________________________________
 

Torna a Italia e Mondo
                                                 Torna all'indice generale

  Torna alla prima pagina