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1) L'orgoglio di aver costruito una grande iniziativa nazionale
2) Caccia, appello dei piccoli Comuni: No alla riforma
3) Addio al medico di famiglia nei piccoli Comuni

di Virgilio Caivano

Riceviamo e pubblichiamo:

orgoglio
1) L'adesione dei Sindaci di Pessina Cremonese, Malaggi Dalido, e di Gavazzano,Claudio Sasso, tra le tantissime giunte al sito internet www.piccolicomuni.com, ci riempie di gioia e di grande orgoglio. Per una volta nella storia del nostro Mezzogiorno d'Italia, una grande iniziativa partita dal Sud, dal piccolo comune di Rocchetta Sant'Antonio in provincia di Foggia, trova il consenso e l'adesione di uomini e donne del Nord.
La grande battaglia culturale, sociale e politica dei piccoli comuni cha ha trovato l'attenzione della pubblica opinione nazionale grazie alla sensibilità e disponibilità straordinaria dei mezzi della comunicazione sociale, porta sicuramente lustro e vantaggi indiscutibili anche ai piccoli comuni. In tutta la penisola e non temiamo smentite si parla positivamente dei piccoli comuni come una grande risorsa ed in maniera particolare di Rocchetta Sant'Antonio definita da parlamentari, giornalisti ed importanti imprenditori la "capitale" dei piccoli comuni italiani. Mai nella nostra storia, come piccoli comuni abbiamo avuto tanta attenzione per fatti positivi, al punto tale da suscitare la giusta invidia delle grandi realtà urbane del Nord come del Sud. Le adesioni dei due piccoli comuni di Pessina Cremonese e Gavazzano unitamente alle altre giunte dal Nord sono significative perché inserite in un contesto territoriale fortemente leghista e la nostra soddisfazione è doppia, perché abbiamo dimostrato con la nostra iniziativa che l'Italia è una e soprattutto unita nei valori repubblicani e nel segno dei piccoli comuni italiani.

Caccia
2) Appello del Coordinamento Nazionale Piccoli Comuni dell'Italia Minore ai parlamentari: "Mandate in soffitta questa proposta di legge. Noi siamo con l'Enpa e con le associazioni animaliste nella battaglia contro il piombo selvaggio. Le piccole comunità hanno bisogno di attenzione, di interventi concreti, non di cartucce"

Siamo con l'Enpa e con le associazioni animaliste e ambientaliste nella battaglia contro la riforma della caccia in Italia. Per questo chiediamo al Parlamento di archiviare la proposta di legge in discussione che, se approvata, provocherebbe un danno senza precedenti alla natura.
I nostri sforzi di amministratori e di animatori delle piccole comunità italiane si concentrano anche sui temi dell'ambiente, della conservazione della natura, della protezione della fauna. La proposta di legge Onnis è, nei contenuti, inaccettabile soprattutto perché incide profondamente nelle politiche di gestione del territorio. Del resto, la riforma non è accettata dagli italiani: come ha rivelato il sondaggio Enpa-Eurisko, il 74,1% degli italiani è contro la caccia mentre l'82,5% del campione è contrario a ogni ipotesi di liberalizzazione del settore venatorio. I piccoli Comuni sono vivi, incontaminati ma hanno centinaia di problemi: non mandateci il piombo delle cartucce. Al Parlamento diciamo: piuttosto che inviarci i cacciatori col loro piombo a sparare in un periodo molto più ampio rispetto a quello attuale, sosteneteci nelle politiche di gestione e di conservazione del territorio. E' un appello, questo, che rivolgiamo a tutti i deputati, che dovranno esprimersi sulla riforma della caccia, e al Presidente della Repubblica, così attento ai nostri problemi e al nostro futuro.

medico
3) La scomparsa del medico di famiglia nei nostri piccoli comuni potrebbe accadere con la nuova convenzione della Medicina Generale. Il nuovo accordo raggiunto tra Governo, Regioni e alcuni sindacati di categoria prevede la costituzione di gruppi di medici di base inseriti in una struttura centralizzata alla quale i pazienti potranno accedere 24 ore su 24, trovando sempre un medico a disposizione; che questo medico però potrebbe non essere il medico di fiducia dell'assistito, contravvenendo al principio sinora operante della libera scelta; che queste , che potremmo definire "pseudo pronto soccorso" e che nella convenzione vengono definite UTAP (unità territoriali di assistenza di primaria), sono costituite su base volontaria, ma la volontà della SISAC (agenzia regionale) è che in breve almeno il 50% dell'assistenza medica territoriale avvenga attraverso questa forma aggregata; che l'intento prioritario di tali strutture è quello di rendere uniforme l'operato dei medici in modo da poter esercitare un controllo sulla spesa attraverso un budget a diretta gestione del medico responsabile dell'UTAP con il grave rischio che la salute dei cittadini sia subordinata e pesantemente condizionata da logiche di risparmio. Valutato che l'obbligatorietà dell'adesione a progetti regionali e/o aziendali, pena la revoca del rapporto di lavoro, comporterà una spersonalizzazione del rapporto medico-paziente dovendo il medico rapportarsi non più ad una persona ma ad una sintomatologia e/o patologia. Risulta evidente la volontà della parte pubblica di concentrare in una sola e unica sede i servizi di medicina di base, raggruppando un certo numero di medici (almeno 10) che copra un territorio da 20.000 a 40.000 assistibili. Questo significherà la perdita della capillarizzazione del servizio che nelle realtà medio grandi comporterà un maggiore allontanamento degli studi dei medici curanti dalle abitazioni e dei pazienti e nelle realtà dei piccoli comuni la scomparsa di fatto del medico di base. Si creerà un disservizio con il problema di spostamento dei pazienti e la perdita di quel rapporto di fiducia che per anni ha rappresentato la colonna portante della sanità pubblica. Per tali motivi, nel ringraziare il Sindacato Autonomo Medici Italiani per non aver firmato la convenzione e per la meritoria opera di sensibilizazione che svolgono presso i propri assistiti nel dire no a questa scelta ingiusta e sbagliata, infatti non si comprendono, per quanto sopra, i benefici di queste strutture, i cui costi potrebbero nel futuro ricadere proprio sui bilanci già disastrati dei nostri piccoli comuni, come sempre più spesso accade, riteniamo opportuno promuovere una doverosa campagna si sensibilizzazione della pubblica opinione nazionale su questo tema importantissimo per la vita dei cittadini. L'unica certezza è che così si potrà imporre un risparmio sulla spesa sanitaria attraverso l'obbligo di adesione a protocolli diagnostici e terapeutici che di sicuro daranno maggior importanza alla finanza e non alla salute. Invitiamo il Ministro Sirchia, le Regioni, il Parlamento e le Forze Politiche ad una severa riflessione per evitare il tracollo definitivo dei piccoli comuni per fallimento dei servizi alla persona realizzato per decreto dello Stato.
Virgilio Caivano

GdS 20 III 2005 - www.gazzettadisondrio.it
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