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Se l'idea del partito unico e delle primarie forse la strada giusta?
di Mario Segni

DIBATTITO

E se questa volta Berlusconi avesse ragione? Se l'idea del partito unico e delle primarie per la scelta del leader (e appena possibile anche per la scelta dei candidati) fosse la strada giusta? Dobbiamo chiedercelo, perchè per una volta può essere che le parti si siano invertite: Berlusconi dice cose giuste, e altri che molte volte difendono una sacra libertà di pensarla diversamente, questa volta sbagliano.
Ebbene, io ne sono convinto. E non solo perché, non dimentichiamolo, questo fu il terreno su cui ci dividemmo aspramente nel ‘99 e nel 2000, quando noi dicevamo esattamente le cose che lui dice oggi, e lui combatteva dalla trincea opposta. Erano gli anni in cui lanciammo il terzo referendum elettorale, quella per la abolizione della quota proporzionale, che sfiorò il quorum nel ‘99, con circa 20 milioni di sì, e cadde fragorosamente nel 2000. La conseguenza logica e necessaria della vittoria referendaria sarebbe stata il partito unico, e noi lo dicevamo pubblicamente. Ma non basta dire che era giusto e avevamo ragione. Bisogna vedere se le cose valide allora lo sono anche oggi, e soprattutto che cosa si può fare per arrivarci.
Ebbene, non solo sono giuste: sono giustissime. La marcia istituzionale verso la stabilità e la modernità, iniziata con i referendum del 2001 e del 2003 devono arrivare alla logica conclusione. Le riforme non si fanno a metà, e un sistema politico non regge se non ha una logica e una coerenza. Questo maggioritario per tre quarti e questo bipolarismo multipartitico sono una via di mezzo che a lungo non regge. O si va avanti o si torna indietro. Il ritorno indietro significa proporzionale, ingovernabilità e atomizzazione dei partiti (nessuno si illuda che ritornano i grandi partiti di una volta). Se non si vuole un ritorno indietro rovinoso bisogna arrivare al traguardo, cioè a due poli omogenei e al premier stabile perché eletto direttamente, e alle necessarie garanzie. Il partito unico è l'ass etto politico di questa trasformazione.
Il rischio, naturalmente, è che il partito unico diventi la dependence di Forza Italia e di Berlusconi. Ed è questo che muove una serie di critiche e riserve. Ed è un pericolo reale, stiamo attenti, dato il carattere possessivo dell'uomo e della sua organizzazione. Per questo la prima condizione è che si facciano, sul serio, le primarie. Le primarie spostano la scelta agli elettori, costituiscono un argine alle annessioni e alla decisioni prese dall'alto. La seconda è che si sviluppi, contemporaneamente, una seria alternativa politica e culturale sulla linea opposta al bossismo e al berlusconismo che hanno sinora imperato: e cioè una linea che rivendichi un liberalismo moderno, aperto alla solidarietà, europeista, ispirato alla alleanza laico cattolica di De Gasperi: il che è esattamente l'opposto del thatcherismo dogmaticamente liberista, antieuropeo, antimeridionale, che è stato poi in questi anni la vera anima del Polo.
Ma i o sono certo che vi sono oggi le condizioni per iniziare ambedue queste spinte.
La logica vorrebbe che Berlusconi impostasse questo discorso e si ritirasse, per non frenarlo con il peso della sua personalità e del suo passato. Non vi è niente di irriguardoso nel chiedere a un grande leader di iniziare un processo e a fare un passo indietro per lasciare che qualche altro lo porti a termine. Se l'uomo fosse un pò diverso e la sua autoconsiderazione un pò inferiore varrebbe la pena di chiederglielo, privatamente e pubblicamente. Per quel che lo conosco penso sia inutile. Ma adesso siamo ancora alla fase precedente. Prendiamo il buono che per oggi c'è, e cioè che Berlusconi si dichiara a favore di queste idee, e andiamo avanti, facendo un passo alla volta. Al resto penseremo dopo.
Mario Segni

GdS 20 V 2005 - www.gazzettadisondrio.it
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