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Mi auguro che le follie antieuropeiste rientrino. L'Europa é l'unica vera assicurazione sul futuro che abbiamo
di Mario Segni

Mala tempora currunt

Ho dedicato le ultime newsletter all’idea del partito unico sostenendo il valore di un progetto che unifichi un’area difficile come il centro destra dandole una impronta democratica (e quindi le primarie) invece di una configurazione elitaria e militaresca come quella che ha oggi. Continuo a pensarlo, ma ti dico con molta franchezza e molta amarezza che le mosse che in questi giorni ha fatto Berlusconi su questo terreno non incoraggiano le speranze che su questo progetto avevamo disposto.
Una questione di metodo innanzitutto. Di primarie non si parla più. Berlusconi sembra considerarsi detentore di un diritto divino a fare a vita il leader del centro destra, e possibilmente di tutta l’Italia. Ma da questa posizione non si costruisce nulla. L’esercito di coloro che sono disposti a consegnare tutto a Berlusconi e a giurargli eterna e fedele obbedienza c’è già: è già costituito in un partito, che si chiama Forza Italia. Credevamo che si fosse reso conto che nella spaventosa crisi della coalizione questo partito è quello più in crisi, e nelle ultime tornate elettorali ha perso circa il 10%, perché il mito è crollato (come del resto prima o poi crollano tutti i miti). Credevamo si fosse accorto che se vuole lasciare qualcosa di duraturo deve creare un partito che si fondi sulle idee e faccia del dibattito interno la regola di vita. Mi pare invece che il modello di partito unico proposto sia la dependance di Arcore, dove alloggiano tutti coloro che sono felici che ci sia uno che pensi, agisca e paghi per conto di tutti. Personalmente non credo che questo modello interessi a tanti e possa recuperare i voti persi. Ma ammetto di essermi sbagliato più volte sul conto dei progetti di Silvio, e di aver giudicato impossibili cose che poi lui ha fatto. Ma una cosa è certa. Un simile progetto non è la sospirata nascita di una destra liberale, moderna ed europea. E’ un po’ peggio di quello che abbiamo visto sinora.
Il secondo punto è ancora pi ù preoccupante, e riguarda i contenuti. Mi fermo ai giornali di stamane, e confesso che sono trasecolato. Un ministro della Repubblica, e un ministro importante come Maroni, sostiene che dobbiamo uscire dall’euro e tornare alla lira. Non credo che sia una sparata ridicola ed effimera, come tante volte la Lega ha fatto. Temo che ci sia qualcosa di più profondo, che si innesta su un corso che in questi mesi è stato spesso portato avanti da tutta la Lega, da Tremonti, dallo stesso Berlusconi, e quindi dalla parte che ha sostanzialmente guidato la Casa delle Libertà. Temo cioè che la linea politica di questo governo e di questa maggioranza stiano facendo dell’europerismo la bandiera più importante.
A chi cerca facili slogan questa linea offre molto. Si trova un capro espiatorio di tutti i problemi italiani, dalla crisi economica alla perdita di posizioni sulla scena internazionale. Il capro espiatorio è fuori del paese, a Bruxelles, e quindi a Roma nessuno ha più colpe. Di questo nuovo diavolo da esorcizzare la moneta unica, cioè l’euro, è lo strumento più diabolico. E’ colpa dell’euro se siamo più poveri, se i prezzi sono saliti, se l’Italia va male. Ci si dimentica che, sempre rimanendo nell’ambito dell’euro, quasi tutti stanno meglio di noi, che la Spagna non ha mai smesso di crescere, che la Germania sta riprendendo a tirare. Ma è uno slogan facile, tanti hanno voglia di sentirlo, e chissà, su questo si possono forse vincere addirittura le elezioni.
E dopo, caro amico? Dopo avere sfasciato l’Italia, Berlusconi distruggerà anche l’Europa? Mala tempora currunt. Di fronte alla crisi attuale, che è molto più profonda di una crisi di una maggioranza e perciò molto più preoccupante, abbiamo sempre avuto l’argine dell’Europa. Perché l’Europa non è solo una costruzione economica, è sopratutto una palestra di democrazia, di libertà, che pone al sicuro da brutte avventure. E’ l’unica vera assicurazione sul futuro che abbiamo.
Spero proprio di essere troppo pessimista, mi auguro che da domani le follie anrtieuropeiste rientrino. Ma se questo non avverrà dobbiamo prepararci a una battaglia campale. Non so come si svilupperà questa battaglia, quali saranno le azioni necessarie. So solo una cosa: che possiamo permetterci di perdere tutto, meno l’Europa.
Mario Segni

GdS 10 VI 2005 - www.gazzettadisondrio.it
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