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L'idea del centro riformatore
di Mario Segni

DIBATTITO

Giovedì prossimo (21 luglio) alle 10, abbiamo organizzato una mattinata di dibattito sulla situazione politica, e sull'idea del centro riformatore, che sosteniamo da tempo. Lo faremo a Palazzo MarinI, in pieno centro di Roma, con ingresso da via Poli o dalla piazza di San Silvestro. E' una data orribile, lo so, piena estate e giorno feriale. Ma se ti è possibile ti suggerisco di venire; perché è il momento in cui ognuno deve rimboccarsi le maniche per far uscire l'Italia dal tunnel.
L’analisi dell'Italia la abbiamo fatta tante volte e la leggi tutti i giorni sui giornali. E anche chi non legge i giornali sa quale è stata impennata dei prezzi, si rende conto che la parte più debole del ceto medio si avvicina al livello di povertà, che una fascia rilevante di famiglie fatica letteralmente ad arrivare alla fine del mese. Ancora più preoccupante è l'abbassamento dell'Italia nei settori di avanguardia, dove si costruisce il futuro: ricerca scientifica, tecnologia avanzata. Rischiamo dunque di imboccare la strada di un lungo e inesorabile declino.
Non siamo così presuntuosi da pensare che la politica da sola possa rimediare a tutto questo. Il declino di un Paese ha sempre cause profonde, che si collegano a situazioni di costume, di civiltà. Ma la politica potrebbe fare molto per dare all'Italia uno scossone, e avviarla su un cammino virtuoso. Pensiamo all'effetto di un governo che in tempi brevi riuscisse a fare alcune cose di grande rilievo: l’impostazione di un centro ad alto livello scientifico, la trasformazione di un piccolo settore della amministrazione in una macchina funzionante perfettamente, adottando alcun criteri essenziali: licenziamento dei fannulloni, premi seri alla redditività, campagna vera di moralizzazione (con esempi dall'alto). Sono certo che questo avrebbe l'effetto di un detonatore, che l'apatia potrebbe essere sostituita da una nuova ondata di speranza, che si potrebbe dimostrare che non tutto è perduto, che anche alla peggiore crisi c'è rimedio.
Insomma io sono convinto non solo che la politica può fare molto, ma che oggi l'unico scossone può venire proprio dalla politica. Solo che qui il quadro è desolante, e la sfiducia di oggi deriva dal non vedere una soluzione. Ed è purtroppo una sfiducia fondata. La destra ha fallito, e sta crollando; ma la sinistra, che probabilmente vincerà le elezioni, non ci darà Blair. E non solo per gli uomini, ma perché la situazione politica del centro sinistra è tale che non riuscirebbe a governare efficacemente nemmeno con Napoleone. Avete mai visto un’alleanza divisa in una dozzina e più di partiti, al punto da essere costretti a dire che forse i più seri sono i Ds? Ed è inutile prendersela col Mattarellum, o rimpiangere il referendum del '99 che se fosse passato avrebbe certo costretto tutti al bipartitsmo. Il passato non torna, e poi in questo suddividersi della sinistra non contano solo le regole elettorali, ma sopratutto una lunga storia di ideologie, culture, tradizioni diverse; grande ricchezza sul piano culturale, ma grande disastro sul piano politico.
Ed ecco perché riproponiamo il centro.
Non per ritornare al proporzionale, come dicono alcuni, ma per dare finalmente alI'Italia una base seria, responsabile, moderata. Non è scritto da nessuna parte che il bipolarismo debba essere dominato da Bossi, da una parte, e da Bertinotti dall'altra. Non ce l'ha ordinato il medico che i moderati debbano essere guidati su una linea estremistica. Nei Paesi europei in cui vige il bipolarismo di fronte alla sinistra sta un centro, e non una destra. Così accade in Germania, così in Francia dove Chirac ha sempre rifiutato l'accordo con LePen, così in Spagna dove Aznar ha sempre definito orgogliosamente di centro il partito popolare. Perché scandalizzarsi dunque se per l'Italia proponiamo la stessa cosa?
Naturalmente conosco bene i problemi, primo tra i quali quello delle elezioni del 2006: cosa può fare in quel momento il centro riformatore? Non so se a tutti i quesiti potremo dare delle risposte, perché siamo appena all'inizio di questa iniziativa e di questo dibattito. Ma se ti interessa è un motivo di più per venire.
Di questo parleremo giovedì, con gli amici di sempre, e con quelli che con noi vogliono pensare al futuro, come Enzo Scotti, Gianmaria Fara, Giorgio Rebuffa. Spero di vederti. Se non potrai esserci, te lo racconterò nella prossima lettera.
Mario Segni

GdS 20 VII 2005 - www.gazzettadisondrio.it
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